Lo scontro col Colle

Meloni tira dritto sul Dl Sicurezza: “Nessun pasticcio, norma sui rimpatri resta. Decreto sui rilievi del Quirinale”

Politica - di Redazione

21 Aprile 2026 alle 13:35

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Meloni tira dritto sul Dl Sicurezza: “Nessun pasticcio, norma sui rimpatri resta. Decreto sui rilievi del Quirinale”

Nega l’evidenza e tira dritto, al limite dello scontro istituzionale col Quirinale. In evidente difficoltà politica, stritolata dalle spaccature in seno alla sua stessa maggioranza e reduce dal più grande flop del suo governo, la sconfitta nel referendum sulla giustizia, Giorgia Meloni entra in modalità “carro armato” di fronte alle grane che attanagliano il suo governo.

Ultima in ordine di tempo il decreto Sicurezza, da convertire in legge alla Camere entro il 25 aprile pena la decadenza del provvedimento. Al suo interno, su spinta di Lega e Fratelli d’Italia, era stato inserito un emendamento, il 30-bis, che introduceva una “remigrazione soft”: un compenso economico di 615 euro agli avvocati che assistono le persone migranti nelle pratiche di rimpatrio volontario assistito se questo va a buon fine. Un incentivo che gli stessi avvocati, oltre che giuristi e opposizioni, hanno fortemente contestato perché in palese contrasto con la Costituzione e con i principi di indipendenza e autonomia degli avvocati, fissati dalla legge italiana e tutelati dalle norme europee sul giusto processo.

Testo che ha spinto all’intervento il Quirinale. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha convocato lunedì il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, un colloquio lungo 45 minuti in cui in sostanza il presidente della Repubblica ha chiesto la rimozione dell’emendamento: “Così non va”, avrebbe detto Mattarella a Mantovano, secondo quanto riferito da ambienti parlamentari all’Ansa, col rischio evidenti di una mancata firma del Quirinale sul testo da approvare alla Camera.

Da qui le ipotesi in ballo per andare incontro alle richieste del Colle: in primis l’idea di un emendamento in commissione per modificare la disposizione incriminata, poi messa da parte in favore di un nuovo decreto ad hoc da presentare in Consiglio dei ministri per superare l’impasse.

Una strada confermata, con mille distinguo, dalla stessa Meloni. La premier all’inaugurazione del Salone del Mobile di Milano ha confermato che il governo sta “raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati, e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma”. Ma, come detto, la premier non arretrare di un millimetro e anzi rilancia: per Meloni il decreto Sicurezza “non lo considero un pasticcio” e la norma incriminata “rimane perché è di assoluto buon senso, mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni”.

“Non mi è esattamente chiara la ragione per la quale noi che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione, non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato – le parole della premier -. A me non è chiaro, mi pare che sui rimpatri volontari assistiti siamo d’accordo. È uno strumento che l’Europa ci chiede di intensificare, è uno strumento che continuiamo a portare avanti, è uno strumento che stiamo lavorando per rafforzare”.

di: Redazione - 21 Aprile 2026

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