E' bagarre
Deficit, scontro nel governo sullo scostamento di bilancio: fallisce il blitz di Salvini per rompere con Bruxelles
Politica - di David Romoli
Il braccio di ferro tra Lega e FI sulla risoluzione di maggioranza che accompagna il Dfp prosegue sino all’ultimo e si conclude con una mediazione che impone però una revisione in extremis del testo. Non c’è il riferimento esplicito allo scostamento di bilancio e sulla decisione unilaterale di non rispettare il patto di Stabilità, come chiedeva il Carroccio. In compenso viene aggiunta una formula che si può intendere, come effettivamente fanno i duri leghisti guidati da Claudio Borghi, come propedeutica allo scostamento.
La Risoluzione impegna il governo ad attivare “interlocuzioni presso l’Unione Europea volte al riconoscimento dell’eccezionalità della situazione in vista di una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia”. L’Italia insisterà quindi con Bruxelles perché le spese conseguenti alla crisi energetica e ai conseguenti sostegni alla popolazione non siano valutati nel calcolo del deficit. A giustificare la richiesta è lo stesso ministro Giorgetti, nel suo intervento nell’aula del Senato che poco dopo approverà la risoluzione con 96 sì contro 60 no e nessuna astensione: “È molto difficile da sostenere, quanto meno politicamente, una clausola ‘escape’ che preveda la possibilità di non considerare ai fini del Patto le spese per la difesa e invece le escluda” per gli interventi necessari a fronteggiare le crisi energetica e le sue conseguenze sociali”. Per l’Italia, peraltro, non dovrebbe esserci neppure lo scorporo delle spese per la Difesa, almeno non per quest’anno dal momento che il deficit ancora al di sopra del 3%, sia pur di un solo decimale, non permette l’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione. Ma in questo momento, con la tempesta che monta, quello per il governo non è certo il problema più importante: “Abbiamo sbagliato le previsioni di settembre? Non abbiamo la sfera di cristallo e non me ne faccio un cruccio”.
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Giorgetti non è certo uno spendaccione e anche ieri, presentando il Dfp, ha ribadito la linea di sostanziale rigore sin qui difesa dal governo: “Questo Paese ha il debito percentuale più alto d’Europa. Un Paese indebitato non è completamente libero. Qui non c’è un Pil gonfiato per spese elettorali ma un Pil già acquisito per lo 0,5%. Se non succede niente è quello usato per le nostre previsioni”. Il guaio sta tutto nel periodo ipotetico. Perché per immaginare che in una situazione come questa possa “non succedere niente” bisogna essere molto più che ottimisti. Già se il Pil scenderà allo 0,4%, e a maggior ragione se dovesse scivolare anche più in basso, la necessità dello scostamento di bilancio diventerà urgentissima. Il governo spera però di non arrivare allo scontro frontale con Bruxelles. La formula di mediazione adoperata ieri permetterà di intavolare una trattativa a nome dell’intero Parlamento italiano. Però, a meno che gli eventi non precipitino spingendo Bruxelles verso la flessibilità, le chances di successo sembrano esigue. Di conseguenza la scelta sullo scostamento si riproporrà probabilmente sin troppo presto.
La stessa opposizione, che ieri è riuscita abbastanza a sorpresa a concordare un testo unitario firmato da tutti tranne Azione, non esclude a priori di appoggiare lo scostamento anche se a condizioni che il governo non potrebbe accettare, prima fra tutte la rinuncia all’aumento della spesa militare. Nel pomeriggio di ieri, il governo ha infine approvato la proroga del taglio delle accise, unica misura di sostegno finora varata.
Stavolta il taglio è differenziato: resta quasi invariato, da 24 a a 20 cent il litro, per il gasolio che è aumentato del 24% mentre scende a 5 cent il litro per la benzina, aumentata sinora solo del 6%. La proroga è di 21 giorni e un provvedimento specifico per gli autotrasporti, categoria più colpita e aumento che più di ogni altro determina la crescita dell’inflazione, dovrebbe arrivare nei prossimi giorni. Pur se di efficacia limitata e comunque insufficiente, il taglio delle accise è costato sinora 20 milioni al giorno e trovare le coperture per la proroga di ieri è stata una vera impresa. Nuove proroghe, soprattutto se a fronte di una situazione peggiorata, saranno se non proibitive certo di ardua realizzazione.
Dunque nelle prossime settimane Meloni dovrà riuscire a smuovere l’Europa, e per questo ha parlato ieri con il cancelliere tedesco Merz la cui posizione rigorista è la più proibitiva. Oppure lo scostamento di bilancio lasciato in sospeso ieri senza poterlo escludere tornerà imperiosamente sul tavolo della premier stessa e del ministro Giorgetti.