Fuori un'altra
Ucraina, si dimette la diplomatica Usa Julie Davis: altro addio a Kiev per le divergenze con Trump sul sostegno a Zelensky
Fuori un’altra. I rapporti a dir poco complicati tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, il leader ucraino sostanzialmente abbandonato al proprio destino dopo il fallimento dei tentativi della Casa Bianca di spingere Kiev ad accettare un accordo al ribasso per fermare la guerra iniziata con l’invasione russa nel febbraio 2022, provocano ripercussioni anche all’interno del corpo diplomatico statunitense.
Julie Davis, chargé d’affaires statunitense in Ucraina e diplomatica statunitense più alta in grado nel Paese, ha annunciato le proprie dimissioni e lascerà Kiev nelle prossime settimane. A rivelarlo è stato il Financial Times citando fonti a conoscenza del dossier.
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Alla base della scelta di Davis, che da maggio ricopre il ruolo di incaricata d’affari ad interim presso l’ambasciata americana a Kiev, vi sarebbe la frustrazione legata alle divergenze col presidente Trump sul sostegno da concedere a Kiev. Il dipartimento di Stato Usa ha negato questa versione e ha detto che Davis sta andando in pensione dopo una lunga carriera diplomatica durata 30 anni che l’aveva vista impegnata in Bielorussia e Cipro.
Ma basta controllare lo “storico” per riscontrare un certo modus operandi. Davis aveva assunto il ruolo di chargé d’affaires dopo le dimissioni di chi l’aveva preceduta, Bridget Brink: quest’ultima, nominata da Joe Biden nel 2022, si era dimessa per aperti contrasti con Trump sul sostegno all’Ucraina.
Negli Stati Uniti la nomina di un ambasciatore richiede un voto di conferma del Senato, quella di un chargé d’affaires no.
Nel 2019 si era verificato un caso simile nel corso della prima presidenza Trump: il tycoon richiamò Marie Yovanovitch definendola “sleale”. Yovanovitch era stata una figura chiave nelle audizioni in Congresso per il primo impeachment di Trump.