Al Corriere
Beatrice Venezi: “Non dovevo suonare per Meloni a un convegno di Fdi, destra ha fatto di me carne da macello”
"Mai avuto tessere di partito. Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via. Non sono stata difesa perché non sono organica al partito. Solidarietà solo da Salvini, Ceccardi e Santanchè"
Cultura - di Redazione Web
Beatrice Venezi ha saputo della chiusura della collaborazione con il Teatro La Fenice di Venezia dall’ANSA, solo una mail dal sovrintendente Nicola Colabianchi. “Non ho sentito nessuno di Fratelli d’Italia – ha detto la direttrice che si fa chiamare direttore d’orchestra in un’intervista a Il Corriere della Sera – Le uniche testimonianze di solidarietà le ho avute da Salvini, Ceccardi e Santanchè. Se tornassi indietro non cederei alla richiesta insistente di Meloni di suonare a un convegno di FdI, prima del voto del 2022. Guardi lei quanti danni ho avuto in cambio … Sono stata fatta carne da macello, nessuno mi ha tutelata”. Adesso si rischia la battaglia legale. Per quello che le riguarda ha assicurato che resterà lontana dalla politica in futuro.
Perché da quando è salita sul palco del Festival di Sanremo – quando disse di preferire “direttore” a “direttrice”, come Meloni preferisce “il Presidente” a “la Presidente” – nel 2021 è stata attaccata. Al Festival del Partito Atreju aveva ricevuto il premio speciale e quando nel 2022 sarebbe entrato in carica il governo Meloni, sarebbe stata nominata consulente per la musica dall’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, anche se “non ho mai avuto una tessera di partito, non devo niente a Roma, non ho mai fatto politica in vita mia. Mio malgrado sono diventata un simbolo di cambiamento. Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via. Non sono stata difesa perché non sono organica al partito”.
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A ottobre avrebbe dovuto assumere la direzione musicale, la nomina era stata giudicata inadeguata, per qualità ed esperienza, da orchestrali e sindacati. Il sovrintendente Nicola Colabianchi, lo stesso che con una nota ufficiale ha troncato ogni collaborazione, l’aveva sempre difesa fino alle dichiarazioni fatali rilasciate a La Nacion. “Io non ho padrini – aveva dichiarato Venezi nell’intervista al quotidiano argentino – questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio. Non provengo da una famiglia di musicisti, sono una donna, ho 36 anni, sono la prima direttrice d’orchestra del Teatro La Fenice, e voglio portare un cambiamento. Questo è il punto principale. Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile rimanere ancorati alle vecchie abitudini. Ma è così che muore un teatro. Succede a tutti i teatri del mondo. A Venezia il pubblico è diviso”.

Al Corriere Venezi però ha ribattuto di non aver mai detto che i posti si tramandano i padre in figlio. “Mai detto. Era un paragone tra la mia situazione e quella presente nel nostro mondo. Io non vengo da una genealogia di musicisti, mi sono fatta da sola e nessuno ha avuto per me il minimo rispetto, umano prima che artistico”. Di non aver mai accusato gli orchestrali del Teatro La Fenice di nepotismo: per entrare nelle orchestre italiane si partecipa a un concorso, i musicisti suonano nascosti dietro un paravento. Non ha detto che i concorsi, dietro una tenda, siano stati truccati “ma al momento di scegliere, l’appartenenza a una famiglia di musicisti gioca un ruolo. Un vantaggio competitivo che io non ho mai avuto”.
Venezi è figlia di Gabriele Venezi, imprenditore immobiliare, già candidato alla carica di sindaco a Lucca per il partito neofascista Forza Nuova. “Vogliamo dire della disparità di trattamento da parte della fondazione nei miei confronti? I dipendenti sono andati avanti per mesi con denigrazioni e diffamazioni, con il tacito consenso del sovrintendente”. Si sarebbe aspettata più copertura insomma, nessuna lettera o sanzione dalla fondazione a chi aveva protestato anche con spillette e volantini. Si è detta comunque serena, di aver ricevuto molti attestati di stima e di affetto, come lei ha espresso vicinanza e affetto a Pietrangelo Buttafuoco, in rotta con il governo per aver voluto riaprire il padiglione della Russia alla Biennale.