Si sblocca il prestito
Prestito Ue all’Ucraina, sì ai 90 miliardi di euro per Kiev: si sblocca lo stallo dopo la caduta di Orban e del suo veto
Risolta la “grana” ungherese, l’Unione Europea è finalmente riuscita a dare il suo sostegno più importante all’Ucraina. Mercoledì il Coreper, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti delegato ad occuparsi del lavori preparatori del Consiglio dell’Unione Europea, l’organo che riunisce i ministri dei Paesi membri, ha approvato il prestito da 90 miliardi di euro promesso da Bruxelles all’Ucraina e da mesi ostaggio del “no” di Budapest.
Uno stallo sbloccato non solo dalla sconfitta dell’autocrate Viktor Orban alle elezioni tenute nei giorni scorsi in Ungheria, ma dalla comunicazione arrivata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky del prossimo ritorno al funzionamento dell’oleodotto Druzhba (parola russa che significa “amicizia”) che porta petrolio russo in Ungheria e Slovacchia.
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L’infrastruttura era stata danneggiata lo scorso gennaio da un bombardamento russo e per questo Orban lo scorso febbraio aveva posto il veto sul “Prestito di Sostegno all’Ucraina” che era già stato approvato all’unanimità in sede europea nel dicembre scorso: il governo ungherese accusava l’Ucraina di non fare abbastanza per riparare l’oleodotto, fondamentale per il trasporto di quel petrolio russo necessario per la tenuta della rete elettrica ungherese.
La conferma della ripartenza del flusso di petrolio russo verso l’Ungheria è stata confermata sui social anche dal ungherese per gli Affari europei, Janos Boka: “Abbiamo ottenuto la ripresa del trasporto di petrolio greggio attraverso l’oleodotto Druzhba. Secondo le informazioni a nostra disposizione, oggi alle 11.35 è ripreso il trasporto di petrolio greggio lungo l’oleodotto Druzhba dalla Bielorussia in direzione dell’Ucraina. In base ai calcoli, il petrolio potrebbe arrivare sul territorio dell’Ungheria già oggi, ma al più tardi domani mattina”.
La mossa di Zelensky, che così potrà ottenere i 90 miliardi di prestito europeo, col via libera definitivo atteso nel Consiglio Europeo in programma il 23 aprile a Cipro, anticipa anche l’atteso cambio di marcia prospettato a Budapest con la vittoria alle scorse elezioni di Peter Magyar, il leader del partito di opposizione Tisza che aveva annunciato la “non opposizione” dell’Ungheria al prestito.
Budapest che in ogni caso non dovrà contribuire al prestito nei confronti di Kiev: assieme a Slovacchia e Repubblica Ceca, i tre Paesi più “sensibili” alle sirene russe, l’Ungheria aveva accettato di approvare il prestito solo non partecipando economicamente. I 90 miliardi di euro in favore dell’Ucraina sono garantiti dal bilancio comunitario, non hanno interessi e l’Ucraina sarà tenuta a restituirli solo se la Russia in futuro pagherà a Kiev le riparazioni di guerra, possibilità che al momento appare remota. I 90 miliardi sono divisi in 60 di sostegno di sostegno militare e 30 per le spese ordinarie dello stato ucraino.