Il Quirinale nel mirino

Minetti, così la grazia è diventata una slavina: Nordio vacilla e il governo scarica le responsabilità sulla Procura

Nordio vacilla: Via Arenula scarica ogni responsabilità sulla procura di Milano, la pg Nanni si scatena chiamando in causa anche l’Interpol

Politica - di David Romoli

29 Aprile 2026 alle 10:00

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Minetti, così la grazia è diventata una slavina: Nordio vacilla e il governo scarica le responsabilità sulla Procura

A vacillare è il ministro Nordio e vacillare è ancora dire poco. A tremare, perché se Nordio dovrà dimettersi la scossa arriverà anche a lei, è Giorgia Meloni. Però moltissimi sospettano, e probabilmente non a torto, che il vero uomo nel mirino si chiami Sergio Mattarella, presidente della Repubblica.

Ieri Nordio ha visto Giorgia Meloni e se la premier è convinta che si debbano aspettare gli accertamenti, chi la conosce bene è certo che, ove emergessero errori e falsità nel rapporto presentato al presidente a supporto della proposta di grazia per Minetti, stavolta sarebbe inflessibile. Ieri la premier ha assicurato di fidarsi del ministro, ha sottolineato che l’iter è stato pienamente rispettato ma ha anche sostenuto la necessità di procedere con gli accertamenti. Le somme, si tireranno solo se e quando saranno acclarate bugie o falsità nel rapporto presentato a Mattarella. Ma è già evidente che il tentativo di via Arenula di scaricare ogni responsabilità sulla procura di Milano e sul suo parere positivo sulla proposta di grazia non funzionerà. In realtà che l’errore iniziale arrivi proprio dalla procura è certo e anche per questo ieri la pg Nanni si è scatenata, chiamando in causa anche l’Interpol, chiedendo di allargare le indagini anche alle attività della ex consigliera comunale di Milano alle sue attività a Ibiza, ventilando l’ipotesi di modificare se del caso quel “parere positivo”. La magistrata nega ogni addebito: “Abbiamo fatto tutti gli accertamenti che normalmente ci vengono delegati. Se fossero stati incompleti il ministero avrebbe potuto chiedere un supplemento di istruttoria”.

Il Colle, del resto, è furibondo proprio con Nordio. A fronte del profluvio di articoli del Fatto il presidente aveva chiesto esplicitamente al ministro di rispondere. Ha interpretato il suo silenzio, nonostante le pressanti sollecitazioni, come un tentativo di scaricare ogni responsabilità sul Quirinale e ha reagito di conseguenza. A questo punto se anche emergesse che il rapporto del ministero della Giustizia contenesse errori solo formali, senza scomodare le peraltro fumose ipotesi sui giri di prostituzione internazionale e gli scenari da romanzo noir, la sorte del Guardasigilli sarebbe segnata e lo stesso governo sarebbe a rischio. Mattarella è furioso per l’inganno di cui è stato vittima non lui ma l’istituzione che incarna e perché è evidente la mazzata inflitta all’istituto stesso della grazia. Però, anche se questo sul Colle non lo ammetterebbe nessuno, è probabile che si senta anche preso di mira. Tutto può essere ma che l’inchiesta fatta al telefono da Roma da un giornalista non si sia avvalsa anche di qualche fonte più professionale è difficile da credersi.
Inevitabile dunque chiedersi, anche solo in via di periodo ipotetico, chi potrebbe avere interesse a colpire e indebolire il capo dello Stato. Le ipotesi più credibili sono sostanzialmente tre.

Mattarella è stato sin qui un presidente quanto più possibile al di sopra delle parti su quasi tutto. Sul fronte della guerra in Ucraina, invece, il presidente è schierato e militante in modo palese e convinto. Il vero punto di riferimento dell’area che sostiene il sostegno strenuo e sino all’ultimo a Kiev è lui, ancor più della premier.
In secondo luogo, se la legge elettorale non cambierà, l’esito delle prossime elezioni sarà probabilmente il pareggio o qualcosa di molto vicino al pareggio. In quel caso il dominus assoluto sarà il presidente della Repubblica. Tutto dipenderà dalla sua regia. In una prospettiva che dal punto di vista politico è dietro l’angolo fiaccarlo può essere nell’interesse di molte aree di potere.
C’è un terzo plausibile scenario. Proprio nell’ottica del pareggio, o peggio di una vittoria del Campo largo, il centrodestra ha visto svanire o quasi il sogno di poter eleggere da solo il prossimo capo dello Stato. Ma se Mattarella fosse costretto alle dimissioni prima dello scioglimento delle Camere a eleggere il suo successore sarebbe questo Parlamento, nel quale la destra gode di una maggioranza irripetibile. Tutte ipotesi plausibili e insieme fantasiose. Di certo c’è solo il fatto che una vicenda in sé di limitata importanza sta assumendo le dimensioni della classica slavina.

29 Aprile 2026

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