Il linciaggio contro il Quirinale sui social e sul Fatto Quotidiano

Nicole Minetti insultata per la grazia di Mattarella, speriamo ne arrivino molte altre

Fino a che punto può arrivare il giornalismo gossip? È legittimo che venga confuso col giornalismo politico? Non possiamo fare niente per fermare questa marea?

Giustizia - di Piero Sansonetti

14 Aprile 2026 alle 17:00

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Nicole Minetti insultata per la grazia di Mattarella, speriamo ne arrivino molte altre

Un’orda di vigliacchi si è scatenata sul web, sommergendo di insulti il Presidente Mattarella che ha concesso la grazia a Nicole Minetti, giovane donna che una quindicina d’anni fa fu coinvolta nello scandalo giornalistico e poi giudiziario denominato “affare Ruby”. Lo ricordate tutti, si era scoperto che Silvio Berlusconi organizzava delle cene a casa sua alle quali partecipavano un po’ di amici e molte ragazze, reclutate forse per fare sesso o forse solo per evocarlo. In due parole: il “bunga bunga”.

Berlusconi subì un bel pacchetto di processi per questa ragione, ma fu assolto. Si chiamavano i processi Ruby. C’è stato il Ruby-uno, poi il due, il tre, il quattro. Qualcuno è ancora in corso. In Italia si fa così: se tu vieni condannato, ok, si esegue la sentenza e buonanotte. S però vieni assolto, e se il processo aveva un valore mediatico, allora si ripete, una volta, due, tre volte, finché non si ottiene una condanna, oppure si va all’estinzione del processo, di solito per la morte dell’imputato, in questo caso Berlusconi. Però anche dopo la morte, se c’è un appiglio, si può continuare per un po’. E così Nicole Minetti, giovane consigliera regionale di Forza Italia (all’epoca) non è stata risparmiata. E alla fine di uno dei tanti processi Ruby è stata condannata a quasi 4 anni di prigione per peculato e induzione alla prostituzione. Dicono che era lei, o comunque era anche lei, a occuparsi degli inviti alle ragazze che piacevano al capo.

Il costo di quelle cene Bunga Bunga fu altissimo. Su questo non c’è dubbio. Non tanto per Berlusconi che se la cavò con poche centinaia di migliaia di euro, forse anche meno. Ma per lo Stato italiano che spese molti milioni di euro per organizzare e poi realizzare tutti quei processi. Ora lo scandalo è tornato a galla. Il presidente Mattarella, dopo che la pratica era stata istruita da un bel numero di magistrati, ha firmato la concessione della grazia che la Minetti aveva domandato, per la semplice ragione che Minetti deve occuparsi delle cure, in Italia e all’estero, di un ragazzino molto malato che è suo figlio. Ha bisogno, per farlo, di essere completamente libera. Grazia per ragioni umanitarie. Contro Mattarella si è scatenata la canea. Guidata e aizzata da un quotidiano – il “Fatto” – che in piena guerra dell’Iran, e quando il mondo stava col fiato sospeso per i balletti di Trump e per la ferocia dei bombardamenti in Libano, ha dedicato la sua copertina al caso Minetti, protestando contro il Presidente della Repubblica che avrebbe deciso la grazia, forse, ancora per omaggio a Berlusconi. Gli “alti lai” del Fatto sono proseguiti nei giorni successivi e sono stati ripresi dalle “ronde” dei social. Con una ferocia che – nonostante il mio pessimismo – francamente non mi aspettavo.

Chissà perché io ritenevo che comunque anche al giustizialismo esistessero dei limiti. Che magari di fronte a un bambino malato ci si potesse tirare indietro. Che forse del destino di una oscura signora milanese che tanti anni fa è stata consigliere regionale, poi si è ritirata da tutto e si è chiusa nella sua privacy, ci si potesse pure disinteressare. Invece no. L’istinto al linciaggio – esattamente di questo si tratta, identico a quello che avevano tanti bianchi, persone prebenissimo, nell’Alabama dell’ottocento, quando impiccavano i neri; solo, per fortuna, meno sanguinoso – l’istinto al linciaggio, dicevo, vince sempre. Soddisfa le pulsioni profonde e non curate. Ti rassicura: io sono buono -ri dici – lui è il male. Io non ho mai assoldato gruppi di prostitute. Io non sono mai stato a processo. Già. E però quello che mi colpisce di questa tristissima vicenda – triste, temo, per la signora Minetti, ma anche per i destini del nostro giornalismo – non è l’aspetto giustizialista, e cioè la gioia per una condanna pesante e molto discutibile; quello che mi colpisce di più è il maramaldeggiare cinico che si accanisce contro una donna indifesa e un ragazzino. Mi colpisce profondamente. Per me una storia di questo genere apre una vera e propria questione morale. E mi sbatte in faccia questa domanda: fino a che punto può arrivare il giornalismo gossip? È legittimo che venga confuso col giornalismo politico? Non possiamo fare niente per fermare questa marea? E poi mi viene in mente un’altra domanda drammatica: la sinistra saprà tenersi fuori da questa robaccia?

P.S. Ci sono delle volte (non sempre, eh…) che persino a me viene da pensare: meno male che al Quirinale c’è Sergio Mattarella!

P.S.2. Naturalmente c’è una obiezione legittima al provvedimento di Mattarella. Una sola. Perché solo Nicole Minetti e non le tante mamme che si trovano in condizioni simili e non ottengono la grazia? (Penso in particolare alle mamme rom). La risposta c’è: perché sinora nessuna di queste mamme ne ha fatto richiesta. E dunque io spero che questo provvedimento saggio preso da Mattarella faccia giurisprudenza e sia la locomotiva che trascina decine e decine di altre grazie.

P.s. 3. Che se poi vi dovessi dire qual è la mia idea, ma temo di farvi inorridire, allora vi direi che io, se fossi Mattarella, concedere almeno 50 mila grazie(facendo inorridire la Meloni e altri paradossali sostenitori del Si al referendum) e svuoterei quei luoghi di vergogna per la nostra civiltà che sono le carceri.

14 Aprile 2026

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