La nuova proposta iraniana

La proposta dell’Iran a Trump: “Riapriamo Hormuz, poi parliamo del nucleare”

Sarebbe questa, secondo Axios, la nuova proposta avanzata dagli iraniani agli Usa. Trump dopo la sparatoria di sabato: “Colpa di No Kings...”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

28 Aprile 2026 alle 16:30

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Alexander Kazakov/Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP, File


Associated Press / LaPresse
Alexander Kazakov/Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP, File Associated Press / LaPresse

“Dovrebbe vergognarsi. Non sono uno stupratore né un pedofilo» Donald Trump passa all’attacco e racconta la sua verità durante la trasmissione della Cbs News, 60 Minutes, all’indomani della sparatoria avvenuta durante la cena dei corrispondenti alla Casa Bianca. Un duro scontro con l’intervistatrice Norah O’Donnell che ha citato alcuni passaggi del manifesto scritto dall’attentatore Cole Thomas Allen, trentunenne ingegnere californiano: “Stavo aspettando che lo leggesse, perché sapevo che lo avrebbe fatto: siete persone terribili – ha ribattuto –. Ha letto quelle sciocchezze scritte da una persona malata, sono cose che non mi riguardano minimamente. Sono stato completamente scagionato». Poi seccato: «Non dovrebbe leggerle a 60 Minutes. È una vergogna. Ma vada avanti, finiamo l’intervista».

Il tycoon collega l’attacco al clima politico e alle proteste antigovernative e cita il movimento “No Kings”: «Il motivo per cui esistono persone così è che ci sono movimenti come ‘No Kings’. Io non sono un re. Se lo fossi, non starei qui a parlare con voi – ribatte a O’Donnell che aveva richiamato i contenuti social dell’attentatore -. L’aggressore era un cristiano, poi si è radicalizzato ed è diventato anticristiano. Da quanto ha scritto stava attraversando un periodo difficile, era una persona molto disturbata». Dopo lo scampato pericolo, Trump ha tenuto ieri una riunione di crisi per decidere le prossime mosse con l’Iran. Il presidente Usa ha convocato nella Situation Room i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale e di politica estera. La terza guerra del Golfo, concordano gli analisti militari, è diventata un braccio di ferro tra due blocchi navali. Il divieto di transito alle navi israeliane e il pagamento di pedaggi in valuta iraniana sarebbero due delle condizioni inserite dalla Repubblica islamica nella proposta di 11 punti inviata agli Stati Uniti per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo rende noto l’agenzia di stampa Fars, citando un intervento televisivo il presidente della Commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del parlamento, Ebrahim Azizi. «Tutte le navi appartenenti all’occupante Israele non hanno il diritto di passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz», ha spiegato Azizi illustrando dettagli della proposta. «È previsto che i ricavi finanziari dello Stretto di Hormuz vengano pagati con denaro iraniano», ha aggiunto.

Secondo quanto riportato dal sito statunitense Axios, l’Iran ha presentato agli Stati Uniti, attraverso la mediazione del Pakistan, una nuova proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz e giungere a una fine duratura del conflitto, rinviando però a una fase successiva i negoziati sul programma nucleare. Axios cita un funzionario statunitense anonimo e altre fonti a conoscenza della questione. Stando alle fonti, la proposta iraniana prevede di affrontare immediatamente la questione della riapertura dello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco navale statunitense, mentre le trattative sull’arricchimento dell’uranio e le scorte di materiale fissile iraniane verrebbero rinviate a un secondo momento. Secondo Axios, però, un accordo limitato a Hormuz rischierebbe di privare Trump di una leva negoziale cruciale per ottenere da Teheran una sospensione di lungo periodo dell’arricchimento dell’uranio e la riduzione delle sue riserve di materiale nucleare. Secondo un’associazione di categoria delle compagnie di navigazione petrolifera, ripresa dalla Bbc, sono circa 2.400 i marittimi che sono rimasti bloccati su oltre 105 petroliere nello Stretto di Hormuz, zona chiusa al traffico marittimo. Tim Wilkins, direttore generale dell’associazione di categoria dei trasportatori di petroliere Intertanko, ha spiegato al programma Today della Bbc che a bordo si registrano «un’enorme quantità di ansia, stress e stanchezza, poiché gli equipaggi devono gestire le provviste di base, tra cui cibo e acqua, e svolgere compiti pratici come la rimozione dei rifiuti». Senza contare l’incertezza in merito a quando potranno finalmente tornare a casa.

Ieri è stato anche il giorno dell’atteso incontro, a San Pietroburgo, tra il presidente russo Vladimir Putin e ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Lo zar del Cremlino ha annunciato di aver ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. “La scorsa settimana ho ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema iraniana. Vorrei chiederle di trasmetterle la mia sincera gratitudine e di confermare che la Russia, come l’Iran, intende proseguire le nostre relazioni strategiche”, ha dichiarato Putin. Gli Stati Uniti non hanno raggiunto nessuno dei loro obiettivi durante la guerra con l’Iran e per questo ora propongono negoziati, che Teheran sta attualmente valutando. Lo ha sottolineato durante la sua visita a Mosca il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. «L’Iran si trova di fronte alla più grande superpotenza mondiale, ma gli Stati Uniti non hanno raggiunto nemmeno uno dei loro obiettivi. Ecco perché il presidente Donald Trump chiede di negoziare e noi stiamo valutando questa opzione», ha affermato Araghchi al giornalista russo Pavel Zarubin, stando a quanto riferito dalle agenzie di stampa Tass e Ria Novosti.

28 Aprile 2026

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