Le misure in CdM
Decreto Lavoro, per il Primo Maggio Meloni lancia i bonus per il “salario giusto”: quello “minimo” resta un tabù
Non minimo ma “giusto”. È la proposta di salario che il governo Meloni intende portare martedì in Consiglio dei ministri in vista del Primo maggio per dare una risposta al problema del lavoro povero in Italia, autentica piaga sui cui l’esecutivo in questi anni ha fatto molto poco, preferendo di gran lunga polemizzare e chiudere le porte alle proposte lanciate dalle opposizioni sul “salario minimo”.
Ancora una volta Meloni e soci scelgono di muoversi con misure sul lavoro a ridosso della festa dei lavoratori, dopo il precedente clamoroso del 2023 in cui il governo approvò un primo “Decreto Lavoro” proprio Primo maggio dopo una convocazione last minute dei sindacati alle 19 del giorno precedente, in quello che più che un confronto era di fatto una comunicazione unidirezionale.
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Secondo la bozza del provvedimento diffusa dal Sole 24 Ore è presente la proroga fino a fine anno dei bonus (in scadenza il 30 aprile) per le assunzioni dei giovani under 35, di donne lavoratrici svantaggiate e nell’area Zes. Sul fronte dei rinnovi contrattuali nella bozza c’è l’adeguamento parziale dei contratti scaduti all’inflazione programmata, mentre arriva in via sperimentale la copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro per le persone che svolgono l’attività di caregiver familiare.
“Al fine di rafforzare l’occupazione giovanile stabile, ai datori di lavoro privati che trasformano i rapporti di lavoro a tempo determinato, di durata non superiore a 12 mesi, in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, è riconosciuto, per massimo 24 mesi, l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali, nella misura del 100%, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di 500 euro su base mensile“, si legge nella bozza.
Nell’ultima bozza del decreto Lavoro non c’è più la norma che rifinanziava con 500 milioni di euro il Fondo nuove competenze, che serve per sostenere la formazione continua dei lavoratori
Il decreto interviene poi sul lavoro nelle piattaforme digitali, come quelle utilizzate dai rider: se c’è infatti un controllo, anche algoritmico, il rapporto può essere considerato subordinato. Le aziende dovranno spiegare come funzionano gli algoritmi che assegnano lavoro e compensi: il testo prevede obblighi di trasparenza, tracciamento dei dati e sanzioni contro caporalato digitale e uso illecito di account.
Non c’è ovviamente alcun riferimento o introduzione di un salario minimo per legge, come chiesto dalle opposizioni, anzi si rafforza il ruolo della contrattazione collettiva: nei settori “scoperti” si applica il contratto più vicino per attività.
La bozza evidenzia i criteri per l’individuazione del” salario giusto”, indicando che l’accesso ai benefici previsti dal testo “è consentito in caso di trattamento economico individuale corrisposto non inferiore al trattamento economico complessivo determinato” sulla base della definizione.