Sequestrate due navi nello Stretto di Hormuz

Iran-Usa, negoziati fermi come lo stretto di Hormuz: Teheran apre a trattative ma con la revoca del blocco navale

Dopo l’annullamento dei colloqui a Islamabad e la proroga del cessate il fuoco, il messaggio di Teheran agli Stati Uniti: “Revocate il blocco navale e riprendiamo a trattare”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

23 Aprile 2026 alle 08:00

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AP Photo

Associate Press/ LaPresse
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Islama… boh. Si negozia o no? Forse venerdì. Dopo l’annullamento del secondo round di colloqui a Islamabad e la proroga del cessate il fuoco, Teheran manda un messaggio agli Usa: revochino il blocco navale e si aprirà un nuovo ciclo di negoziati. «Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l’Iran è pronto anche a quella», ha detto l’ambasciatore iraniano all’Onu Amir-Saeid Iravani. “Buone notizie” su un eventuale secondo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti, possibile già da venerdì, sono state annunciate dal New York Post, che ha scambiato alcuni messaggi di testo con il presidente Donald Trump. Fonti pakistane hanno rivelato al quotidiano che gli sforzi di mediazione con Teheran hanno rilanciato la possibilità che un nuovo round di colloqui si tenga già nelle prossime “36-72 ore”. È possibile!”, ha risposto Trump via messaggio alla richiesta di commento del New York Post. «Trump ha mentito di nuovo. L’Iran al momento non ha intenzione di negoziare venerdì». Lo scrive su X l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, ritenuta vicina ai Guardiani della Rivoluzione, riferendosi alla dichiarazione del presidente degli Stati Uniti, che al New York Post ha definito «possibile» una ripresa dei negoziati tra Teheran e Washington a partire da venerdì.

Trump sarebbe disposto a prorogare il cessate il fuoco con l’Iran per altri 3-5 giorni per dare più tempo ai negoziati, ma senza renderlo “indefinito”, secondo quanto riferito da Axios. Fonti citate dal media americani indicano che Washington e Islamabad attendono che la Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, rompa il silenzio entro oggi, mentre resta incerta la partecipazione iraniana ai colloqui entro la scadenza fissata dalla Casa Bianca. Un funzionario americano ha inoltre segnalato la presenza di “divergenze sostanziali” tra i negoziatori iraniani, elemento che potrebbe complicare ulteriormente il raggiungimento di un accordo. Secondo le stesse fonti, se i mediatori pakistani non riusciranno a garantire un coinvolgimento di Teheran entro i tempi stabiliti, l’opzione militare potrebbe tornare sul tavolo. Trump, tuttavia, non intende riprendere immediatamente le ostilità e vuole esaurire tutte le opzioni diplomatiche. Il presidente – sempre secondo Axios – sarebbe convinto di aver già ottenuto il massimo sul piano militare e punta ora a uscire da un conflitto la cui popolarità è in calo. Teheran non ha finora preso una posizione ufficiale sull’estensione della tregua annunciata da Trump. Lo rende noto l’agenzia iraniana Tasnim. L’Iran, si legge, sta esaminando vari aspetti della decisione del presidente Usa.

Tutto si gioca su Hormuz

“Occhio per occhio, petroliera per petroliera”: lo ha affermato Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione Esteri e Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, citato dall’emittente libanese Al Mayadeen, in un riferimento alle due navi mercantili sequestrate dai Pasdaran nello Stretto di Hormuz. “Così come la nostra risposta al nemico durante i 40 giorni di guerra è stata decisa e forte, non rimarremo in silenzio di fronte ai pirati, ‘soci di Epstein’. Non saranno in grado di trasformare il gioco, in cui hanno perso, in una vittoria”, ha aggiunto. Intanto, i Guardiani della rivoluzione iraniana hanno comunicato di aver sequestrato due navi che transitavano nello stretto di Hormuz, una è la Msc Francesca, una portacontainer di proprietà di una società registrata a Panama ma che opera sotto il cappello della Msc, la più grande società di navigazione al mondo italo-svizzera. La Msc è stata fondata da un italiano, l’armatore di origini campane Gianluigi Aponte. Il manager aveva da poco trasferito la proprietà della Msc ai figli. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim, legata ai Pasdaran, accusa la Msc Francesca e l’altra nave sequestrata, la greca Epaminodes, di aver “operato senza autorizzazione, violato ripetutamente i regolamenti, manipolato i sistemi di ausilio alla navigazione e tentato di uscire clandestinamente dallo Stretto di Hormuz, mettendo a repentaglio la sicurezza marittima”. Ma contro la Francesca gli iraniani muovono un’accusa in più definendola legata “al regime sionista”, l’espressione che usano per indicare Israele. La moglie di Aponte, Rafaela Diamant-Aponte, co-fondatrice del gruppo Msc, è una imprenditrice italo-svizzera di origini ebraiche, nata ad Haifa nella Palestina mandataria, da cui è emigrata quando era ancora adolescente. «L’Iran sta collassando finanziariamente! Vogliono che lo Stretto di Hormuz venga riaperto immediatamente, sono a corto di soldi!», ha scritto su Truth Trump.

In attesa di decidere se concludere il negoziato o tornare a bombardare, il tycoon fluttuante si scaglia contro il Wall Street Journal, che – ha affermato Trump – “ha perso la retta via”. Il presidente degli Stati Uniti attacca “un idiota nel comitato editoriale del Wall Street Journal, di nome Elliot Kaufman”, che “di me scrive che sono stato preso per un ‘fesso’”. “Certamente non la pensa così l’Iran! Né nessun altro”, ha scritto il tycoon nelle ultime ore in un lungo post su Truth in cui fa riferimento all’editoriale di due giorni fa intitolato ‘Gli iraniani prendono Trump per un fesso’. “Davvero? Per 47 anni hanno ucciso la nostra gente e molti altri e si sono approfittati di ogni presidente, ad eccezione di me”, ha proseguito Trump nel messaggio insistendo sul fatto che “lo Stretto di Hormuz è bloccato e completamente sotto il controllo degli Usa” e che “si dice l’Iran stia perdendo 500 milioni di dollari al giorno”. “Tutta la loro Marina è in fondo al mare, l’Aeronautica è andata, le loro difese aeree e i radar sono stati spazzati via”, ha incalzato, tornando anche sulle operazioni dello scorso giugno. “I loro laboratori nucleari e le zone di deposito sono stati distrutti – ha aggiunto – I loro leader sono morti”. Per Trump la Repubblica islamica è una “catastrofe economica appesa a un filo”. Non mancano nel lungo post, critiche all’ex presidente Barack Obama e ad “altri presidenti”, accusati di “non aver fatto nulla per fermarli”. Il tycoon conclude scrivendo di “immaginare Rupert Murdoch abbia detto” di scrivere l’editoriale “in questo modo perché il Wsj ha perso la retta via” ed è “solo un altro foglio politico in declino”.

23 Aprile 2026

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