Il ricorso
Danno erariale, la Corte dei Conti trascina la legge Foti alla Consulta: “Effetti irrazionali, viola patto sociale coi cittadini”
Corte dei Conti e governo Meloni sono nuovamente ai ferri corti. L’organo dello Stato delegato dalla Costituzione al compito di vigilare sulla legittimità degli atti degli esecutivi e sulla buona gestione delle risorse pubbliche ha deciso infatti di ricorrere alla Consulta contro la riforma della responsabilità erariale voluta dal governo e firmata dal ministro Tommaso Foti.
Quella presentata alla Consulta è un’ordinanza lunga 80 pagine (relatrice Maria Cristina Razzano) che boccia senza mezzi termini la riforma entrata in vigore che porta il nome dell’attuale ministro degli Affari europei che limita al 30% o comunque a non oltre due annualità di stipendio il danno risarcibile dai funzionari pubblici in caso di colpa grave, con effetti anche sui procedimenti in corso.
Nel testo, depositato il 23 aprile e di cui riferisce oggi Repubblica, la Seconda sezione centrale d’appello solleva una questione di legittimità costituzionale della legge: secondo la Corte quello disegnato da Foti è “un che premia l’amministratore incapace e colloca a carico della comunità danneggiata i due terzi del danno subito, in piena contraddizione con i principi di eguaglianza” di cui all’articolo 3 della Costituzione, “e di solidarietà sociale” di cui all’articolo 2.
Secondo i giudici il sistema introdotto dalla riforma Foti ha effetti “irrazionali” e “palesemente iniqui” che avranno come effetto quello di ““riallocare la parte maggiore del rischio a carico della collettività”: nell’ordinanza si ricorda infatti che “dopo aver imposto al giudice la valutazione del concorso dell’amministrazione danneggiata” nella produzione del danno, la riforma voluta dal governo “pone a carico di quest’ultima, comunque e in ogni caso, il 70% del danno rispetto all’intera platea di soggetti convenibili dinanzi al giudice contabile per illecito erariale”.
Una legge così sbagliata, scrivono i magistrati contabili, “da incoraggiare comportamenti contrari al buon andamento e alla buona amministrazione”, in contrasto con numerosi principi della Costituzione. Uno scenario in cui, denuncia la Corte dei Conti, verrebbe “violato quel patto sociale sul quale si regge l’intera impalcatura del sistema tributario dovendo di fatto patire un duplice danno”: da una parte “il mancato soddisfacimento del bene-interesse, individuale o collettivo, al quale era funzionale il prelievo fiscale e il relativo impiego della risorsa pubblica sprecata”, dall’altro “il costo della mala gestio, che rimarrebbe in larga parte a carico del soggetto pubblico danneggiato”.
L’esempio portato è il procedimento che ha spinto la Corte dei Conti a sollevare la questione di costituzionalità alla Consulta: un procedimento in cui una Asl ha risarcito un ricorrente per un milione e 350mila euro a seguito di un intervento chirurgico errato che ha causato la lesione del midollo di un paziente a Genova, rendendolo paraplegico.
Denaro ovviamente chiesto indietro ai tre medici responsabili dell’errore: uno di questi, condannato in primo grado dalla Corte dei conti a versare 945mila euro, ha fatto ricorso in Appello chiedendo l’applicazione della legge Foti e dunque la riduzione della somma al doppio del suo stipendio lordo annuo, cioè 170mila euro. “Nel caso in esame – sottolinea la Sezione d’Appello nell’ordinanza – a fronte di un danno indiretto complessivamente pari a un milione e 350mila euro, il massimo della perdita imputabile ai tre convenuti non avrebbe potuto essere superiore a 405mila euro, mentre la restante parte, pari a euro 945mila, sarebbe rimasta a carico dell’Azienda ospedaliera”.