L'intervento del segretario USA alla Difesa

Trump & co, dal Vangelo secondo Pulp Fiction: perché solo Woody Allen può spiegarci questi USA

L’intento del segretario giungeva come una sorta di preghiera legata, così almeno c’è da immaginare, alle “missioni” belliche in corso attualmente in Medio Oriente

Esteri - di Fulvio Abbate

18 Aprile 2026 alle 13:00

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AP Photo/Kevin Wolf
AP Photo/Kevin Wolf

Dobbiamo all’impagabile segretario USA alla Difesa, Pete Hegseth, l’impropria citazione di un versetto della Bibbia, pronunciata durante una funzione religiosa che si è svolta, non esattamente presso una cattedrale titolata ai sermoni, bensì sotto il tetto fortificato del Pentagono. Benché le sue parole si riferissero a una preghiera di Ezechiele (25:17), i più attenti osservatori di minuzie testuali giunte dai testi propri della Fede cristiana, sia pure in versione portatile, hanno avuto modo di scorgere che si trattava di una versione decisamente alterata di un passo originale pronunciato invece nel film Pulp Fiction di Quentin Tarantino dal personaggio interpretato da Samuel L. Jackson.

L’intento del segretario, volto e postura pienamente compatibili con la prossemica attitudinale del trumpismo nelle sue accezioni MAGA, giungeva come una sorta di preghiera legata, così almeno c’è da immaginare, alle “missioni” belliche in corso attualmente in Medio Oriente. Un blog indipendente, “A Public Witness”, che si occupa, appunto, di distinguere tra grano della religione e loglio della politica, ha prontamente svelato l’arcano nel suo difetto assoluto. Non pago di sé stesso e delle proprie incrollabili certezze d’essere nel Giusto, lo stesso giorno, il pervicace Hegseth ha nuovamente chiamato in causa le Sacre Scritture durante una conferenza stampa. Con l’intento di fare un paragone tra i media e l’intero contesto giornalistico: paragonando i reporter non “amici” ai Farisei del Nuovo Testamento. L’accusa? Raccontare la guerra contro l’Iran con un atteggiamento “negativo” e, Autodifesa d’ufficio narcisisticamente legittima, a maggior ragione dopo che l’uomo si è visto sconfessato nell’errore. Resta tuttavia che da una figura apicale di una superpotenza globale ci si aspetterebbe maggiore aderenza ai testi originali. Sebbene, come ormai sembri essere a tutti chiaro che nella post-verità ormai codificata per abitudine globale, ogni impropria digressione appare possibile, addirittura legittima, magari perfino tecnicamente doverosa.

Diceva il filosofo Walter Benjamin che le “citazioni giungono sui testi come predoni del deserto”. Nel caso nostro, c’è da immaginare che il temibile e incauto predone che idealmente abbia scelto d’accompagnare con generosità compassionevole le parole di Pete Hegseth avesse le stesse fattezze, per restare in tema cinematografico, del giudice Roy Bean, interpretato da Paul Newman in un film di John Huston, L’uomo dei 7 capestri. Costui, cioè Bean, forte d’essere un personaggio di finzione, sebbene ispirato a un signore realmente esistito nel più “invasato” West, restava convinto di poter amministrare gli articoli del Codice Penale a proprio piacimento, e, di fronte alle altrui obiezioni, strappava la pagina, almeno ai suoi occhi, “errata” commentando convinto: “Si vede che questa legge non è buona”.

Volendo essere ancora più aderenti nell’assurdo in atto, sempre pensando a Hegseth, non si può fare a meno di ritrovare come citazione a latere l’altrettanto inarrestabile Sacha Baron Cohen, protagonista di Il dittatore. Anche in questo caso, l’arbitrio, ma ancora di più una sorta di “approssimazione populistica”, compie il resto. Non sembri un paradosso, ma anche noi che, inermi, proviamo talvolta a interpretare gli “errori”, sia detto eufemisticamente, che non sembrano tuttavia affondare più di tanto la percezione del consenso comunque raccolto dall’amministrazione Trump e dai suoi giannizzeri ufficiali, siamo costretti ad andare a tentoni. Sia pure nella certezza che attribuire un dato di “follia” al Titolare Unico dell’impresa USA serva davvero a poco. Idem segnalare il caso dei suoi incauti se non inetti, tracotanti dipendenti. La consapevolezza della semplice ignoranza di questi ultimi non basti a sciogliere i nodi interpretativi sull’orrore epocale oggettivo drammaticamente in atto.

Ancor meno, sia detto pensando ai semplificatori, riteniamo che attribuire un intento “situazionista” agli uomini del Presidente possa essere motivo di soddisfazione chiarificatrice. Alla fine, di fronte a ogni arbitrio, sia dialettico sia etico cui ci stanno abituando i pessimi soggetti in questione, cominciando da un Trump trasfigurato in modo cristologico, non resta che arrendersi di fronte a un’ennesima citazione cinematografica. In Prendi i soldi e scappa di Woody Allen Virgil, inetto rapinatore, pistola in pugno, porge al cassiere della banca un biglietto che reca la scritta: “Vi tengo sotto tiro”. Peccato che il minacciato sostenga che vi sia invece scritto: “Vi tengo sotto giro”. L’esatta interpretazione del testo diviene da lì a poco motivo di dibattito generale privo di soluzione. Bene, forse, in attesa della fine di tutto, sarebbe il caso di arrendersi davanti a queste poche parole che restituiscono appunto nient’altro che l’Assurdo.

18 Aprile 2026

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