Scontro furioso tra America e cristianità

Trump minaccia il Vaticano, la Casa Bianca intima il silenzio a Papa Leone su pace e guerra: scontro senza precedenti

Il tycoon dice che se Leone è stato eletto il merito è suo. E gli intima di tacere su Usa, pace e guerra. Prevost risponde: “Io difendo solo il vangelo”

Esteri - di Fabrizio Mastrofini

14 Aprile 2026 alle 07:00

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Foto collage Lapresse
Foto collage Lapresse

Fine della tregua tra presidenza Usa e Vaticano. Trump domenica sera pubblica un post velenoso verso Leone XIV che risponde poche ore dopo: “Non ti temo”. E così oltre al multilateralismo che è già saltato, vanno all’aria anche le regole diplomatiche minime e il rispetto.
Cominciamo da Trump che non ne può più del suo concittadino papa. È dalla elezione che Leone XIV parla di pace e sabato durante la veglia di preghiera in San Pietro si è spinto avanti. “Vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte! (…) convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica”.

Tanto ha fatto infuriare l’inquilino della Casa Bianca. Che ha risposto. In un lungo e durissimo post su Truth, mentre era ancora sull’Air Force One di ritorno dalla Florida, il presidente americano ha definito Leone un “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”. Trump ha scritto che il papa “parla della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto”, ha insistito Trump, accusando papa Leone di “ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare”. “Non voglio un papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro paese assassini, spacciatori e criminali violenti”. “E non voglio un papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia”.

Il presidente americano ha perfino rivendicato il merito dell’elezione: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”. “Purtroppo l’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero”. “Leone – ha insistito il presidente americano – dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la chiesa cattolica!”.

Leone XIV non gliele ha mandate a dire. Dall’aereo che lo portava ieri in Algeria, prima tappa di un lungo viaggio in Africa, ha notato: “Io non ho paura dell’amministrazione Trump”, “parlo del Vangelo” e quindi “continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra”. “Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui”, ha aggiunto. “Non penso si possa abusare del Vangelo nel modo in cui alcune persone stanno facendo”, ha proseguito sugli attacchi di Donald Trump. “Non sono un politico”, “parlo del Vangelo” secondo il quale “bisogna costruire la pace”. “Smettiamola con le guerre!”, ha ribadito Prevost che ha insistito sul “dialogo” e sulla “relazione multilaterale tra le nazioni per trovare una soluzione giusta ai problemi. Troppe persone stanno soffrendo, troppi innocenti sono stati uccisi, e credo che qualcuno debba alzarsi per dire che c’è una via migliore”. E nel discorso al Monumento dei Martiri, ad Algeri, ha riparlato di pace: “So quanto sia difficile perdonare, tuttavia, mentre i conflitti continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo, non si può aggiungere risentimento a risentimento, di generazione in generazione. Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace” e “la violenza, al di là di ogni apparenza, non avrà mai l’ultima parola”.

Intanto mentre Leone XIV è in Africa e Trump si fa ritrarre in un fotomontaggio in versione Gesù che tocca un malato, il presidente della Conferenza episcopale statunitense, mons. Paul Coakley, si dice sconfortato dall’attacco al papa. “Sono affranto per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie. Papa Leone non è il suo rivale; né il papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”. In Italia tra gli altri il gesuita Spadaro nota che “l’attacco è una dichiarazione di impotenza. Non potendo assimilare quella voce, il potere tenta di delegittimarla”. Al di là delle dichiarazioni pro e contro, resta da vedere quale strategia adesso potrà mettere in campo la Santa Sede.

Nell’era di papa Francesco si è spesso fatto finta di niente, nonostante gli attacchi reiterati dai siti conservatori cattolici, coordinati tra loro e finanziati dai settori contrari al cattolicesimo in versione ecologista e francescana. Adesso disturba e molto un papa statunitense che segue il suo predecessore nel magistero contro la guerra e a favore dei poveri. Da mesi i siti conservatori alzano il tiro, proliferano gli account contro il Vaticano e fiancheggiatori di Washington, per irritare e influenzare l’elettorato cattolico e non solo negli Usa. A giugno Leone XIV ha convocato di nuovo i cardinali per analizzare le sfide della Chiesa nel mondo. Chissà se il tema di una comunicazione efficace entrerà al primo posto nell’ordine del giorno.

14 Aprile 2026

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