L'operazione "Leone Ruggente"
Eliminato Khamenei: Israele e USA uccidono la Guida Suprema dell’Iran, Teheran sotto le bombe
La conferma delle autorità sul leader "martirizzato", uccisi anche figlia, genero e nipote. Festa in strada. Putin: "Cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale"
Esteri - di Antonio Lamorte
Confermata l’uccisione della Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, eliminato ieri in un bombardamento nell’ambito dell’attacco alla Repubblica Islamica sciita lanciato da Stati Uniti e Israele. L’esercito israeliano sta continuando a bombardare Teheran e altri obiettivi. Ancora non è chiaro come proseguirà l’operazione, quali gli obiettivi finali di Israele e Stati Uniti: se continuare con un’operazione sul campo o favorire un cambio al vertice del regime come nel caso del Venezuela. Ancora in atto le operazioni militari, Russia e Cina hanno condannato l’attacco.
Almeno sette missili avevano dell’operazione “Leone Ruggente”, come l’ha battezzata il presidente israeliano Benjamin Netanyahu, che avevano bersagliato fin da subito il quartiere Pasteur, considerato la sede dove viveva e lavorava il leader supremo della Repubblica Islamica. I media locali avevano assicurato che l’Ayatollah era stato trasferito in un luogo sicuro ed era scampato all’attacco. “Da Usa e Israele nuova aggressione, risponderemo con forza”, aveva risposto Teheran attivando una massiccia rappresaglia missilistica contro le basi americane del Golfo e su siti israeliani. Nella notte era arrivata la conferma della notizia che già circolava nella serata di ieri: “L’ayatollah Khamenei, leader della Repubblica Islamica dell’Iran, è stato martirizzato negli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele in territorio iraniano”, hanno riportato le agenzie di stampa locali, proclamando contestualmente 40 giorni di lutto nazionale.
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Alla notizia, migliaia di iraniani si sono riversati nelle strade in alcune città per festeggiare. Il New York Times ha parlato di residenti che hanno mostrato in videochiamata le scene di giubilo tra i clacson delle automobili, musica ad alto volume e fuochi d’artificio, cori che inneggiavano: “Libertà! Libertà!”. Questa mattina tuttavia, secondo l’Afp, migliaia di persone in lutto e vestite di nero si sono radunate nel centro della capitale Teheran per un corteo funebre di cordoglio per la morte del leader supremo. Alcune intonavano slogan come “morte all’America” e “morte a Israele”. Alcuni sventolavano immagini dell’Ayatollah e bandiere dell’Iran. Uccisi anche figlia, genero e nipote della Guida Suprema. Confermata anche la morte di Mohammad Pakpour, comandante dei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran), e di Ali Shamkhani, stretto consigliere della Guida Suprema e capo del Consiglio Nazionale di Difesa.
Ali Khamenei era il capo politico, militare e religioso dell’Iran. Era arrivato al vertice nel 1989, dopo la morte del leader della rivoluzione del 1979, Ruhollah Khomeini, del quale era stato fedele aiutante. Religioso di alto rango, aveva studiato nelle città sante di Najaf e di Qom ed era diventato presidente nel 1981. Rifiutava lo stile di vita occidentale, apparteneva infatti all’ala più radicale e conservatrice del regime. La sua carica era a vita. Non aveva mai lasciato il Paese da quando era arrivato al vertice, aveva una mano destra di plastica a causa di un attentato fallito organizzato da un gruppo marxista. A lui spettava ogni ultima parola su tutto quello che interessasse il Paese, in più occasioni aveva ordinato o avvallato la repressione dei movimenti contrari al regime.
Sarebbe stato ucciso sabato mattina. Secondo le prime indiscrezioni l’Ayatollah era monitorato da mesi dalla CIA, la principale agenzia statunitense di intelligence per l’estero. Almeno una trentina di bombe sarebbero state sganciate dai jet israeliani sul palazzo in cui si trovava il leader, nascosto e protetto in un bunker. Evidentemente non abbastanza per salvargli la vita. “Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto. Questa non è solo giustizia per il popolo iraniano, ma per tutti”, ha scritto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul suo social Trurh. “Questa è la più grande opportunità per il popolo iraniano di riprendersi il proprio Paese”.
“Ieri l’Iran ha lanciato missili contro gli Stati Uniti ed Israele, causando gravi danni. Oggi li colpirà con una forza mai vista prima”, ha scritto su X il capo del Supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani. “I gruppi che cercano di dividere l’Iran devono sapere che non lo tollereremo”, ha dichiarato Larijani in un’intervista trasmessa dalla televisione di stato. Nominato anche il nuovo capo dei Pasdaran, Ahmad Vahidi. Trump ha definito “efficaci” gli attacchi congiunti di USA e Israele che hanno portato alla morte della Guida Suprema. Secondo il tycoon, l’operazione potrebbe paradossalmente spianare la strada a una nuova fase diplomatica, definendo i risultati ottenuti come “un grande giorno” non solo per l’Iran, ma per il mondo intero. “È molto più facile ora di quanto lo fosse un giorno fa; lo è perché stanno prendendo una batosta tremenda”, ha detto alla CBS a proposito di una soluzione negoziale. Ha parlato di una situazione ancora fluida, che “pensavamo che l’offensiva sarebbe stata almeno il doppio; per il momento è stata inferiore alle nostre stime”, non si è sbilanciato sul futuro del Paese ma ha accennato ad “alcuni buoni candidati”.
Enorme grande interrogativo sulla successione al vertice del Paese, non solo per le pulsioni interne al regime ma anche per le operazioni militari ancora in corso. Recentemente Khomeini aveva nominato il fedelissimo generale, ex comandante delle Guardie rivoluzionarie e politico veterano, Ali Larijani, a capo degli affari di Stato. Che però non è un religioso ma un militare. Secondo gli USA sarebbero stati eliminati almeno cinque dei dieci esponenti della nomenclatura sciita. Media tra cui Sunday Times avevano riportato di un piano per trasferire la Guida Suprema con il suo inner circle di una ventina di persone a Mosca, in Russia, come successo con Bashar Al Assad, dittatore della Siria che sotto il suo dominio faceva parte del cosiddetto “Asse della Resistenza” costruito da Terhan in Medio Oriente che coinvolgeva tra gli altri attori anche Hezbollah e Hamas.
Parole durissime da parte del presidente russo, Vladimir Putin, che ha inviato un messaggio di condoglianze all’omologo iraniano, Massoud Pezeshkian, per la morte della Guida Suprema e di alcuni membri della sua famiglia, in quello che ha definito un “assassinio cinico”. “Vi prego di accettare le mie più sentite condoglianze per l’assassinio della Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran Seyed Ali Khamenei e dei suoi familiari, commesso in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale“, si legge nella nota del Cremlino. Al momento non risultano italiani tra le vittime dell’attacco, la rappresentanza diplomatica aveva ridotto al minimo la propria presenza in Iran considerate le costanti minacce di un’operazione militare nel Paese.