Il senatore Pd

Intervista a Michele Fina: “Pd in risalita, sicurezza? Cominciamo da salute e salario dignitoso”

«In Italia circa un quinto delle famiglie è in povertà o vicina alla povertà: è proprio nella marginalità sociale, culturale e geografica che cresce l’insicurezza, trasformando i più deboli in vittime e, talvolta, in manodopera della criminalità. Su questo però il Governo non fa nulla»

Interviste - di Umberto De Giovannangeli

19 Febbraio 2026 alle 08:00

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Photo credits: Michele Fina/Imagoeconomica
Photo credits: Michele Fina/Imagoeconomica

Michele Fina, senatore, è tesoriere nazionale del Pd.

Qual è la logica che muove i provvedimenti su sicurezza e immigrazione del governo?
Avete ascoltato i giudizi durissimi arrivati perfino da giornalisti e intellettuali di destra sui fallimenti di questo governo, proprio su sicurezza, tasse e immigrazione? Da Giordano a Porro, da Veneziani a Cruciani. A fronte di una bocciatura così ampia, la destra dovrebbe assumersi delle responsabilità. Invece Giorgia Meloni fa ciò che le riesce meglio: indossare il vestito del vittimismo e cercare un colpevole su cui scaricare tutto, preferibilmente la magistratura, anche per lucrare qualche voto nel referendum. E ora, in omaggio all’ortodossia trumpiana, arrivano il decreto sicurezza e il ddl sull’immigrazione: due provvedimenti muscolari, uniti da un filo nero.

Qual è questo filo nero?
Le destre estreme, in Europa come in America, usano lo stesso schema: propaganda crudele per costruire uno “stato di emergenza” permanente. Serve a giustificare norme che comprimono libertà e a incassare dividendi elettorali. Nordio arriva a evocare le BR e ad accostare i magistrati ai mafiosi: è un linguaggio irresponsabile. Poi agitano il fantasma dell’invasione degli stranieri per non parlare dell’altra emergenza reale: l’esodo dall’Italia di centinaia di migliaia di giovani, l’inverno demografico, il rischio per pensioni e servizi perché mancano lavoratrici e lavoratori.

Ma la sicurezza è un tema di sinistra…
Certo. Lo testimoniano gli amministratori locali di centrosinistra — che sono la grande maggioranza — lasciati soli da un Governo che dovrebbe, per esempio, colmare rapidamente il vuoto di oltre diecimila agenti mancanti, per garantire più presenza sul territorio.
La differenza è nel modo di intendere la sicurezza.

Quale?
Per loro la sicurezza è parziale e vale per pochi. Per noi è un diritto universale: protezione da aggressioni, violenze e rapine, ma anche diritto alle cure, libertà delle donne da minacce e ricatti, diritto a un salario dignitoso, a quartieri non degradati, a studio e mobilità sociale, a una vita in cui tasse e bollette non ti portino al fallimento. In Italia circa un quinto delle famiglie è in povertà o vicina alla povertà: ed è proprio nella marginalità sociale, culturale e geografica che cresce l’insicurezza, trasformando i più deboli in vittime e — talvolta — in manodopera della criminalità. Su questo, però, il Governo non fa nulla: concentra le energie nel manomettere la Costituzione e l’equilibrio tra i poteri, con provvedimenti propagandistici che avvelenano i pozzi e alimentano rabbia sociale.

In che senso?
Scrivono leggi in conflitto con la Costituzione e le convenzioni internazionali, destinate a scontrarsi con un giudice che applica il diritto. E così si costruiscono il pretesto per gridare al “golpe giudiziario” e invocare il “primato della politica sulla giustizia”, alimentando senza imbarazzo un conflitto tra poteri dello Stato. È il fastidio verso pesi e contrappesi che reggono una democrazia.

Nel frattempo, però, quelle leggi ci sono…
Ci sono e complicano persino l’idea di un’accoglienza intelligente. In cambio abbiamo il fumogeno del modello Albania, costoso e inefficace. Il “blocco navale” è un macabro slogan: serve solo a complicare il soccorso in mare. Abbiamo bisogno del contrario: una missione europea di salvataggio, una nuova Mare Nostrum, e un sistema davvero solidale tra Paesi. Non un Patto su immigrazione e asilo che di fatto lascia soli i Paesi di primo approdo.

Lei cita l’UE. Mai come oggi appare divisa e debole…
Perché si è interrotto il cammino verso gli Stati Uniti d’Europa. Gli avversari esterni — come Trump e Putin — e i sabotatori interni delle destre estreme lavorano alla disgregazione. Servono scelte federaliste: superare l’unanimità in Consiglio, una politica estera comune, una difesa comune coerente (non una corsa solitaria al riarmo), e un bilancio europeo più forte con strumenti di debito comune per gli investimenti. Intanto si può partire con cooperazioni rafforzate, ma la direzione dev’essere chiara. Perché nel nuovo disordine globale, o l’Europa diventa soggetto politico o diventa terreno di conquista. A proposito di disordine globale, parliamo del Board of Peace che, come detto dal cardinale Pizzaballa, è un’operazione colonialista e, aggiungerei, di speculazione immobiliare e finanziaria americana, sulla testa dei palestinesi. Un club che prevede Trump come capo a vita, con diritto di veto e di espulsione dei membri. L’unico grande paese che si è subito piegato a questa iniziativa tragicomica è l’Italia, che non ha avuto nemmeno la dignità di chiedere le scuse di Trump per l’insulto che ha riservato ai nostri soldati morti in Afghanistan. D’altra parte, la prefazione del prossimo libro di Giorgia Meloni è firmata J. D. Vance, quel Vicepresidente degli Stati Uniti che è punto di riferimento dei multimiliardari delle Big Tech della Silicon Valley che parlano spudoratamente di superamento della democrazia.

La preoccupa quanto accade in America?
Preoccupa moltissimi italiani: lo avverto ogni giorno. Vedono immagini di retate, deportazioni, omicidi, repressione del dissenso e un linguaggio pubblico intriso di odio. Il ritorno del suprematismo bianco e del razzismo è criminale e criminogeno. E come in ogni sovranismo, arriva l’attacco allo Stato di diritto e alla magistratura. Vedendo i sondaggi americani e l’atteggiamento di molti repubblicani, credo che una risposta forte arriverà già nelle prossime elezioni di midterm a novembre. Solo la Presidente Meloni finge di non vedere, perché ha scelto di stare acriticamente da quella parte.

Referendum sulla giustizia: qual è la posta in gioco?
La Costituzione: equilibrio tra poteri, autonomia della magistratura, uguaglianza davanti alla legge. Per capire meglio cosa siamo chiamati a votare dobbiamo guardare sia il merito, sia il vero obiettivo che ha il Governo con la riforma Nordio. Nel merito, la riforma non risolve problemi reali — organici, durata dei processi, sovraffollamento carcerario. E già oggi la separazione delle funzioni esiste: i passaggi sono marginali. Il rischio è un PM separato dalla cultura della giurisdizione, più esposto all’autoreferenzialità o alla subordinazione all’esecutivo. Con il sorteggio poi si è raggiunta l’apoteosi, formalmente previsto per tutto il CSM ma praticamente riservato ai soli magistrati visto che il Parlamento potrà sorteggiare su una lista che predispone prima. Due pesi e due misure che consentiranno alla parte politica di dominare la componente togata. Ma soprattutto: l’obiettivo è intimidire la magistratura e ridurre contrappesi e controlli. È un disegno: autonomia differenziata, premierato, e controllo crescente sugli snodi istituzionali. Il fatto che cresca il “no” nei sondaggi indica che gli italiani hanno capito e non condividono.

Da tesoriere, che bilancio trae?
In questi anni abbiamo aperto nuove sedi, moltiplicato le feste, risolto i problemi economici nazionali, preparato al meglio la nostra comunità alle prossime sfide politiche ed elettorali. Abbiamo segnato un record con oltre 10,5 milioni di euro di opzioni del 2 per mille grazie a più di 632mila contribuenti nel 2025. E questo anche perché abbiamo indirizzato oltre 4,7 milioni ai territori, generando un impegno corale e unitario. Non è un’operazione burocratica ma politica, di chi crede nel partito come leva di partecipazione democratica. Il finanziamento trasparente ai partiti è specchio anche della qualità della democrazia. In termini pratici significa maggiore partecipazione dei circoli, scuole di formazione, iniziative sul territorio. Abbiamo inoltre superato la cassa integrazione per i nostri dipendenti e rinnovato il contratto, applicando le 35 ore a parità di salario e il congedo paritario pienamente retribuito che chiediamo di approvare in Parlamento. Questo anche perché la nostra credibilità dipende dalla capacità di assomigliare a quello che diciamo. Così rafforziamo la nostra azione per costruire l’alternativa alla destra, in un partito solido in cui -per fortuna- si discute a differenza di tutti gli altri, ma che al contempo è guidato da una segretaria che, dopo l’ultima Assemblea nazionale, è forte di una larga maggioranza e di un gruppo dirigente solidale e unitario. Alle regionali abbiamo consolidato un’alleanza e abbiamo mostrato che, nei collegi uninominali, possiamo già essere potenzialmente maggioranza in Parlamento: per questo Meloni vuole una nuova legge elettorale. Siamo quindi in campo per tornare a vincere e convincere nelle elezioni politiche del 2027.

19 Febbraio 2026

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