Il capogruppo PD Regione Lombardia

Intervista a Majorino: “Decreto sicurezza bestiale, ma serve più polizia in strada”

Il capogruppo del Pd alla regione Lombardia: “La destra desidera una sinistra che non affronti il tema della sicurezza delle persone. Noi dobbiamo continuare ad incalzare il governo affinché la polizia ci sia nelle città e possa operare”

Interviste - di Umberto De Giovannangeli

12 Febbraio 2026 alle 15:30

Condividi l'articolo

Photo credits: Sara Minelli/Imagoeconomica
Photo credits: Sara Minelli/Imagoeconomica

Pierfrancesco Majorino, già europarlamentare, è capogruppo PD Regione Lombardia, membro della Segreteria nazionale del Partito democratico con l’incarico di responsabile Politiche migratorie e Diritto alla Casa.

Più polizia, meno libertà. Pronto il decreto anti-cortei. E si prepara il blocco navale”. Il titolo di prima pagina de l’Unità. Siamo ad un ulteriore passaggio ad uno Stato securitario?
Più che altro ad un’accelerazione sul piano della cultura autoritaria del governo. Nulla di sorprendente. Perché in realtà il contesto che ha preso piede in questi mesi è quello clamorosamente affine a ciò che fa il Presidente Trump negli USA. Siamo al compiersi del vero progetto fondato sul paradosso dell’internazionalizzazione del nazionalismo. E quindi al diffondersi di una cultura che mette in discussione la qualità della democrazia e il ruolo stesso delle istituzioni. Diventa perfino inutile entrare troppo nel merito dei singoli provvedimenti.

Perché?
Perché se li guardi tutti, cominciando da quel surreale debutto sui “rave” di anni fa e passando per i CPR d’Albania o tanto altro, lo spettacolo complessivo alla fine dice una cosa sola: alla destra interessa alimentare la cultura dell’emergenza permanente. Ciò fa crescere le tensioni, produce benzina da gettare sul fuoco del rancore e, peraltro, serve come grande distrattore di massa. Del resto, il Paese è immobile. L’indice di crescita racconta di un’Italia ferma, gli stipendi sono al palo mentre sale il costo della vita, del carrello della spesa. Per non parlare della totale assenza di politiche pubbliche sulla questione del diritto alla Casa. O del piano di smaltimento delle liste d’attesa in sanità che si è perso da qualche parte mentre aumentano i profitti dei grandi gruppi della sanità privata. E in questo contesto cosa fa allora il governo?

Buona domanda. Qual è la sua di risposta?
Sparge in giro un po’ di decretazione da stato autoritario. Sembra dire: pensate che il vostro problema di incertezza sull’oggi e sul domani sia riconducibile al vostro salario o al costo degli affitti o ancora alle liste d’attesa in sanità? Ecco, in quel caso vi sbagliate. Il problema vero sono quelli che manifestano, e prima erano coloro che si radunavano nei rave, e prima – ma probabilmente anche adesso e in futuro – erano, sono e saranno, gli immigrati, gli stranieri. Quindi, pare proseguire così il discorso della Meloni, non prendetevela con noi! Noi non possiamo farci niente. Prendetevela con “loro”. Ripeto: siamo di fronte a tanti tasselli di una strategia mondiale. Giorgia Meloni è parte integrante di questo blocco di destra radicale che governa nel mondo. Quando, anche qualche esponente del pensiero progressista tende a sminuirne il ruolo fa un clamoroso errore.

Quale sarebbe questo errore?
Perché Giorgia Meloni è funzionale alla politica di Trump non poiché viene tenuta in ultima fila ma per scelta e per calcolo. Del resto, basti pensare all’ICE, che è chiaramente per la destra un modellino a cui ispirarsi, ICE a cui, me lo faccia dire con orgoglio, da Milano vi è stata in questi giorni una risposta molto netta ben rappresentata da proteste nelle istituzioni, manifestazioni e soprattutto dai fischi destinati al Vicepresidente Vance in più di un’occasione olimpica. Aggiungo infine che quella della destra è una politica che per l’Italia rappresenta una clamorosa iattura. Perché sul terreno delle politiche a sostegno del lavoro, delle imprese, dell’innovazione, del sapere, dei diritti sociali il nostro è un Paese che attraversa un momento molto duro e il governo si nasconde.

Scrive Sansonetti: “Loro dicono: sicurezza. Intendono: repressione”.
Il Direttore ha ragione. La questione della Sicurezza, questione per me molto molto importante e da non lasciare mai a Meloni e soci proprio “loro” la usano e la traducono nel meccanismo di limitazione del dissenso. Prendono fatti di cronaca anche molto brutti, dolorosi e drammatici e li trasformano in un pretesto per rendere la vita più dura a chi si vuole dare da fare per dire la propria. Vorrei essere chiaro su questo, sulle conseguenze: con la decretazione di questi anni, e pure di questi giorni, gli studenti che decidono di bloccare il traffico, senza aver chiesto permesso, magari perché la propria scuola cade a pezzi, rischiano di andare incontro a sanzioni durissime o i lavoratori che hanno appena ricevuto la comunicazione di un licenziamento via mail che scendono in strada per urlare la propria rabbia rischiano la galera.
La limitazione della libertà, l’intimidazione dall’alto, non sono fatti simbolici. Sono condizioni effettive.
Di fronte a tutto ciò dobbiamo però, lo ripeto, non cadere nel tranello.

Quale?
La destra desidera, quasi la richiede, una sinistra che non affronti mai il tema della sicurezza delle persone, anche proprio della sicurezza urbana, come presidio. Noi dobbiamo insistere in modo netto in più direzioni, condannare l’uso strumentale delle forze dell’ordine; dire di no alle bestialità contenute nel decreto, ma continuare, come stiamo facendo, ad incalzare il governo affinché gli agenti di polizia ci siano nelle città, possano operare, o perché si ponga un limite drastico alla circolazione dei coltelli tra i ragazzi. Sono questioni vere, su cui, anzi quel che dico è che il governo sta fallendo, fa propaganda e pochi fatti, laddove servirebbero la saggezza e il pragmatismo mostrate ad esempio da Franco Gabrielli in questi giorni. Non un pericoloso esponente dell’opposizione, ma un Servitore dello Stato assolutamente non di parte.
Ovviamente oltre a questo c’è un’altra faccia della medaglia, quella della prevenzione, della coesione sociale, delle opportunità di socialità offerte nei quartieri o, sempre per stare dalle parti di quel che vivono oggi le ragazze e i ragazzi, la necessità di potenziare il ruolo della scuola. Tutte cose molto molto importanti che non vanno mai messe in contrapposizione con un uso efficace della forza. Io voglio più diritti, più diritti sociali e civili, più spazi di socialità e libertà nelle nostre città. E pure più agenti nelle strade contro il crimine. Non credo di rappresentare un atteggiamento schizofrenico, penso semmai che non si debbano contrapporre due facce di una stessa medaglia.

Anche alla luce di questi sviluppi, qual è la vera posta in gioco nel referendum sull’ordinamento giudiziario?
Io voterò “no” con convinzione perché questa riforma non porta in alcun modo più efficacia nel sistema giudiziario, non garantisce maggiore velocità nei processi, né certezza della pena. Cioè le cose di cui avremmo bisogno. Semmai serve a condizionare, per assecondare le necessità del potente di turno, l’azione della magistratura. Oggi poi è sempre più chiaro l’uso politico del referendum che, anche in questo caso, va ben al di là del merito. Il governo vuole semplicemente rendere meno autonoma la magistratura e per far andare la gente a votare sta spiegando l’inverosimile. Prendiamo la questione dei rimpatri. Essi non si fanno perché non ci sono accordi bilaterali coi Paesi d’origine. Non certo perché ci sono giudici che non fanno rispettare le leggi.

Nel Mediterraneo si continua a morire. Mille l’altra settimana. Mille naufraghi restati nella tempesta senza soccorsi. La risposta del governo è la riproposizione dell’idea del blocco navale. Non è tempo di scendere in piazza contro questi crimini di Stato.
Io penso che si debba tornare ad alzare la voce, a farsi vedere. Sull’immigrazione si è consumato il delitto perfetto. La destra ha annientato il modello nazionale di accoglienza, ha reso ineluttabile la morte nel Mediterraneo come fosse un semplice fatto statistico. Invece serve ben altro, e lo dico pure osservando le recenti decisioni delle istituzioni europee, che subiscono l’egemonia del sovranismo e della politica fondata sulla paura. Abbiamo bisogno, come ripetiamo da alcuni anni, di cancellare la Legge Bossi-Fini che genera più irregolarità, a partire, la cito spesso perché è assai lungimirante, dalla proposta di Legge di Graziano Delrio. Poi ci serve subito una missione europea di soccorso e in prospettiva canali d’ingresso legali, sicuri, a tutta l’Europa, la cooperazione tra gli Stati, progetti di formazione e inserimento lavorativo, un grande piano per l’inclusione sociale, corsi di lingua italiana. Insomma, tutto ciò che non si fa e che contribuirebbe a contrastare l’emarginazione sociale e quindi anche a rendere le nostre città più serene e sicure. Ma perché questo non accade e si insiste solo sul terreno dell’esternalizzazione delle frontiere e del modello Albania? È semplice: perché i migranti irregolari e non inseriti nella società sono utili alla narrazione fondata sul rancore o al massimo vanno bene se diventano schiavi per consegnare cibo nelle case.

A proposito di piazze. La segretaria del Pd, Elly Schlein, è stata di nuovo accusata, dopo la manifestazione di Torino, di “flirtare” con le piazze estreme.
Un’idiozia pericolosa. Elly Schlein e tutto il PD hanno condannato da subito le violenze. La cosa scandalosa è l’altra: l’uso politico di quella violenza operato dal governo. Un giochino facilmente prevedibile, la cosiddetta spirale, violenza/repressione che produce limitazione degli spazi di libertà per tutti e offusca le ragioni dei tantissimi che in piazza vanno in modo assolutamente pacifico. I violenti vanno isolati anche per questo. Innanzitutto, perché è inaccettabile e da perseguire qualsiasi comportamento delinquenziale e teppistico messo in atto nei confronti degli agenti e poi, pure, perché sono, da che mondo è mondo in società come le nostre, i migliori alleati di chi vuole la restaurazione. Chi massacra un poliziotto è l’utile idiota dello Stato autoritario.

12 Febbraio 2026

Condividi l'articolo