Il nuovo ddl immigrazione

Niente telefoni, niente contatti, niente ispezioni parlamentari: nei Cpr il governo vara la licenza di tortura

La stragrande maggioranza dei prigionieri nei Cpr è accusato tuttalpiù del reato di immigrazione clandestina, che prevede come pena non il carcere ma una multa.

Politica - di Piero Sansonetti

13 Febbraio 2026 alle 07:00

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Photo credits: Carlo Lannutti/Imagoeconomica
Photo credits: Carlo Lannutti/Imagoeconomica

Nel disegno di legge contro profughi e migranti varato l’altra sera dal consiglio dei ministri ci sono due norme minori (oltre al blocco navale) nascoste tra i paragrafi. Una proibisce l’uso dei cellulari nei Cpr, l’altra elimina il diritto di ispezione (sempre nei Cpr) da parte dei parlamentari.

Lo scopo di queste due regole è evidentissimo. Il ritiro dei telefoni cellulari impedisce ai prigionieri di documentare, con filmati o foto, eventuali (e non infrequenti) abusi nei loro confronti. E annulla ogni possibilità di comunicare con l’esterno. Il blocco delle visite dei parlamentari abolisce uno dei pilastri del nostro Stato di diritto, quello del controllo del Parlamento sulle carceri, sempre allo scopo di rendere i prigionieri del tutto alla mercé dei carcerieri. Impossibile stavolta non parlare di legge fascista. Lo è. È di ispirazione mussoliniana. Non è questione di pregiudizio ideologico. La caratteristica fascista di queste regole è evidente e indiscutibile. Naturalmente qualcuno potrebbe osservare che anche nei regimi comunisti era stato abolito ogni diritto dei prigionieri. Verissimo: ma per definire comunista questo governo occorrerebbe che abolisse la proprietà privata, e ciò, al momento, è improbabile. Del fascismo invece non manca proprio nulla. Il ricordo delle leggi speciali del 1825 è inevitabile.

Il ritiro dei telefonini e la fine del diritto all’ispezione parlamentare pongono i migranti ingabbiati nei Cpr in condizioni di mancanza di libertà ancora superiore a quella dei detenuti nelle carceri ordinarie. Dove quantomeno il diritto all’ispezione non è stato ancora abolito. Ed è una sfida aperta, e credo dovuta, alla Costituzione. Ricopio qui l’articolo 13 della Costituzione, così ciascuno può giudicare: “Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.

Mi pare assodato che rinchiudere una persona – un profugo – in un Cpr senza che possa uscire, senza che possa comunicare coi parenti, senza che possa essere visitato da un parlamentare, equivale al 100 per cento alla detenzione. In quali casi la legge prevede la detenzione prima di una condanna al carcere? Solo nel caso che la persona sia accusata dalla Procura, con indizi sufficienti, per un reato con pena massima di almeno cinque anni. La stragrande maggioranza dei prigionieri nei Cpr è accusato tuttalpiù del reato di immigrazione clandestina, che prevede come pena non il carcere ma una multa.

Mi chiedo: ma la sparuta presenza liberale in questa maggioranza di governo, quasi tutta presente nel partito di Forza Italia, potrà mai accettare l’umiliazione di votare per un provvedimento fascista – oltre la stessa tradizione del Msi – che rovescia e rende polvere i principali valori del liberalismo? Vedremo. Spero di no.

13 Febbraio 2026

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