Il ddl immigrazione
Il governo vara lo “Spazzaprofughi”: porti chiusi e asilo abolito, è la soluzione finale di Meloni
Complice il sì di Bruxelles alla stretta sui Paesi sicuri, il governo rilancia la caccia agli immigrati con il blocco navale e respingimenti di massa rapidi
Politica - di David Romoli
C’era una volta la civile Europa che calmierava gli appetiti voraci dei sovranisti nazionali, temperava le smanie, imponeva un certo rispetto almeno dei diritti umani più basici. In Italia il centrosinistra impugnava i pronunciamenti di Bruxelles e Strasburgo per provare a sbarrare la strada ai Salvini di turno. Storia di ieri. Le cose non sono solo cambiate. Il quadro è rovesciato. Una Ue nella quale la destra radicale dilaga e fa egemonia il bastione della civiltà si è mutato nel grimaldello col quale scassinare le ultime porte e aver ragione delle soverchie resistenze anche in Italia. È vero su molti fronti. In nessuno quanto su quello dell’immigrazione.
È solo una coincidenza se il cdm che dovrebbe varare il nuovo ddl sull’immigrazione è convocato oggi, a 24 ore di distanza dal voto del Parlamento europeo che ha suggellato il giro di vite sui rimpatri. Coincidenza cronologica e comunque eloquente ma in compenso stretta consequenzialità politica. A rendere possibile le nuove norme in Italia è la svolta della Ue, che ha ormai fatto propria la strategia della fortezza blindata sponsorizzata soprattutto dall’Italia stessa. Il Parlamento di Strasburgo ha trasformato in legge l’accordo europeo che modifica la legge dei Paesi sicuri, allungandola parecchio e incidentalmente inserendo Paesi come l’Egitto e il Bangladesh: quelli da cui provenivano i migranti spediti in Albania e poi riportati in Italia di corsa, su ordine del magistrato, proprio perché i loro Paesi di provenienza non erano considerati sicuri. Ora a provare che il rimpatrio comporterebbe forti rischi per la vita o per la libertà dovrà essere il richiedente e il ricorso in caso di richiesta respinta non implicherà più la sospensione della condanna.
La nuova norma europea fa parte del Migration and Asylum Pact, un pacchetto di misure che suggella il giro di vite nelle politiche dell’immigrazione. Le voci sono molte, divise in quattro gruppi ma quella approvata ieri è tra le più importanti ai fini di una molto più rigida politica dei rimpatri. Interviene anche sui cosiddetti “Paesi terzi sicuri”, dove gli immigrati arrivati nell’Eden dell’Unione potranno essere inviati purché sia accolta una di queste tre condizioni: legami parentali, culturali o linguistici con quel Paese; essere passati per lo stesso Paese prima di approdare nell’Unione senza chiedere asilo; esistenza di trattati bilaterali o dell’Unione con il medesimo Paese. È sin troppo evidente che la nuova regola è fatta apposta per avviare la strategia italiana che mira a esternalizzare i centri di accoglienza, quasi sempre lager, nei Paesi terzi. Come appunto l’Albania.
Il ddl si basa proprio sul Migration and Asylum Pact. Prevede maglie molto più strette nell’accettazione delle richieste di asilo e molto più larghe nei respingimenti. Il fiore all’occhiello è una coppia di trovate davvero innovative. La prima consente di “interdire temporaneamente” le acque territoriali in caso di “pressione migratoria eccezionale”. La seconda di inviare direttamente nei Paesi terzi gli immigrati imbarcati sulle navi bloccate grazie alla “interdizione temporanea”. Insieme, le due norme sono una specie di arma totale contro le Ong e le loro navi, vero bersaglio numero uno del ddl. In prima battuta Meloni avrebbe voluto varare le misure anti-immigrati e anti-Ong subito, per decreto. Impossibile, le ha fatto notare il Colle. Per procedere è necessario che entri in vigore il Migration Act europeo e non succederà prima del prossimo 12 giugno. Sino a quel giorno il muro del governo italiano continuerà a confliggere con la normativa europea.
Dopo giugno non sarà più così ma ciò non significa che i problemi del ddl siano finiti qui. Il testo originale, espunto dal ddl sulla sicurezza varato contestualmente al decreto la settimana scorsa (ma non ancora firmato da Mattarella perché mai arrivato sul Colle, prevedeva l’espulsione degli stranieri considerati “pericolosi” senza ulteriori spiegazioni e senza possibilità di ricorso. Mattarella ha spiegato che le ragioni della presunta pericolosità devono essere specificate e che, comunque, il diritto al ricorso è garantito dalla Carta. Ma sono le regole gemelle sul blocco navale quelle più delicate e a rischio. Devono fare i conti con la normativa internazionale e basterebbe uno di quegli errori nei quali il governo incappa di frequente per trasformare l’offensiva in una rotta. Per questo non è escluso che il ddl slitti di qualche giorno. Ma senza farsi troppe illusioni: alla fine Giorgia riuscirà a rendere un percorso minato la richiesta d’asilo. Perché ora ha mamma Europa dalla sua parte.