Il grafico del Viminale

Lo strano trionfo contabile del governo Meloni: più morti per meno arrivi

A febbraio 2026 meno sbarchi che nel febbraio 2025, per Giorgia Meloni è un successo ma quel grafico dice solo una cosa: meno persone arrivano vive. Non dice quante partono, quante vengono intercettate, quante muoiono

Politica - di Ammiraglio Vittorio Alessandro

11 Febbraio 2026 alle 09:00

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Foto da X
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Il grafico del Viminale mostra un dato netto: a febbraio 2026 gli sbarchi sono molto inferiori rispetto allo stesso periodo del 2025, in alcuni giorni si arriva allo zero. Per il governo è un successo, ma quel grafico dice solo una cosa: meno persone arrivano vive. Non dice quante partono, quante vengono intercettate. Non dice quante muoiono. Negli stessi giorni in cui la curva scende, oltre mille migranti risultano morti o dispersi durante il ciclone Harry. Altri cinquantatré, tra cui due neonati, sono ora affondati al largo della Libia: numeri che non compaiono in nessuna statistica sugli sbarchi. Il calo non è umanitario, è contabile. È una sottrazione allo sguardo.

La cosiddetta “terapia libica” funziona così: blocca gli arrivi, non le tragedie. Esternalizza la violenza, sposta la morte fuori dal campo visibile, la rende accettabile. In questo quadro si inseriscono le nuove norme annunciate dal governo: interdizione degli ingressi via mare, possibile divieto di attraversamento delle acque territoriali, ritorno al meccanismo Albania. Tutto giustificato in nome della sicurezza nazionale e della “pressione migratoria eccezionale”. La sicurezza diventa la parola chiave. Vale per i migranti e vale anche per il dissenso interno, per la rilettura forzata dei conflitti sociali come terrorismo. È lo stesso schema: restringere diritti mentre si chiede fiducia. Parlare di quelle cinquantatré persone significa, dunque, parlare di noi. Di ciò che consideriamo normale. Di quanto siamo disposti a perdere – in umanità e in libertà – pur di vedere una linea che scende.

11 Febbraio 2026

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