Parla la giudice
Intervista a Silvia Albano: “Il governo Meloni usa i violenti per colpire il dissenso pacifico”
Gli scontri di Torino e le misure annunciate dal governo, parla la presidente di Magistratura democratica: “Le norme per contrastare le condotte violente ci sono già. Le politiche repressive non creano più sicurezza ma rischiano di alimentare la violenza”
Interviste - di Angela Stella
Silvia Albano, Presidente di Magistratura Democratica, dopo le immagini degli scontri al corteo per Askatasuna, il Governo, in primis con Giorgia Meloni, accelera sul pacchetto sicurezza e prepara le misure forti.
Non se ne vede proprio la necessità, le norme per punire le condotte violente ci sono già. A Torino c’è stata una grande manifestazione, gli organizzatori dicono 50.000 la Questura 20.000 persone, assolutamente pacifica. Le violenze hanno riguardato una sparuta minoranza. Lo Stato nella gestione dell’ordine pubblico dovrebbe garantire il diritto di manifestazione pacifica, le norme del precedente decreto sicurezza e le anticipazioni riguardanti le nuove misure in cantiere tendono invece a reprimere proprio il diritto di manifestare pacificamente. I conflitti sociali, il diritto di esprimere il dissenso sono la sostanza della democrazia e le politiche repressive, non creano più sicurezza ma rischiano di alimentare la violenza, esasperando gli animi. Dal suo insediamento la produzione legislativa del governo, attraverso un susseguirsi di decreti legge, è stata all’insegna della moltiplicazione di nuove fattispecie di reato, aggravamenti delle pene, nuove circostanze aggravanti (invito a leggere il nuovo numero della rivista trimestrale di Questione Giustizia sulla politica penale della destra). Non credo che da tre anni a questa parte le persone si sentano più sicure. Negli Usa c’è la pena di morte, eppure è il paese che ha il più alto numero di omicidi, Minneapolis è militarizzata, occupata da milizie che godono della sostanziale impunità e i suoi abitanti si sentono molto più insicuri di prima. La sicurezza si garantisce non attraverso l’esclusione e la marginalizzazione di interi settori della società. Se le carceri scoppiano e non si possono fare percorsi di reinserimento sociale le persone quando escono torneranno a delinquere. Le statistiche dimostrano che diminuisce radicalmente il rischio di recidiva per i detenuti che hanno seguito percorsi trattamentali di reinserimento e goduto di misure alternative. I centri sociali nei quartieri dormitorio creano degli spazi di aggregazione, alternativi alla strada, offrono servizi, come le palestre popolari o il doposcuola per i bambini di famiglie che lavorano e non hanno i soldi per pagarsi una baby sitter. Ci si sente più sicuri se nel quartiere c’è uno spazio del genere aperto o se il quartiere vive nella desolazione? La marginalità sociale è criminogena, alimentarla non crea certo sicurezza.
Rispunta l’ipotesi del fermo preventivo, una misura per nulla garantista. Che ne pensa?
Nella formulazione che è circolata mi pare un’ipotesi in palese violazione dell’art 13 della Costituzione, che stabilisce che la libertà personale può essere limitata solo con atto motivato dell’autorità giudiziaria e solo in casi eccezionali di necessità e urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità amministrativa può adottare provvedimenti provvisori che necessitano comunque sempre del controllo giurisdizionale al massimo entro 48 ore. Non è consentito il fermo indiscriminato di manifestanti.
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Con queste misure si punta a soffocare il dissenso pacifico?
Mi pare che la direzione presa sia questa, strumentalizzando le condotte illegali e violente di una minoranza.
Come si possono colpire i violenti, senza sacrificare i diritti?
Attraverso una gestione responsabile e democratica dell’ordine pubblico, applicando le leggi che già ci sono che permettono ampiamente di perseguire i reati eventualmente commessi. Ricordando che la responsabilità penale è sempre personale e rispettando le procedure che prevedono che alla condanna si arrivi all’esito di un processo, prima opera la presunzione di innocenza.
Giorgia Meloni ha scritto: “mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quelli che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono e consentono di rispondere in modo fermo, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte”. Nordio le ha dato ragione: “Bisogna essere chiari, bisogna intervenire con una repressione che sia immediata, adeguata e severa, ha ragione la nostra premier Meloni a dire che ora spetta alla magistratura dimostrare, in piena autonomia e indipendenza, che la legge va rispettata senza se, senza ma e senza indulgenze”. Come commenta?
Dovrebbero decidersi, cosa fa la magistratura quindi? Tiene in galera gli innocenti e libera i colpevoli? In questa campagna referendaria qualsiasi cosa accada è colpa della magistratura. Credo che ci vorrebbe più rispetto istituzionale per i rispettivi compiti, la magistratura non deve rispondere ai desiderata del governo ma difendere i diritti di tutti, perseguire i colpevoli e condannare quando c’è la prova della colpevolezza. La magistratura si limita a rispettare le leggi, in primo luogo la costituzione
La procuratrice capo di Torino, Lucia Musti, nel suo intervento sabato all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha parlato di “piazze usate come strumento di lotta con la benevola tolleranza della upper class”. Condivide oppure no?
Non so esattamente cosa volesse dire, la frase mi pare un po’ infelice, perché la piazza in democrazia è uno strumento di lotta, la libertà di manifestazione pacifica è un diritto fondamentale sancito dalla costituzione.
Il Comitato Sì riforma, presieduto da Nicolo Zanon, ha condiviso una card: una immagine dei violenti di Torino che assalivano un poliziotto e la scritta ‘Loro votano No’. Che ne pensa?
La trovo quantomeno una grave caduta di stile che danneggia chi usa una propaganda del genere. Il comitato “Giusto dire no” promosso dall’ANM è stato denunciato da uno dei Comitati per il SI (quello del Partito radicale, presieduto, ndr) per un reato di opinione di derivazione fascista (diffusione di false notizie atte a turbare l’ordine pubblico), per molto meno: per i cartelli che chiedevano se si voleva un giudice sottoposto alla politica, dove ci si è limitati a riportare ciò che le forze di governo ripetono ogni giorno sulle finalità di questa riforma.
È altresì vero che quello stesso post voleva criticare l’editoriale di Marco Travaglio dal titolo “Incensurati per il no” in cui si propone un azzardato parallelismo tra fedine penali e intenzioni di voto. Non è sbagliato anche questo messaggio?
Trovo sbagliato anche questo messaggio, non bisognerebbe mai uscire dai binari di un confronto democratico e rispettoso dell’interlocutore.
Sempre Fratelli d’Italia, usando anche il logo Sì riforma, sta chiedendo di votare Sì così i migranti non verranno più riportati dall’Albania in Italia dalle toghe rosse e le toghe rosse non scarcereranno più i delinquenti. Che ne pensa?
Penso che in questo modo si dice chiaramente quale sia la vera finalità della riforma, nelle intenzioni di chi il disegno di legge l’ha firmato, la magistratura non deve ostacolare le politiche del governo, anche quando queste violano norme di natura sovraordinata, come il diritto dell’Unione Europea. Solo che la Corte di Giustizia UE con la sentenza del 1° agosto ha dato ragione al popolo italiano. In democrazia tutti devono rispettare la legge e la legge deve rispettare le fonti sovraordinate, come la Costituzione e le norme sovranazionali. Mi pare che l’insofferenza riguardi i necessari controlli di legalità che la magistratura è deputata a fare anche nei confronti del potere politico e delle forze di polizia, a tutela dei diritti di tutti. Tutto si tiene: ai vari pacchetti sicurezza è funzionale un Pubblico Ministero lontano dalla giurisdizione, Avvocato della Polizia e accusatore puro, come si auspica avvenga con questa riforma guardando al modello americano, e il prossimo passo, come ha dichiarato il Ministro Tajani, sarà di sottrarre al PM la direzione della Polizia Giudiziaria, così sarà questa, e per lei i Ministri dai quali gerarchicamente dipende, a decidere quali reati perseguire e quali processi fare. Io spero che i sinceri liberali si rendano alla fine conto che il progetto perseguito dalle forze di governo, attraverso la riforma della magistratura e l’indebolimento della sua autonomia e indipendenza, unitamente ai pacchetti sicurezza e alla riforma costituzionale del premierato, è un disegno sostanzialmente autoritario dove i poteri si concentrano nelle mani del “capo”. E alla fine si convincano tutti a votare no, per preservare l’equilibrio dei poteri disegnato dai Costituenti che avevano vissuto sulla propria pelle le conseguenze della mancanza di rigidi paletti per limitare i poteri dell’esecutivo.