Fast Fashion

Piazza Italia in amministrazione giudiziaria, “modello Milano” anche a Firenze: abiti prodotti con aziende sfruttatrici

Accusata di aver agevolato lo sfruttamento di manodopera cinese. Provvidementi simili già con latri marchi del lusso Made in Italy

News - di Redazione Web

2 Febbraio 2026 alle 16:15

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Piazza Italia

Firenze come Milano. Il tribunale di Firenze, su richiesta della procura di Prato, ha messo in amministrazione giudiziaria il marchio di abbigliamento Piazza Italia con l’accusa di aver agevolato lo sfruttamento di manodopera cinese in aziende che lavorano nella sua filiera.
Si tratta di un provvedimento simile a quelli adottati dal tribunale di Milano nei confronti soprattutto di grandi marchi del lusso ‘Made in Italy’ come Dior, Armani, Valentino, Loro Piana.

Piazza Italia è un noto marco di abbigliamento italiano “fast fashion”, la sua sede è a Nola (Napoli): la procura di Prato guidata da Luca Tescaroli contesta all’azienda di essersi servita per la produzione dei suoi capi di due aziende di Prato gestite da cittadini cinesi, indagati per sfruttamento e caporalato. Alle sue aziende esterne, secondo i pubblici ministeri, Piazza Italia avrebbe affidato una parte “significativa” della propria produzione a partire dal 2022.

L’obiettivo era quello di massimizzare i propri profitti, con margini di guadagno che la procura di Prato ha stimato a “circa il 300 per cento rispetto ai costi di produzione”, creando così un sistema che le permetteva di “praticare prezzi anticoncorrenziali e di affermarsi nel mercato”. Piazza Italia avrebbe dunque “colposamente” agevolato le pratiche che consentivano questa riduzione dei costi grazie alla mancata vigilanza sulle aziende di cui si serviva per la produzione dei suoi capi di abbigliamento: la società si occupava secondo la tesi della procura solamente di verificare la qualità del prodotto finito da vendere nei suoi negozi, glissando sulle persone impiegate nelle aziende, sulle loro condizioni retributive e di sicurezza sul lavoro.

In mano alla procura ci sono le dichiarazioni di alcuni testimoni, lavoratori presso le aziende che fornivano i capi di abbigliamento a Piazza Italia. Tra queste quelle di un operaio irregolare del Mali, S.W., citata dal Fatto Quotidiano, secondo cui “la sua paga giornaliera era pari a 35 euro a fronte di un impegno lavorativo pari a 12 ore di lavoro/die 7giorni su 7, intervallato da 2 pause di pochi minuti ciascuna”.

Da qui la richiesta della procura al tribunale di Firenze di applicare l’amministrazione giudiziaria alla società, ovvero nominare uno o più funzionari incaricati di interrompere e correggere le pratiche illeciti all’interno della filiera. La “missione” degli amministratori giudiziari termina quando il tribunale ritiene che le pratiche siano state effettivamente corrette.

2 Febbraio 2026

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