La biatleta
Rebecca Passler sospesa all’anti-doping: positiva al letrozolo, è la prima alle Olimpiadi Milano Cortina
La 24enne altoatesina fermata a un controllo out of competition. Potrà fare ricorso ma i tempi sono strettissimi: i Giochi al via venerdì 6 febbraio
Sport - di Redazione Web
Positiva al letrozolo Rebecca Passler, la biatleta convocata per le Olimpiadi invernali Milano Cortina. Sospesa in via cautelare dal Tribunale Nazionale Antidoping, Passler è risultata positiva durante un controllo da parte di NADO Italia, l’organizzazione nazionale antidoping italiana. La sua è la prima positività nota di un’atleta convocata o qualificata ai Giochi invernali che saranno inaugurati il prossimo 6 febbraio. Il CONI tramite la Fisi dovrà convocare una sostituta anche se lei potrebbe fare ricorso.
Passler è originaria di Anterselva, in Alto Adige, dove si terranno tutte le gare olimpiche di biathlon. Ha 24 anni, il suo miglior risultato in stagione è stato un decimo posto a Oberhof. È 33esima nella classifica generale di Coppa del Mondo. Otto medaglie nel suo palmarés tra Mondiali juniores e giovanili, tra cui un oro in staffetta. Era la terza miglior italiana in stagione nella specialità. È la nipote dell’ex azzurro di biathlon Johann, doppia medaglia olimpica a Calgary ’88 e plurimedagliata ai Mondiali, che lavorerà come addetto alla logistica proprio allo stadio di Anterselva.
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Passler è risultata positiva a due sostanze in un controllo out of competition: il letrozolo, farmaco usato in ambito oncologico non direttamente dopante ma vietato, è un inibitore dell’aromatasi che riduce il livello di estrogeni. Non è chiaro come la sostanza sia stata assunta, non è esclusa una contaminazione. A questo punto, secondo quanto ricostruisce Agi, potrebbe rivolgersi alla Divisione ad hoc del Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) presente in sede olimpica anche se i tempi sono molto ristretti.
Già nel 2017 il letrozolo costò una squalifica alla tennista Sara Errani. In quell’occasione la Federazione internazionale di tennis stabilì che si era trattato di una contaminazione alimentari proveniente dall’impasto dei tortellini in brodo, preparati da sua madre: secondo la sentenza relativa alla vicenda, quell’impasto conteneva la sostanza che si trovava in un farmaco, il Femara, che la mamma della tennista assumeva dal 2012.