Non si placa la ferocia dell'esercito di Gerusalemme
La ferocia di Israele: bombarda una tenda e uccide Dana una bimba di 5 anni
È successo a Gaza, in un campo di sfollati. Ucciso anche lo zio e feriti i due fratellini. L’Europa chiede a Netanyahu di rimuovere il blocco delle Ong
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Una tenda di disperati scambiata per postazione terroristica. Una bimba di 5 anni per un criminale di Hamas. Un attacco israeliano a Gaza lunedì ha colpito una tenda che ospitava sfollati, uccidendo una bambina di 5 anni e suo zio e ferendo altri due bambini, secondo quanto riferito dai funzionari dell’ospedale. L’attacco è avvenuto nell’area di Muwasi, a nord-ovest di Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia di Gaza, hanno dichiarato i funzionari dell’ospedale Nasser. Si chiamava Dana Abu Ma‘rouf la bambina uccisa dagli israeliani mentre stava giocando con le sorelle Hyba e Maryam Abu Jalal, rispettivamente 5 e 7 anni, nell’area di Al Mawasi, Khan Younis. Le due sorelle sono rimaste a loro volta ferite.
Sono molti i bambini di Gaza morti durante le vacanze di Natale. In piena tregua. Da un comunicato dell’Unicef: “L’Unicef è profondamente scosso dalla morte evitabile di Ata Mai, sette anni, deceduto il 27 dicembre durante gravi inondazioni in un campo di fortuna per sfollati interni a Sudaniyeh, a nord-ovest di Gaza City. È l’ultimo bambino a Gaza ad aver perso la vita a causa delle condizioni invernali estreme e della mancanza di rifugi sicuri”, ha dichiarato Edouard Beigbeder, Direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente. “Solo nel mese di dicembre, almeno altri cinque bambini sono morti in circostanze simili. Ata era stato segnalato come disperso il 27 dicembre e, nonostante intensi sforzi di soccorso, è stato ritrovato solo diverse ore più tardi. Tutti i fratelli e le sorelle di Ata hanno meno di dieci anni. I bambini avevano già perso la madre a causa della guerra”, ha aggiunto Beigbeder. “Questa tragedia evidenzia i rischi estremi che i bambini affrontano nelle aree più colpite di Gaza. La distruzione diffusa delle abitazioni e delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie li lascia esposti agli agenti atmosferici. Questa settimana, forti piogge, venti intensi e temperature rigide hanno colpito duramente circa 100.000 famiglie che vivono in rifugi di fortuna senza adeguata protezione”. «I team che visitano i campi riferiscono di condizioni drammatiche. Nessun bambino dovrebbe essere costretto a sopportare tutto questo», ha affermato Beigbeder.
In questo scenario apocalittico, l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas e le commissarie europee al Mediterraneo Dubravka Šuica e alla gestione delle emergenze Hadja Lahbib chiedono a Israele di «consentire alle Ong internazionali di operare e fornire aiuti salvavita ai civili bisognosi in Palestina», sottolineando come «la situazione umanitaria a Gaza continui a peggiorare». «Senza queste Ong internazionali – dichiarano in una nota sulla legge israeliana riguardante la registrazione delle Ong – gli aiuti umanitari non possono essere forniti nella misura necessaria per prevenire ulteriori perdite di vite umane a Gaza». «Per fornire aiuti in modo rapido, sicuro e nella misura necessaria – si legge ancora – le Ong internazionali devono poter operare in modo continuativo e prevedibile. Senza di loro, gli aiuti salvavita non possono raggiungere le persone bisognose. La fornitura di aiuti umanitari e di servizi ai civili dipende dall’accesso. Secondo il diritto internazionale umanitario, tutte le parti in conflitto devono consentire e facilitare il passaggio rapido e senza ostacoli degli aiuti umanitari».
Nei giorni scorsi anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto a Israele di porre fine al divieto imposto alle agenzie umanitarie che fornivano aiuti a Gaza, affermando di essere “profondamente preoccupato” per questo sviluppo. Guterres chiede che “questa misura venga revocata, sottolineando che le organizzazioni non governative internazionali sono indispensabili per il lavoro umanitario salvavita e che la sospensione rischia di compromettere i fragili progressi compiuti durante il cessate il fuoco”. Ma per Israele il diritto internazionale e quello umanitario non esistono. Le operatrici e gli operatori delle Ong sono testimoni scomodi che vanno spazzati via. Come i giornalisti.
Israele ritiene che il cessate il fuoco a Gaza non giustifichi l’ingresso dei giornalisti stranieri nel territorio, secondo un documento del governo inviato alla Corte Suprema, che si pronuncerà in merito in un secondo momento. “Nonostante il cambiamento della situazione sul campo, l’ingresso di giornalisti (sia stranieri che non stranieri) nella Striscia di Gaza senza scorta (…) non deve essere autorizzato”, sostiene il procuratore, in rappresentanza del governo, nel documento inviato alla Corte. Il 29 dicembre, Donald Trump ha ricevuto Benjamin Netanyahu a Mar-a-Lago, in Florida. «Presto inizierà la ricostruzione di Gaza» ha detto il presidente Usa, che ha definito il premier israeliano un «eroe di guerra». Ecco chi ha in mano il mondo.