La proposta del giovane economista

Zucman contro Arnault, il Francia la politica si scontra sul fisco

Il giovane economista ha proposto una patrimoniale del 2 %. Facendo infuriare la destra e il miliardario nella moda del lusso

Esteri - di Angela Nocioni

11 Novembre 2025 alle 13:30

Condividi l'articolo

Francois Walschaerts, Pool via AP
Francois Walschaerts, Pool via AP

Esulta una giovane economista francese: “Finalmente a Parigi sento parlare di tasse e non di Islam! Da mesi ormai non si sente più discutere sempre e solo di come affrontare la questione dell’Islam radicale, ma la gente litiga su come e a chi far pagare le tasse. Un miracolo direste voi italiani”.

E’ vero che l’evidenza della forbice sempre più larga tra ricchi e poveri è il tema centrale della discussione politica in Francia. La questione delle diseguaglianze economiche e sociali crescenti è il terreno su cui si confrontano le parti politiche contendendosi il consenso dei cittadini. Dal dicembre scorso la crisi politica francese, innestatasi sul tramonto del macronismo, si avvita attorno alla necessità di andare a cercare gli almeno quaranta miliardi di euro necessari a porre una toppa al debito pubblico francese. Chi vuol dar le carte nel futuro tavolo politico francese non può quindi sottrarsi alla domanda: a chi li facciamo pagare questi 40 miliardi? “Ai super ricchi”, ha proposto Gabriel Zucman, 38enne economista (allievo di Thomas Piketty) che chiede un 2% di imposizione fiscale straordinaria su chi ha patrimoni superiori ai 100 milioni: in tutto sono 1800 soggetti fiscali.

La proposta ha fatto infuriare uno di quei 1800 proprietari di patrimoni superiori ai 100 milioni di euro, Bernard Arnault, imprenditore del lusso che con la sua Lvmh, la più grande compagnia francese, controlla quasi i due terzi del mercato mondiale della moda di lusso. Considera non ricevibile la proposta di tassazione elaborata da Zucman perché, dice, “Come attivista di estrema sinistra mette le sue pseudocompetenze al servizio di una ideologia che mira alla distruzione dell’economia liberale, l’unica in grado di funzionare”. Non esattamente una apertura di discussione, quindi. Ora che i socialisti per accettare di lanciare un salvagente ai progetti di sopravvivenza della destra macroniana – attraverso il governo del fedelissimo del presidente Macron, Sébastien Lecornu – hanno detto di accontentarsi di rimandare l’innalzamento dell’età pensionabile, senza pretendere subito la tassa Zucman, l’emergenza è rimandata. Ma è questione di settimane. Quei soldi da qualche parte devono saltar fuori.

E prende il volo Raphael Glucksman, il fondatore del movimento Place Publique (alternativa soft alla France Insoumise di Mélenchon) che rivendica da tempo di esser riuscito a porre la giustizia fiscale al centro del dibattito pubblico, obbligando tutti a prendere posizione: “Lecornu è contrario alla tassa Zucman? Noi non siamo ossessionati dal nome, possiamo valutare altre soluzioni che vadano però nello stesso senso, cioè rispondere all’indignazione dei francesi e obbligare i miliardari a partecipare allo sforzo fiscale. Ma pongo la questione di come rafforzare le nostre democrazie occidentali di fronte all’avanzata dell’estrema destra, e il fattore fondamentale è il lavoro. In Francia, le classi attive votano in massa per il Rassemblement national. Poi pensionati e studenti si mobilitano e riescono a porre un freno all’avanzata con il successo dei vari fronti repubblicani, ma questa è la situazione. Non riusciremo a fermare l’ondata populista se non ascoltiamo la frustrazione dei lavoratori e se non li mettiamo al cuore del contratto sociale”.

Per ora Sébastien Lecornu l’ha scampata. Il 16 ottobre è sopravvissuto a mozioni di sfiducia votate dall’Assemblée nationale, ma deve il salvataggio ai socialisti. Aiuto non gratuito, non affidabilissimo sul lungo periodo, ma nemmeno sul breve vista l’era dei governi balneari apertasi con l’Eliseo di Macron. Nessuna delle due votazioni ha raggiunto i 289 “sì” necessari per far cadere Lecornu, ma la mozione di Mélenchon ci è andata più vicino del previsto. Ha raccolto 271 voti favorevoli mentre quella del Rassemblement national (Rn), l’ultradestra di Marine Le Pen, è rimasta a 144. Il Rn ha sostenuto la mozione di France Insoumise ma le sinistre non hanno votato quella dei lepenisti. Lecornu sta a Palazzo Mantignon con un cappio al collo.

11 Novembre 2025

Condividi l'articolo