Gli ex ostaggi israeliani contro il governo
Israele, ostaggi conto Netanyahu: “Liberi prima se non avesse ostacolato i negoziati”
Il premier: “Determinati a ottenere la restituzione dei corpi”. Hamas: “70mln di tonnellate di macerie e 20mila ordigni inesplosi da rimuovere”. Ancora attacchi dei coloni in Cisgiordania
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Prima dice che Hamas potrebbe svolgere una funzione di polizia (con o senza armi?). Il momento dopo cambia registro e lascia balenare la possibilità di ridare luce verde a quelli dell’annientamento totale (quanto totale?) dei nazi-islamisti della Striscia. Donald Trump ha detto che avrebbe preso in considerazione l’idea di consentire a Benjamin Netanyahu di riprendere l’azione militare a Gaza se Hamas si rifiutasse di rispettare la sua parte dell’accordo. Le forze israeliane potrebbero tornare in campo “non appena lo dirò io. Quello che accadrà con Hamas lo sapremo rapidamente”, ha detto il presidente americano alla Cnn.
A oggi, l’ipotesi che circola è che gli islamisti possano ammettere una smilitarizzazione graduale e parziale, liberandosi di armi pesanti e offensive – tra cui missili a corto e medio raggio – ma senza rinunciare alle altre, a meno che non venga riconosciuto un loro ruolo ufficiale e di predominio sul territorio. Secondo quanto affermato dal ministero della Salute di Gaza, nelle ultime 24 ore sono arrivati negli ospedali dell’enclave i corpi di 29 persone. Tra questi, 22 corpi recuperati tra le macerie, tre deceduti a causa delle ferite riportate e quattro persone uccise nei nuovi attacchi israeliani del giorno precedente. Nell’invasione di Gaza, seguita all’attacco terroristico del 7 ottobre 2023, Israele ha ucciso circa 70.000 palestinesi, oltre la metà dei quali minori e quasi 20.000 bambini, secondo i dati Unicef. Si stima che oltre l’80 per cento dei civili siano civili.
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Hamas stima che la guerra abbia lasciato nel territorio un’eredità di 70 milioni di tonnellate di macerie e 20.000 ordigni inesplosi da rimuovere. Lo scrive Sky News. Per fare un paragone, si stima che la guerra in Ucraina abbia prodotto circa 6,4 milioni di tonnellate di macerie nel Paese, secondo quanto riportato dai media ucraini che citano fonti governative. Quanto a Netanyahu, il premier israeliano ha ribadito ieri l’impegno a ottenere la restituzione dei corpi degli ostaggi ancora non consegnati, durante una cerimonia di stato al cimitero militare di Monte Herzl. “Siamo determinati a garantire il ritorno di tutti gli ostaggi”, ha dichiarato Netanyahu, sottolineando che la lotta è tutt’altro che conclusa ma che chiunque attacchi Israele dovrà “pagare un prezzo molto alto”. “Siamo determinati a ottenere una vittoria che plasmerà il nostro ambiente per molti anni”, ha aggiunto.
Gli ostaggi israeliani superstiti liberati da Hamas sarebbero potuti tornare a casa “molto prima”, e in numero maggiore, se il governo di Benjamin Netanyahu non avesse ostacolato a lungo i negoziati e “fatto saltare accordi” precedentemente delineati. Lo ha denunciato ieri una delle reduci di quella odissea nella Striscia di Gaza, Arbel Yehud, durante una conferenza stampa condivisa con esponenti del Forum delle Famiglie a Ramat Gan, alle porte di Tel Aviv, di cui riferiscono i media britannici. Yehud – rilasciata dopo 500 giorni di prigionia nell’ambito di una tregua precedente – ha radunato attorno a sé anche familiari dell’ultimo contingente di ostaggi rimessi in libertà in questi giorni sulla scia del cosiddetto piano Trump: incluso il suo stesso compagno, Ariel Cunio, appena tornato a casa. “Quelli di noi che siamo qui possiamo considerarci fortunati per aver potuto riabbracciare i nostri cari”, ha sottolineato la donna, ricordando come vi siano tuttavia “altre decine” di altri ostaggi- morti a causa dell’atteggiamento imputato al governo – “che le loro famiglie non potranno riabbracciare mai più”.
Nuovi attacchi dei coloni contro agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive nel villaggio di Deir Ammar, vicino a Ramallah, in Cisgiordania. Nel mirino, ha riferito Haaretz, anche i volontari, presenti sul posto per ‘scortare’ i contadini e cercare di evitare le incursioni degli abitanti degli insediamenti. I soldati presenti non hanno allontanato i coloni né impedito l’attacco, hanno dichiarato gli attivisti, sostenendo che quattro persone sono rimaste ferite. “Questo è solo il secondo giorno di raccolta e stiamo già assistendo allo stesso schema di violenza dei coloni sotto l’egida militare. Gli agricoltori che sono venuti a lavorare i loro terreni sono costretti a subire lanci di pietre mentre i soldati sono a disposizione”, ha commentato Avi Dabush, ad di Rabbis for Human Rights.
L’altra notte, attorno a mezzanotte e mezza circa ora locale, l’esercito israeliano ha compiuto un violento raid nel villaggio di Tuwani, in Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania occupata. Lo riferisce l’Ong Mediterranea in un comunicato. Secondo la stessa fonte, durante il raid dell’Idf sono state sequestrate cinque persone, tra cui una donna incinta e Hafez Huraini, storico leader della resistenza nonviolenta in Masafer Yatta. Bendati e ammanettati, sono stati liberati solo dopo diverse ore. L’esercito israeliano ha anche invaso la Guest House del villaggio, sfondando la porta. All’interno si trovavano quattro attivisti di Mediterranea e Operazione Colomba, che sono stati minacciati e identificati. Ma delle squadracce di coloni in armi, dei soldati che le supportano, dei pogrom quotidiani, del furto di terre e di risorse idriche, della violenza legalizzata in Cisgiordania, alias “Giudea e Samaria”, la “pace” di Trump non fa accenno.