Ha ritrovato una linea politica
Il nuovo Pd “schleinista” fa paura a destra, moderati e grandi giornali
Si è aperta una campagna molto ben costruita e compatta contro Elly Schlein e il Pd. Perché? Perché si vede un pericolo. Cioè un partito che se vincesse le elezioni potrebbe rompere lo schema e riaprire i giochi e il conflitto sociale.
Economia - di Piero Sansonetti
In Calabria la metà della popolazione è a rischio povertà. In Alto Adige, per fortuna molti meno. La differenza tra Sud e Nord, in termini sociali, si sta allargando. Dieci anni fa si stava accorciando, anche se di poco poco. Si era calcolato che sarebbero stati necessari circa 150 anni per pareggiare. Ora i calcoli indicano una desolante parola di tre lettere: mai. Eppure quello del divario tra Nord e Sud non è nemmeno il più grande dei problemi, e poi, almeno, è conosciuto. Il problema più grande è la povertà. Le cifre portate al Forum di Cernobbio sono tremende. Ci sono un milione e trecentomila bambini italiani che vivono in povertà assoluta. Già: nel ventre della settima potenza industriale del mondo, cioè di uno tra i dieci paesi più ricchi del mondo, la povertà schiaccia la vita di un numero enorme di bambini. Hanno fame e bisogno di vestiti. E tutto questo è certificato non dalla Caritas o da una Ong, o da un centro sociale di sinistra, ma dal Forum di Cernobbio che è uno dei luoghi più autorevoli e sofisticati del capitalismo europeo.
La ricerca – basata su dati Istat – sottolinea le conseguenze di questa situazione: la mancanza di prospettive per un numero molto elevato di giovani comporta un mancato pil di 170 miliardi. È questa la ferita che interessa di più, nella sala comandi del neoliberismo. A noi interessa di più la ricaduta sociale. al di là dei profitti e dei guadagni mancati: la tragedia dei poveri. Poveri non semplicemente su base statistica ma su base reale: ognuno di loro è una persona umana, e in questo caso è una persona umana ancor più fragile e dolce, perché è un bambino o una bambina. I bambini poveri piangono più dei bambini ricchi.
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Chissà perché invece Giorgia Meloni gioisce per i successi del suo governo. E non riflette sul fatto che i salari reali continuano a scendere, la povertà è aumentata (specie dopo l’abolizione del reddito di cittadinanza) e un italiano su 7 vive in povertà assoluta e il numero dei bambini che soffre la fame è aumentato del 47 per cento negli ultimi dieci anni. Sono le cifre non di una svolta, ma di un fallimento. Molte di queste cifre erano altissime già prima che Giorgia Meloni si insediasse, e quindi non possono essere attribuite solo a lei le colpe di questa gigantesca ingiustizia sociale. A lei può essere attribuita la colpa di non essere riuscita, o di non aver voluto frenare questa deriva, e anzi di aver peggiorato decisamente le cose. L’allargamento del divario sociale tra ricchi e poveri dura da almeno 30 anni. Più o meno è iniziato con la sconfitta del Pci, la fine della scala mobile, l’arretramento molto veloce del movimento operaio, che nei decenni precedenti era stato un bastione contro il capitalismo sfrenato. Il problema è che sembra che stiamo arrivando al capitolo finale del super-liberismo. Che cresce, appoggiato da una destra senza scrupoli e del tutto priva di ideali (che non siano il potere) e dalla sua stessa crisi. Già, perché la destra e l’ingiustizia sociale si ingrandiscono proprio mentre si frantuma la vecchia idea del mercato onnipotente. Oggi anche la destra chiede più stato e meno mercato, ma paradossalmente utilizza il più stato per supportare il mercato e non per ridurne la potenza. Basta dire che oggi la destra si oppone a due misure sociali che non costerebbero niente allo stato ma riequilibrierebbero il rapporto tra profitti e reddito da lavoro: la patrimoniale e il salario minimo. Perché la destra si oppone al salario minimo? Perché considera se stessa al servizio dei “padroni”. E il salario minimo scalfirebbe i profitti.
In questo clima è logico che si sia aperta una campagna molto ben costruita e compatta contro Elly Schlein e il Pd. Perché? Perché si vede nel nuovo Pd “schleinista” un pericolo. Cioè un partito che se vincesse le elezioni potrebbe rompere lo schema e riaprire i giochi e il conflitto sociale. Non è più il Pd moderato e comunque rispettoso del liberismo dei decenni passati. È una forza d’urto. Viene accusato di non avere linea politica, sapete perché? Perché chi lo accusa – le destra, i moderati, i grandi giornali – ritiene che l’unica linea politica consentita sia quella della destra. E che se non segui quella linea sei un utopista, buono giusto per le feste dell’Unità. Quel che fa paura del nuovo Pd è che dopo molti anni ha ritrovato una linea politica, e per di più è riuscito a costruire un campo elettorale nel quale rischia di vincere anche le elezioni. Questo genera il panico (ma di questo parleremo un’altra volta).