La crisi energetica
Meloni KO a Bruxelles, l’Eurogruppo stoppa la “flessibilità” invocata da Giorgetti: Giorgia stretta tra crisi o strappo in Ue
Urgerebbe un intervento europeo ma l’Europa ha già scelto di aspettare il disastro invece di provare a prevenirlo ed evitarlo.
Politica - di David Romoli
Il Fmi certifica e conferma: la mazzata prodotta dalla crisi energetica si è già iniziata ad abbattere sulle tasche degli europei ma su quelle degli italiani un po’ più che su quelle degli altri Paesi europei. Non a caso il presidente di Confindustria Orsini è, con Salvini, il più accalorato sostenitore della necessità di sforare il Patto di Stabilità sull’energia: “È fondamentale” Il ministro dell’Economia Giorgetti prova a rassicurare: “Se le condizioni lo richiederanno, siamo pronti a intervenire per proteggere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese”. Ottimo ma falso. La realtà è che anche trovare le coperture per un intervento limitato nel tempo e nel complesso largamente insufficiente come la terza proroga del taglio delle accise è stato un compito difficilissimo. Tanto da dover dividere il taglio in due diversi decreti per avere il tempo di trovare le risorse per la seconda tranche.
Urgerebbe un intervento europeo ma l’Europa ha già scelto di aspettare il disastro invece di provare a prevenirlo ed evitarlo. Messa così sembra pura idiozia ma non lo è. Bruxelles sa perfettamente che per smuovere gli arcigni Paesi frugali bisogna che le scosse di terremoto abbiano già cominciato a buttare giù le case. Altrimenti è tempo sprecato. La via maestra, sospensione del Patto di Stabilità come fu fatto per il Covid, è stata cassata subito senza appello dalla Commissione. Nella riunione di due giorni fa dei ministri dell’Economia, l’Eurogruppo, Giorgetti ha quindi calato la prima carta di riserva: estendere alle spese per l’energia la clausola di salvaguardia che permette di scomputare dal conto del deficit le spese per la Difesa. Niente da fare. Ieri il commissario all’Economia Dombrovskis ha ufficialmente blindato il cancello: “Al momento il nostro orientamento è di utilizzare la flessibilità già esistente nel quadro fiscale”. La Commissione suggerisce invece “misure di sostegno all’economia che siano, in questa fase, temporanee e mirate”. Certo, se le cose dovessero peggiorare se ne potrà riparlare: “Continuiamo a monitorare da vicino la situazione e siamo pronti a reagire qualora le condizioni lo richiedano”. A babbo morto.
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Giorgetti ha una seconda carta da giocare e lo ha già fatto a quattr’occhi con Dombrovskis. Ha proposto non di estendere la clausola di salvaguardia all’energia ma di sostituire quella che già c’è applicandola non più alla Difesa, cioè al riarmo, ma all’Energia. Una risposta ancora non c’è, anche perché la proposta non è stata ufficializzata ma non è affatto detto che almeno su questo punto la Commissione si dimostri elastica. Il riarmo è considerato prioritario, a maggior ragione con Trump che minaccia di disimpegnarsi dalla Nato. Se il pollice di Bruxelles sarà all’ingiù il governo dovrà affrontare il dilemma tra una crisi durissima alla vigilia delle elezioni politiche o uno scostamento di bilancio a costo di uno scontro frontale con Bruxelles. Non è quello che vogliono Meloni e Giorgetti ma Salvini preme invece in quella direzione a tutta forza: “Un’Europa che ci dice che puoi spendere più soldi per le armi ma non per aiutare gli italiani è inutile. Non ci serve”. Poi rincara: “A Bruxelles abbiamo al governo della Commissione europea gente inadatta, che o ci è o ci fa”. Un governo diviso potrebbe essere costretto quindi alla scelta più difficile: quella tra sacrificare il rapporto positivo con la Ue, sul quale Meloni ha scommesso molto, oppure far subire agli elettori una crisi pesantissima. Senza paracadute.