Parola al parlamentare dem
Intervista a Matteo Orfini: “Con Ricci prenderemo le Marche”
«Ci sono alcune cose che appaiono abbastanza incredibili. Possibile che a un amministratore venga contestato di cercare di avere consenso? Se tentare di avere consenso per chi fa politica è un reato, mi autodenuncio»
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Matteo Orfini, parlamentare e membro della Direzione nazionale del Partito Democratico.
Cosa ha provato quando alla Camera Matteo Salvini ha ricevuto il premio dall’associazione Italia-Israele nei giorni in cui continua la strage di bambini, uccisi dalle bombe o dalla fame?
Ho provato vergogna per le istituzioni. Quanto è accaduto è intollerabile. Significa sporcare il Parlamento, le istituzioni. L’ho considerata quasi una provocazione. Non si può accettare una cosa del genere. Salvini ormai non sorprende più su nulla, dispiace che il presidente della Camera abbia consentito una cerimonia del genere, lo ritengo un grave errore.
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A proposito di situazioni che hanno superato la red line della vergogna. Di fronte alle stragi continue di civili a Gaza, la presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri hanno usato parole di critica verso l’operato di Netanyahu, salvo poi bocciare in Parlamento la richiesta delle opposizioni di bloccare il Memorandum militare con Israele.
Non è che il limite sia stato superato in questi giorni. Il limite è stato superato da più di un anno. Ogni giorno che passa la situazione si fa più drammatica, già si sarebbe dovuto intervenire molto prima e lo si sarebbe potuto fare in tanti modi.
Quali?
Come Pd, assieme alle altre forze di opposizione, abbiamo chiesto il riconoscimento dello Stato palestinese, di interrompere quantomeno il Memorandum militare con Israele: la cooperazione militare che l’Italia ha con Israele serve a sterminare il popolo palestinese. L’Italia, con il governo che la rappresenta, è corresponsabile della pulizia etnica, dello sterminio che sta avvenendo nella Striscia di Gaza. Rifiutarsi addirittura di intervenire su questo è l’ennesima dimostrazione di quello che noi diciamo dall’inizio, cioè che il governo Meloni è oggettivamente complice d’Israele. L’accordo politico con Netanyahu rende il nostro Paese complice dei crimini del primo ministro israeliano e del suo governo. Non bastano due dichiarazioni ipocrite per cancellare questo errore, per sgravarsi da questa responsabilità. Siamo arrivati a un punto in cui la comunità internazionale e l’Europa dovrebbero esprimere un salto di qualità. Siamo al punto in cui si è arrivati a utilizzare la fame come strumento di sterminio, con un governo che ha pianificato la fame come arma contro il popolo palestinese, quando si nega l’ingresso agli aiuti umanitari e a gestirli sono gli stessi che stanno sterminando il popolo palestinese, si spara quotidianamente contro chi va a chiedere un pugno di farina per non morire di fame, di fronte a questo scempio, non ci si può limitare alle parole di condanna. Una Europa che esiste accompagnerebbe quegli aiuti alimentari con delle forze d’interposizione, caschi blu sotto egida Onu, come peraltro è avvenuto in altre stagioni, ad esempio in Libano. Non si può più accettare che Israele faccia qualunque cosa. Le regole devono valere per tutti, anche per il governo d’Israele.
Alla luce di quanto sta avvenendo a Gaza, come in Cisgiordania, chi è Benjamin Netanyahu?
Un criminale che deve essere processato e questa azione di sterminio va fermata. Almeno s’intervenga per garantire e accompagnare quegli aiuti umanitari dentro la Striscia. Siamo di fronte a un tentativo di disumanizzazione del popolo palestinese, per sterminarli e per chi sopravvive costringerli ad andar via.
Per aver sostenuto tutto questo, ed essere stata, come segretaria del Pd, tra i promotori della manifestazione dei 300mila a Roma lo scorso 7 giugno, Elly Schlein è stata tacciata, da una stampa mainstream ma anche da esponenti dem, di essere troppo pro-pal se non filo Hamas. Come risponde a queste accuse?
Sono accuse intollerabili, strumentali, ipocrite. Noi abbiamo sempre riconosciuto il rischio del dilagare dell’antisemitismo e l’abbiamo contrastato in ogni forma. Subito dopo il 7 Ottobre, abbiamo riconosciuto il diritto d’Israele di difendersi e reagire a quell’orribile, sanguinario attacco. Dopodiché abbiamo sempre rimarcato la differenza tra i terroristi di Hamas e uno Stato. E la differenza sta nel rispetto delle norme e delle regole del diritto internazionale. Abbiamo sempre sostenuto che Israele dovesse reagire dentro il perimetro del diritto internazionale. Questo non è avvenuto. E non è che non sia avvenuto ora, non è avvenuto quasi da subito.
Le regole valgono per tutti. Netanyahu è un criminale e deve essere processato. Non è che lo sostengo io o Elly Schlein, lo sostiene il diritto internazionale e le istituzioni demandate a farlo rispettare. Questa storia deve finire con il processo a Netanyahu. Chi usa l’antisemitismo per non dire questo, non solo offende il buon senso e la storia, ma implicitamente si schiera a sostegno di quello che sta facendo Israele.
Si continua morire nel Mediterraneo e si continuano a sequestrare le navi delle Ong, con l’aggiunta del caso Almasri.
È un momento molto complicato. Siamo di fronte al fallimento della strategia del governo Meloni. Tutto quello che è stato fatto, gli accordi con la Tunisia, i centri in Albania, i vari decreti Piantedosi etc., non hanno avuto alcun risultato. Tant’è che gli sbarchi sono aumentati, i centri in Albania sono deserti e l’esternalizzazione delle frontiere non sta funzionando. Questa realtà di fatto, invece di determinare un cambio di linea, un ravvedimento su scelte politiche sbagliate, sta producendo una ulteriore stretta tutta propagandistica. Si continua a fingere di affrontare il problema con strumenti che non hanno funzionato e a criminalizzare chi mette in discussione queste politiche o cerca di ridurne il danno. La criminalizzazione e gli ostacoli che vengono posti alle navi delle Ong che stanno nel Mediterraneo ne sono un inquietante segnale. Qualche giorno fa alla Camera abbiamo presentato un rapporto di Medici senza frontiere che documentava nel dettaglio i danni che queste politiche scellerate stanno producendo in termini di vite umane perse: i sequestri delle navi, i fermi amministrativi che impongono a quelle navi di essere lontane dal Mediterraneo, l’assegnazione di porti lontanissimi dai luoghi di salvataggio in mare. Politiche e comportamenti che rendono più difficile, al limite dell’impossibile, fare quello che invece dovrebbe essere un dovere di chiunque, cioè limitare le sofferenze e salvare vite umane.
Per aver determinato una discontinuità con il passato, ad esempio sui migranti come sulla questione palestinese e altro ancora, Elly Schlein viene accusa di non avere una cultura di governo. Ma cosa è questa tanto brandita “cultura di governo”?
Se il Pd che negli anni passati ha avuto cultura di governo, avesse fatto tutto bene, evidentemente starebbe ancora al governo. Probabilmente quello che abbiamo fatto non era tutto perfetto, mettiamola così, o comunque non è stato sufficiente. Se Elly Schlein ha vinto le primarie, è perché tra i nostri elettori c’era la richiesta di una discontinuità anche rispetto ad alcune delle nostre stagioni di governo. D’altro canto, la ragione sociale della sinistra è cambiare le cose, altrimenti saremmo conservatori e non progressisti. Io penso che dovremmo interpretare così il tema della cultura di governo, cioè come costruire proposte, politiche e classe dirigente in grado, quando torneremo al governo dopo aver sconfitto Giorgia Meloni, di non limitarci a gestire ordinatamente la cosa pubblica ma anche a trasformare una società che è sempre più iniqua e ingiusta. Noi siamo un Paese in cui milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, dove lavorare non basta più per vivere serenamente, perché ci sono milioni di lavoratori poveri; un Paese in cui non ci si riesce più a curare perché la sanità non è più un diritto garantito, dove tante persone vengono costrette a lasciare le loro città per il caro affitti, dove gli studenti faticano a portare avanti un percorso di studi perché anche solo un posto letto in una città universitaria è economicamente insostenibile. Cultura di governo vuol dire cambiare queste cose. Vuol dire farlo con proposte realistiche e cercare di costruire un processo di trasformazione della società. Mi sembra quello che Elly Schlein sta provando a spiegare, collocando il Pd su queste linee di frattura della società. Si tratta di un lavoro importante che sta dando i suoi frutti, sia elettoralmente che politicamente. Per farlo c’è bisogno di una coalizione, occorre un partito che crede in questo progetto e ci lavora tutti i giorni, una classe dirigente rinnovata. Mi sembra la strada sulla quale questa Segreteria si è incamminata e per questo penso che meriti di essere sostenuta.
La vicenda di Milano, quella delle Marche: siamo di nuovo alla magistratura che si fa politica?
Non penso sia questo, sono peraltro, quelle che lei ha citato, vicende molto diverse tra loro. Una cosa mi sento di dire: io sono stato tra quelli che si sono espressi pubblicamente contro il cosiddetto “salva Milano”, discutendo ed esprimendo critiche su come si era fatta urbanistica a Milano. Ma sono assolutamente convinto che il sindaco Sala sia una persona perbene e che non abbia commesso alcun illecito e che quindi meriti di essere sostenuto e di terminare al meglio il suo mandato da sindaco. Come sono straconvinto che Matteo Ricci non abbia commesso alcun illecito e ci porterà a vincere, da candidato presidente, le regionali nelle Marche. Mi lasci aggiungere che ci sono alcune cose che appaiono abbastanza incredibili…
Vale a dire?
Beh, che ad un amministratore venga contestato il fatto che cerca di avere consenso…Se tentare di avere consenso per chi fa politica è un reato, mi autodenuncio. Ogni giorno cerco di interpretare l’interesse generale, di fare l’interesse dei cittadini, e provando a fare l’interesse dei cittadini anche ottenere il consenso necessario per essere eletto. Se addirittura si mette in discussione questo principio, cioè il fatto che un politico, un amministratore, possa cercare il consenso, allora c’è qualcosa che non funziona ma non certo nell’operato dei nostri amministratori.