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Panatta: “Chi è più forte tra Sinner e Alcaraz? Io potevo vincere di più, mi vergogno di quella volta con Mita Medici e Loredana Berté”

Il tennista italiano tra i più forti di sempre, forse quello più amato, sta per compiere 75 anni. Avrebbe potuto vincere molto di più? "È quello che dicono tutti. Ma sarei stato più felice?"

Sport - di Redazione Web

7 Luglio 2025 alle 15:20

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Foto Rossella Papetti/LaPresse 03- 09 – 2023 Milano, Italia Trasmissione Rai La Domenica Sportiva. Nella foto Adriano Panatta Foto Rossella Papetti/LaPresse 03 – 09 – 2023 Milan, Italy Rai broadcast La Domenica Sportiva In the photo Adriano Panatta
Foto Rossella Papetti/LaPresse 03- 09 – 2023 Milano, Italia Trasmissione Rai La Domenica Sportiva. Nella foto Adriano Panatta Foto Rossella Papetti/LaPresse 03 – 09 – 2023 Milan, Italy Rai broadcast La Domenica Sportiva In the photo Adriano Panatta

Adriano Panatta poteva vincere contro chiunque e perdere contro chiunque. Ancora oggi c’è chi gli rinfaccia che avrebbe potuto vincere molto di più. “È quello che dicono tutti. Ma sarei stato più felice?”, ha detto in un’intervista a Il Corriere della Sera. Uno dei tennisti più forti e famosi di tutti i tempi mercoledì 9 luglio compirà 75 anni. Ha appena pubblicato un libro: Più dritti che rovesci, un’autobiografia scritta con Daniele Azzolini.

Ha ricordato il padre, custode del tennis club ai Parioli, che gli regalò la sua prima racchetta. Ha ricordato il primo match contro Nicola Pietrangeli e di quando lo cacciarono dal team della Coppa Davis perché “non lo sopportava più nessuno […] lo difendevo soltanto io”. La cosa di cui si vergogna di più: “Con Mita Medici, che si chiama in realtà Patrizia, mi sono comportato molto peggio. Era una ragazza deliziosa. Ma una sera a Milano, al Santa Lucia, arriva Loredana Bertè. Pelliccia di scimmia, modi da star. Andai via con lei. Mi comportai come una merda. Me ne sono sempre vergognato”.

Figlio e nipote di socialisti, è cresciuto con il maestro Mario Belardinelli, di destra. “Aveva insegnato a giocare a tennis al Duce e ne era fierissimo. Raccontava che Mussolini si impegnava, ma non aveva il rovescio. Ogni volta lui cercava di insegnarglielo: ‘Duce, oggi miglioriamo il rovescio’. Ma quello si rifiutava: ‘Camerata Belardinelli, noi tireremo sempre diritto!’”. Ha raccontato di aver scoperto il grande tennis all’Australian Open, dove capì anche l’importanza di un buon servizio.

Convinse Bertolucci, nel 1976, a indossare due magliette rosse nella finale della Coppa Davis nel Cile del dittatore di destra Augusto Pinochet. “La finale andava giocata e vinta, ma un segnale politico al dittatore Pinochet e al mondo andava dato. Così convinsi Paolo a scendere in campo nel doppio con la maglietta rossa. Lui era contrarissimo: ‘Questi ci sbattono in galera!’. Ma no Paolo, non possono farci niente. ‘E poi Adriano lo sai che io voto liberale!’. Alla fine si convinse. Gliene sono grato ancora adesso”.

Difficile una risposta netta sulla rivalità tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. Lo spagnolo “ha punte più alte. Sinner è più costante. Un caterpillar: quasi imbattibile. Ha un gioco — non voglio sembrare irriverente — schematico, molto elementare, basato su fondamentali ottimi, meglio il rovescio del dritto. Si muove benissimo per la sua statura. È molto basico. L’altro può fare cose che non ti aspetti. Tipo il super tie break di Parigi: dopo 5 ore e mezza, una cosa da fenomeno. Ora cominciano a conoscersi meglio. Diventeranno i nuovi Federer e Nadal: giocheranno tante finali, una volta vincerà l’uno, una volta l’altro. Finora ha vinto di più Alcaraz”.

7 Luglio 2025

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