Il monito del Pontefice
Papa Leone condanna Netanyahu: “Bimbi muoiono e i potenti comprano armi, indegno uccidere per fame”
Il Pontefice parla ai delegati della Fao, riuniti a Roma, e nel messaggio non usa mezzi termini e non fa sconti con la denuncia esplosiva dell’uso della fame come arma di guerra.
Politica - di Fabrizio Mastrofini
Papa Leone ci va giù diretto e netto. Parla ai delegati della Fao, riuniti a Roma, e nel messaggio non usa mezzi termini e non fa sconti. Dice: “Assistiamo oggi, sgomenti, all’uso iniquo della fame come arma di guerra. Affamando una popolazione, si rischia di fare la guerra a basso costo”. L’ovvio riferimento è a Gaza ma anche a tutte le forme di guerra non dichiarata nei cinque continenti in cui il mondo agricolo viene affamato e disperso in nome di uno sviluppo selvaggio, come accade verso le popolazioni indigene.
Poche frasi prima, pensando all’80esimo anniversario dell’organizzazione agricola delle Nazioni Unite, il papa ha espresso “gratitudine per il lavoro che l’Organizzazione svolge quotidianamente nella ricerca di risposte adeguate al problema dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione, che rimane una delle maggiori sfide del nostro tempo. La Chiesa incoraggia tutte le iniziative per porre fine allo scandalo della fame nel mondo”. Il centro del messaggio arriva subito dopo, con la denuncia esplosiva dell’uso della fame come arma di guerra. “Oggi, quando la maggior parte dei conflitti non è combattuta da eserciti regolari, ma da gruppi di civili armati con poche risorse, incendiare terre, rubare bestiame e bloccare gli aiuti sono tattiche sempre più utilizzate da coloro che cercano di controllare intere popolazioni indifese. Così, in questi tipi di conflitti, i primi obiettivi militari diventano le reti di approvvigionamento idrico e le vie di comunicazione. Gli agricoltori non possono vendere i loro prodotti in ambienti minacciati dalla violenza e l’inflazione sale alle stelle. Questo porta un gran numero di persone a soccombere alla piaga della fame e alla morte”.
Papa Leone non ignora l’altra faccia della medaglia, dello scandalo: fame per molti e arricchimento per pochi e la definisce una “aggravante”. “Mentre i civili sono indeboliti dalla povertà, i leader politici sono ingrassati dalla corruzione e dall’impunità. Ecco perché è tempo che il mondo adotti limiti chiari, riconoscibili e concordati per punire questi abusi e perseguire i responsabili e i colpevoli”. Il messaggio indica con chiarezza le possibili soluzioni. È “fondamentale passare dalle parole ai fatti” con “misure efficaci” che consentano di “guardare al presente e al futuro con fiducia e serenità, e non solo con rassegnazione, ponendo così fine all’era degli slogan e delle promesse ingannevoli”. E la Chiesa ricorda la responsabilità del presente verso le generazioni future “che erediteranno un’eredità di ingiustizia e disuguaglianza se non agiamo con buonsenso ora”.
In linea con la più avanzata frontiera della dottrina sociale, il papa nota che “senza pace e stabilità, non sarà possibile garantire sistemi agroalimentari resilienti né assicurare cibo sano, accessibile e sostenibile per tutti”. Da qui la necessità del dialogo, dove le parti coinvolte “siano disposte non solo a parlarsi, ma anche ad ascoltarsi, a comprendersi e ad agire insieme”. Senza dimenticare la sostenibilità, cioè “ripensare e rinnovare i nostri sistemi alimentari in una prospettiva di solidarietà, superando la logica dello sfruttamento selvaggio del creato e orientando meglio il nostro impegno nella coltivazione e nella cura dell’ambiente e delle sue risorse”. Più chiaro di così, il papa non poteva essere. Vediamo adesso se la sua denuncia cadrà nel vuoto oppure no.