La kermesse 'Napoli città della musica'
Residenti intrappolati dai concerti in piazza del Plebiscito, Ferdinando Tozzi: “Un sacrificio ridotto ai minimi termini”
Il Consigliere del Sindaco Gaetano Manfredi per l’industria culturale e l’audiovisivo, ha ammesso che la concentrazione di tanti eventi in pochi giorni crea qualche disagio ai cittadini ma anche che l'amministrazione sta lavorando con impegno per cercare di risolverli. Ha anche ribadito che ne vale la pena, considerato l'indotto garantito da questi live show. In attesa della realizzazione del palazzetto al Centro Direzionale
Interviste - di Andrea Aversa
Il prossimo mese di settembre a Napoli, in piazza del Plebiscito, andranno in scena più di dieci concerti in meno di venti giorni. In pratica si ripeterà il copione di luglio 2024, quello previsto dalla kermesse ‘Napoli città della musica‘. Lo scorso anno molti residenti hanno denunciato i gravi disagi subiti: traffico paralizzato, viabilità nel caos, strade sporche e smog in grande quantità. Quest’anno i cittadini hanno continuato a segnalarci che l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Manfredi ha ripetuto l”errore’. Così intere famiglie saranno di nuovo ostaggio dei live show, cittadini intrappolati da questi grandi eventi e la piazza simbolo di Napoli occupata e ancora una volta ‘privatizzata‘.
Residenti in trappola e in ostaggio dei concerti organizzati a Napoli in piazza del Plebiscito
La cosa è indigesta anche alla politica. La I Municipalità, dalla Presidente Giovanna Mazzone a molti consiglieri sia di maggioranza che di opposizione, ha manifestato la sua più netta contrarietà. Mazzone ha anche dichiarato a l’Unità, quotidiano che sta seguendo la vicenda, che il sindaco Manfredi non ha per niente ascoltato le istanze provenienti dal territorio che lei rappresenta. Anche alcuni consiglieri comunali, di cui qualcuno esponente della maggioranza, hanno espresso la loro opinione negativa. Per tanti di essi, piazza del Plebiscito deve essere riservata al massimo per due eventi esclusivi all’anno, concerti di spessore e prestigio internazionale. Per il resto, questo luogo così importante, deve restare pubblico.
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Piazza del Plebiscito occupata e privatizzata dai concerti
Anche per molti esponenti delle forze dell’ordine che tra quattro mesi saranno chiamati a vigilare affinché tutto vada per il meglio, l’aver voluto concentrare l’organizzazione di tutti questi concerti in così pochi giorni, in un’area centrale come quella (che va da Chiaia a Santa Lucia, dal Corso Vittorio Emanuele ai Quartieri Spagnoli, da via Acton – quindi da una parte del lungomare – fino a via Toledo, piazza Municipio e via Medina), epicentro di tante arterie principali, renderà molto complesso il loro lavoro. Insomma, sarà estremamente difficile garantire sicurezza (nel caos più totale, un autombulanza o un mezzo dei vigili del fuoco come riuscirà a districarsi?) e una corretta viabilità.
Le reazioni della politica (e non solo)
Sul tema Ferdinando Tozzi, Consigliere del Sindaco Manfredi per l’industria culturale e l’audiovisivo, ha spiegato al nostro giornale che, “è vero che ci sono stati e ci saranno dei disagi ma si tratta di un sacrificio ridotto ai minimi termini. La questione va analizzata a 360°. Innanzitutto i numeri: l’anno scorso questi concerti hanno portato nelle casse comunali più di 17 milioni di euro. E poi c’è la promozione della città come brand. L’immagine di Napoli è oggi quella di una città a vocazione turistica e sede ideale per questa tipologia di eventi. Posso confermare che l’amministrazione è attenta anche alle esigenze dei residenti. In primis, i live show sono stati divisi tra luglio e settembre proprio per decongestionare le strade dalla grande affluenza di persone, vetture e scooter. E in secondo luogo i concerti sono stati quasi tutti organizzati nei fine settimana. L’obiettivo è quello di delocalizzare gli eventi e la realizzazione di un palazzetto da 15mila posti, la cui costruzione è prevista al Centro Direzionale entro il 2027, è una decisione che va in questa direzione“.