La kermesse

‘Napoli Città della Musica’: residenti in ‘ostaggio’ del live festival 2024

Felicissimi che la città ospiti i grandi eventi ma è evidente che lo slogan "Una grande festa della musica in tutta la città" è di fatto sbagliato: ben 22 concerti in sole due location, di cui 14 in piazza del Plebiscito

Editoriali - di Andrea Aversa - 28 Maggio 2024

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‘Napoli Città della Musica’: residenti in ‘ostaggio’ del live festival 2024

Facciamo subito una premessa. Qui nessuno vuole lamentarsi a prescindere. E ci interessano poco i paragoni con le altre città. Per un semplice motivo: Napoli da un punto di vista della sua attrattività non è  seconda a nessuna ma lo è di sicuro in termini di strutture e organizzazione. Per questo la domanda sorge spontanea: perché organizzare ben 22 concerti in due luoghi soltanto, di cui 14 in piazza del Plebiscito (gli altri 7 andranno in scena allo stadio Diego Armando Maradona)? Ieri presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, sede del Comune, alla presenza del sindaco Gaetano Manfredi è stato presentato il grande evento: Napoli Città della Musica – Live Festival 2024.

‘Napoli Città della Musica’: il live festival 2024

Una kermesse che porterà in città artisti del calibro di Renato ZeroNino D’Angelo, Gigi D’Alessio (addirittura con shows), NegramaroGeolier, UltimoGianni FiorellinoTropico Co’Sang (il 17 e il 18 settembre). Insomma, un parterre di tutto rispetto che di sicuro contribuirà a riempire la città di turisti e appassionati della musica. Ci auguriamo che l’indotto in termini economici e di ritorno di immagine premi la macchina organizzativa messa in moto dalla locale amministrazione. Questo vuol dire un dispiego straordinario delle forze dell’ordine (per la gestione di controlli, viabilità e sicurezza) e degli operatori dell’Asia per la pulizia delle strade.

22 concerti in soli due luoghi

Il grande evento è stato autorizzato anche dalla Sovrintendenza, considerato l’utilizzo di una delle piazze più rappresentative, non solo di Napoli ma del mondo. Detto ciò, veniamo alle note dolenti. Soffermiamoci sull’area maggiormente interessata dal festival: quella adiacente piazza del Plebiscito, zona molto vasta che comprende più quartieri che si incrociano tra loro: Santa Lucia, parte di Chiaia e i Quartieri Spagnoli. I residenti si troveranno praticamente per tutto il mese di giugno a convivere con il caos: folla, blocchi stradali, immondizia, difficoltà di spostarsi nei pressi della propria abitazione. Senza contare che in piazza molto probabilmente per tutto il mese resteranno installati palco e spalti per oltre 20 giorni.

Residenti in ostaggio

Tutto ciò sarà sostenibile? L’impatto per i cittadini sarà tranquillo o all’insegna del disagio? Questo non vuol dire che perché viviamo in una realtà per certi versi problematica, bisogna arrendersi all’inerzia ed evitare l’organizzazione di spettacoli. Ma di sicuro può significare farlo con criterio. Se immaginiamo Napoli in termini metropolitani e non solo comunali, davvero non riusciremmo a trovare altri luoghi all’aperto dove poter ‘spalmare’ tutti questi concerti? Certo, se la città avesse strutture e trasporti all’altezza, tutto sarebbe più facile. Ma la realtà ci dice il contrario, quindi i live andrebbero calendarizzati adeguandoli ai mezzi e alle risorse a disposizione.

Il sociale

Già non esiste un palazzetto all’altezza di ospitare show musicali d’inverno: a Napoli ci stiamo accontentando del Palapartenope da decenni, la cui struttura ed acustica sono a stento accettabili. Possibile che da Est a Ovest non ci siano altri luoghi dove realizzare finalmente questa tanto attesa Casa della musica? Per carità, viva la valenza sociale di tali iniziative. Dal comunicato pubblicato dal Comune abbiamo letto che ogni singolo artista, ogni musicista sarà impegnato in attività specifiche sul territorio. Attività che coinvolgeranno soprattutto i giovani.

Napoli: una città solo per i turisti

Ottimo, la ciliegina sulla torta, quell’elemento che ci farebbe arrivare quasi alla perfezione, sarebbe trovare anche questa famosa ‘casa’ per far esibire i cantanti. Senza che i residenti, già schiacciati e affogati dal turismo selvaggio e dall’inefficienza dei tanti servizi pubblici essenziali, maledicano questi spettacoli che dovrebbero unire la città ed essere vanto, sia per chi ci vive che per chi la governa. Ma pare che da troppo tempo Napoli non sia più una città per i napoletani ma solo una vetrina nel quale debbano specchiarsi i visitatori. Con il plauso della politica.

28 Maggio 2024

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