La vittoria a sorpresa

“Siamo tutti antifascisti”: le piazze in Francia gridano in italiano, che sciocchezza la morte della sinistra

Il grido in italiano delle piazze di Parigi fotografa la disfatta di Le Pen. Il Fronte Popolare a sorpresa vince il secondo turno. Funziona la desistenza, si salva Macron

Editoriali - di Piero Sansonetti - 9 Luglio 2024

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“Siamo tutti antifascisti”: le piazze in Francia gridano in italiano, che sciocchezza la morte della sinistra

Stavolta facciamo noi i “patrioti”: è stato abbastanza emozionante ascoltare la Place de la République scandire in coro, in italiano: “siamo tutti antifascisti”. Chissà se Giorgia Meloni, che certo è molto più patriottica di noi, si sarà inorgoglita quando ha sentito che veniva riconosciuta alla nostra… “nazione”… la leadership della lotta al fascismo. La sconfitta della destra francese è stata inaspettata e clamorosa. All’indomani del primo turno elettorale, nemmeno 7 giorni fa, Marine Le Pen veniva accreditata della maggioranza assoluta dei seggi dell’assemblea nazionale, cioè più di 289 seggi.

Ne ha presi meno della metà: 143, nonostante l’alleanza con la frazione gollista di Ciotti. Una débacle impressionante, e una bocciatura sonora per istituti di sondaggio, politologi, politici e cancellerie varie. Tutti stavano studiando come fare per ammettere nel salotto buono dell’Europa e al governo della Francia gli eredi di Pétain (cioè del generale francese che negli anni quaranta guidò il governo collaborazionista e amico di Hitler). Nessuno aveva considerato la capacità del popolo francese di salvare le tradizioni democratiche della Francia illuminista e rivoluzionaria.
E invece la Francia è sempre quella. Magari ogni tanto ti mette uno spavento che non finisce più, ma poi quando si tratta di salvare se stessa scatta in piedi e non si fa travolgere dai populismi e dai fascisti.

Chi ha beneficiato dello scatto del popolo è stato il “Fronte”. Guidato da un uomo che da diversi anni è a capo della sinistra radicale, cioè Jean-Luc Mélenchon. Il Fronte è lo schieramento più numeroso in Parlamento con 182 deputati, dei quali 74 di Mélenchon, 64 del vecchio partito socialista che torna a vivere dopo un decennio di morte apparente, 34 verdi e 10 comunisti. Dopo il Fronte c’è Macron. Che con la desistenza si è salvato da un disastro annunciato, e deve ringraziare proprio il Fronte di averlo trascinato ad un successo insperato: 168 parlamentari, che sono molti meno dei 224 di due anni fa ma che permettono al Presidente di restare in gioco, e anzi di essere al centro dei giochi. Piccola soddisfazione anche per i gollisti sopravvissuti alla scissione di Ciotti, cioè del loro presidente, i quali ottengono 45 seggi e potrebbero diventare decisivi nel caso si decidesse di tentare una maggioranza di centrosinistra, escludendo Mélenchon.

Il voto francese dice qualcosa anche a noi. Sostanzialmente ci dice due cose. La prima è che non è vero che l’antifascismo è un vecchio arnese da buttare. Funziona quando c’è un pericolo vero di svolta reazionaria in un grande paese europeo. E se da noi, nel 2022, non ha funzionato è stato perché non abbiamo saputo farlo funzionare. La seconda cosa è collegata alla prima. Per farlo funzionare occorrono tattiche elettorali. Tattiche, non strategie. La strategia è un’altra cosa e riguarda i singoli partiti. Con una legge elettorale proporzionale le tattiche avvengono in Parlamento, con le leggi maggioritarie avvengono prima: al momento delle alleanze elettorali. Impariamo questo concetto. Chiediamoci: c’è più distanza politica tra Macron e Mélenchon, o tra il Pd e i 5 Stelle? E allora perché da noi non scattano le alleanze elettorali?

Parigi domenica sera, coro in italiano: “Siamo tutti antifascisti”

 

9 Luglio 2024

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