Il caso della nave Ong

Humanity è legale, Libia e Piantedosi no

Il tribunale ha stabilito che il Centro di coordinamento dei soccorsi libico e la cosiddetta Guardia costiera libica non possono essere considerati attori legittimi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. L’UE e i suoi Stati membri li hanno finanziati ed equipaggiati da anni per intercettare i rifugiati nel Mediterraneo centrale in violazione del diritto internazionale e riportarli in Libia.

Cronaca - di Redazione Web - 28 Giugno 2024 alle 17:30

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Humanity è legale, Libia e Piantedosi no

Il tribunale civile di Crotone (Calabria) ha stabilito, mercoledì 26 giugno, che il fermo della nave dell’organizzazione non governativa di ricerca e soccorso SOS Humanity, avvenuto il 4 marzo 2024, è illegittimo. Il tribunale ha inoltre stabilito che il Centro di coordinamento dei soccorsi libico e la cosiddetta Guardia costiera libica non possono essere considerati attori legittimi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. L’UE e i suoi Stati membri li hanno finanziati ed equipaggiati da anni per intercettare i rifugiati nel Mediterraneo centrale in violazione del diritto internazionale e riportarli in Libia. A marzo, un’operazione di salvataggio da parte della nave Humanity 1 è stata interrotta dalla cosiddetta Guardia costiera libica con una manovra pericolosa. Tuttavia, la Humanity 1 è stata successivamente detenuta dalle autorità italiane con la motivazione che l’equipaggio non aveva seguito le istruzioni delle autorità libiche. Ma ora è ufficiale che il centro di coordinamento libico e la cosiddetta Guardia costiera libica non effettuano operazioni di ricerca e soccorso.

La decisione di Crotone finalmente ristabilisce l’ordine corretto del discorso”, spiega Cristina Laura Cecchini, avvocato di SOS Humanity. “Abbiamo assistito negli ultimi anni a una continua criminalizzazione dell’attività delle Ong ed ad una profonda manipolazione della realtà. La sentenza, partendo dai fatti che hanno visto protagonista la Humanity 1, poi detenuta, ribadisce invece come le autorità libiche, che commettono quotidianamente violazioni dei diritti delle persone in fuga non svolgono attività di ricerca e soccorso anche perchè, riconducendo le persone in Libia, non terminano con lo sbarco in un luogo sicuro come impone il diritto internazionale. Questo significa che al di là delle mistificazioni, ogni giorno il governo italiano criminalizza chi salva le vite in mare, contribuendo con il proprio coordinamento alla realizzazione di respingimenti illegittimi. Speriamo che la sentenza contribuisca a rompere gli schemi di questa manipolazione e interrompere forme di collaborazione illegittime come quelle portate a termine dall’itala con la Libia e oggi anche con la Tunisia.”

La nave dell’organizzazione civile di ricerca e soccorso SOS Humanity, il cui equipaggio ha salvato un totale di 2.689 persone in fuga nel Mediterraneo da quando è stata lanciata nell’agosto del 2022, è stata detenuta per 20 giorni a Crotone, in Calabria, dopo aver sbarcato 77 sopravvissuti il 4 marzo. Il motivo: l’equipaggio aveva ignorato le istruzioni delle autorità libiche, mettendo così in pericolo le vite umane. L’organizzazione di ricerca e soccorso ha intrapreso un’azione legale contro le accuse inesatte in un procedimento accelerato. Il 18 marzo 2024, il giudice del tribunale civile di Crotone si è pronunciato a favore del procedimento accelerato di SOS Humanity: secondo il suo giudizio preliminare, la detenzione della nave di soccorso Humanity 1 non era legittima e la nave era stata immediatamente rilasciata per la sua missione di ricerca e salvataggio. In una prima udienza del 17 aprile, la decisione d’urgenza del 18 marzo è stata provvisoriamente confermata. Nella sentenza finale di ieri, il giudice ha confermato l’illegittimità del fermo della nave.

28 Giugno 2024

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