Approfondimenti sul Dna
Barbara Corvi, riaperta l’inchiesta sulla donna scomparsa 17 anni fa a Terni: il marito di nuovo indagato
Indagine riaperte sulla scomparsa di Barbara Corvi. È la decisione presa dalla Procura della Repubblica di Terni in relazione al caso della donna 35enne, madre di due bambini, svanita nel nulla frazione Montecampano di Amelia, in provincia di Terni, il 27 ottobre 2009, dove viveva.
In particolare i magistrati titolari del fascicolo, scrive Il Messaggero, hanno convocato il marito Roberto Lo Giudice, di nuovo indagato per omicidio e occultamento di cadavere. Già in passato l’uomo, con cui la moglie era legata dall’età di 15 anni, era stato indagato e poi archiviato: lui si era sempre proclamato estraneo alla sparizione della moglie, che gli aveva appena confessato di avere una relazione extraconiugale.
Gli inquirenti vogliono sottoporlo ad accertamenti sul Dna repertato su due cartoline che furono spedite da Firenze nove giorni dopo la scomparsa di Corvi. Secondo il quotidiano romano le cartoline sono ritenute dagli inquirenti un tentativo di depistaggio con cui Barbara rassicurava i due figli: “Sto bene, ho solo bisogno di stare un po’ da sola”.
Durissimo il commento di Lo Giudice dopo la riapertura dell’indagine a suo carico: “Ora basta, non se ne può più. Io anche questa volta, come ho sempre fatto in passato, sono disponibile a sottopormi a qualsiasi accertamento perché non ho nulla da nascondere. Ho paura solo delle infamie non della verità e sono il primo a chiedere che venga finalmente fatta chiarezza sulla scomparsa di mia moglie”.
In passato le indagini della Procura di Terni avevano anche puntato alla pista di un delitto maturato in un contesto di “mentalità mafiosa”, con riferimento alle origini di Lo Giudice, cresciuto a Reggio Calabria in un contesto di ‘Ndrangheta, seppur non organico al clan. La prima inchiesta sulla scomparsa di Barbara era stata archiviata nel 2014 e la seconda nel 2023, dopo che Roberto Lo Giudice era anche finito in carcere per tre settimane anche a seguito di dichiarazioni di Nino Lo Giudice, collaboratore di giustizia e fratello di Roberto. Un provvedimento, quello della misura cautelare, che era stato revocato dal Tribunale del Riesame.