Il dramma dei bimbi in carcere

Neonato sbattuto in carcere a Torino, altro che Ungheria…

Ci sono persone al vertice dello Stato che spediscono in carcere un bambino di un mese perchè hanno il sospetto che sua madre abbia commesso un furto. Non vi pare una cosa orribile?

Editoriali - di Piero Sansonetti - 3 Febbraio 2024

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Neonato sbattuto in carcere a Torino, altro che Ungheria…

Si chiama Aslan, è piccolissimo, ha un mese. Sta in prigione. Lo accusano di furto. Cioè, accusano sua madre, per essere precisi, ma la punizione è anche per lui. Lui è innocente, e probabilmente anche la madre. Ma c’è un Pm che ha chiesto il suo arresto e un Gip che lo ha firmato.

Quando ci penso mi vengono i brividi. Ci sono persone al vertice dello Stato che spediscono in carcere un bambino di un mese perchè hanno il sospetto che sua madre abbia commesso un furto. Non vi pare una cosa orribile?

Questo giornale è stato uno dei pochi che ha gridato per la follia della carcerazione dura, in Ungheria, di Ilaria Salis. Ora si indignano un po’ tutti. Ma francamente qui in Italia siamo ben oltre l’Ungheria. Orban è una mammola. Qui siamo alla follia giustizialista all’ennesima potenza.

Il bambino è rumeno. Mi aspetterei che il presidente della Romania, o il ministro degli esteri, convochi il nostro ambasciatore a Bucarest per dirgli: “ma che siete matti!?”. Così come giustamente ha fatto Tajani per Ilaria. E immagino che per questa persecuzione di un bambino piccolo piccolo l’Italia sarà indicata al pubblico ludibrio, nel mondo.

Giorni fa sulla pagina di “Nessuno Tocchi Caino” che pubblichiamo il sabato, si raccontava – al colmo dell’indignazione – la storia di una bambina in Bangladesh che era in prigione da quando aveva due mesi. Mi sembrava un’enormità.

E invece, senza viaggiare fino al Bangladesh basta prendere un treno per Torino per trovare storie così. Qui, si qui: nel paese di Beccaria e di Manzoni. O più recentemente di Calamandrei e di Pannella. La storia di Aslan l’ha scoperta quasi per caso un deputato di Sinistra- Verdi, Marco Grimaldi.

Uno che invece di bighellonare in Transatlantico gira su e giù per i luoghi più disgraziati del paese. Ieri mattina è andato a far visita alle prigioniere del carcere di Torino “Lorusso Cutugno”. Che protestano per le condizioni infernali del sovraffollamento. Ma le detenute – che sono persone un pochino più umane di alcuni magistrati – gli hanno detto: “Corri al secondo piano, ieri hanno sbattuto in cella un piccoletto di un mese”.

Marco è andato su e ha verificato che è tutto vero. Ha trovato le guardie carcerarie che si facevano in quattro per aiutare e tranquillizzare questa ragazza di 29 anni con il bambinello in braccio. Ha trovato la madre impaurita, scossa. Lei giura di non aver rubato proprio niente. Dice anche di avere un alibi di ferro.

Io non so se l’alibi tiene. Penso di sì, perché certo mi fido più di lei che dei giudici. Quel che so di sicuro è che quella raccontata da Marco è una indecenza mostruosa. Dopo il caso Salis mi aspetto una reazione unanime e furibonda del mondo politico e dei giornali. Me la aspetto, ma non ci spero molto.

Marco Grimaldi ha rivolto un appello al ministro Nordio. Perché intervenga subito. Non so in che modo possa intervenire per fare scarcerare questa giovane signora, ma qualche modo si deve trovare.

E poi pensi a un’altra cosa: ma se Marco ieri mattina non fosse andato alla prigione? Non avremmo saputo niente. Non avremmo neppure potuto gridare a chi è responsabile di questa follia (non so chi è, ma ci sarà pure uno responsabile o più di uno): ma almeno un pochino pochino ti vergogni?

3 Febbraio 2024

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