Il caso del piccolo Aslan

Neonato di un mese in carcere con la madre, Nordio batta un colpo: l’appello al ministro sul caso di Torino

Giustizia - di Redazione - 2 Febbraio 2024

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Foto di Rossella Grasso
Foto di Rossella Grasso

Aslan ha solo un mese di vita, ma deve già fare i conti con la realtà italiana del carcere. Da giovedì primo febbraio il neonato è entrato assieme alla madre nella sezione femminile del carcere Lorusso e Cutugno di Torino.

A denunciare il caso di Aslan e della madre, una 28enne rumena di etnia Rom, proveniente da Bologna e che non avrebbe ancora parlato con un avvocato, è il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Marco Grimaldi, che oggi ha visitato la casa circondariale torinese.

I bambini in carcere

Quel bambino, come tutti i figli di detenuti e detenute, non dovrebbe trovarsi dietro le sbarre. Chiediamo al Governo e alla maggioranza di tornare indietro sul veto alla proposta di legge che lo prevede per tutte le carceri italiane”, è l’appello di Grimaldi.

Il riferimento è a quanto accaduto alcuni mesi fa in commissione Giustizia alla Camera, dove il Partito Democratico si è visto costretto a ritirare la sua proposta di legge che prevedeva la possibilità per le donne detenute con figli entro i 3 anni di stare in case famiglia anzichè negli istituti penitenziari. Il centrodestra, ricorda Grimaldi, “invece di votarla, all’ultimo momento presentò degli emendamenti decisamente peggiorativi del testo” come ad esempio quello che prevedeva la perdita della patria potestà in caso di recidiva“. E le opposizioni decisero così di rinunciare ad un provvedimento che già nella precedente legislatura era stato ad un passo dall’approvazione finale.

In teoria, racconta ancora il deputato di AVS, il bambino dovrebbe restare in carcere fino al pronunciamento del magistrato “e questa è una cosa inaccettabile. Questa giovane donna è spaventata e il bambino ha bisogno di cure e di assistenza. Non può restare in un posto del genere a lungo. Nordio deve intervenire al più presto“.

Oltre alla mamma di Aslan, sottolinea ancora il deputato, c’è anche un’altra donna che è qui detenuta con i suoi due figli di uno e 3 anni. Stava rientrando in Italia dal Belgio, ma, “visto che aveva delle denunce pendenti, è stata prontamente arrestata“. “Lei potrebbe chiedere i domiciliari, ma vivendo in un campo nomadi, questo non è possibile. La legge prevede, infatti, che non si possano concedere se si vive in prossimità di altri che già li stanno scontando. Così, resta in carcere anche lei con due bimbi troppo piccoli per stare dietro le sbarre in quelle condizioni“.

Il deputato di AVS si rivolge quindi al Guardasigilli Carlo Nordio per denunciare la situazione a dir poco critica all’interno del Lorusso e Cutugno di Torino, già denunciata in una lettera dalle donne detenute nella sezione femminile. L’obiettivo, spiegano Grimaldi e la consigliera comunale di Sinistra Ecologista Sara Diena, è quello di “riportare alla legalità la Casa Circondariale più ‘complessa’ d’Italia: 1448 detenuti a fronte di una capienza massima di 1118: se decongestionassimo la struttura si potrebbe prevedere, come avvenuto dopo anni di denunce al Sestante, la ristrutturazione dell’intero padiglione B, il più fatiscente dell’intera struttura, dove infiltrazioni e muffa sono il minimo comune denominatore di quel blocco di cemento ormai marcio”.

La lettera delle detenute di Torino

La lettera citata da Grimaldi è un durissimo atto di accusa alla classe politica da parte delle detenute del carcere torinese. Ricordando che sono trascorsi ormai due anni dagli applausi dei parlamentari al “monito” del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla “dignità” da rispettare per i detenuti, le detenute del Lorusso e Cutugno evidenziano la lunga serie di problemi all’interno dell’istituto.

Quello principale è il cronico sovraffollamento: di fronte ad una capienza di 76 posti, normalmente la sezione femminile ospita giornalmente un centinaio di recluse nel padiglione F, oltre a quelle collocate nell’istituto a custodia attenuata. Un sovraffollamento “fuorilegge, benzina sul fuoco in una situazione esplosiva e vanifica le condizioni di trattamento utile al reinserimento. Questa galera non serve a nessuno”.

di: Redazione - 2 Febbraio 2024

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