I finanziamenti all'Unrwa

Perché vogliono tagliare gli aiuti a Gaza che sta morendo di fame

L’agenzia delle Nazioni Unite si difende: “Siamo in 13mila a fare il nostro lavoro, ospitiamo un milione di sfollati”. E l’Alto rappresentante europeo Borrell tuona: “I fondi restano, salvano vite”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli - 31 Gennaio 2024

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Perché vogliono tagliare gli aiuti a Gaza che sta morendo di fame

Onu su caso Unrwa, “13mila fanno il loro lavoro”

“A oggi abbiamo uno staff di 13mila persone che continuano a lavorare e a fare ciò che possono. Abbiamo più di un milione di persone ospitate nelle strutture dell’Unrwa e che continuano a essere colpite. Noi continueremo a fare il nostro lavoro”.

Lo ha detto Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, commentando le notizie su Gaza che riguardano le accuse di connivenza con Hamas da parte di dipendenti dell’agenzia Onu per i profughi palestinesi. Diciassette Paesi hanno sospeso i fondi a Unrwa dopo le rivelazioni dell’inchiesta condotta da Israele.

Borrell: “I finanziamenti Ue all’Unrwa non sono stati sospesi. Il suo ruolo è fondamentale in questo momento”

“Gli impegni di finanziamento in corso da parte dell’Ue sono stati rispettati e i finanziamenti non sono stati sospesi”. Lo scrive in una nota l’ufficio del capo della Politica estera dell’Unione Europea Josep Borrell. “Il ruolo dell’Unrwa è vitale nelle attuali circostanze a Gaza”, si legge nella dichiarazione.

“2 milioni di persone hanno un disperato bisogno degli aiuti forniti dall’Unrwa e da altre agenzie delle Nazioni Unite”. Borrell ha accolto con favore “le misure rapide e decisive adottate dall’organizzazione “alla luce di “accuse molto gravi contro un certo numero di membri del personale dell’Unrwa”, e ha affermato che “l’Ue determinerà le prossime decisioni sui finanziamenti alla luce dell’esito delle indagini”. L’Unione Europea è uno dei maggiori donatori dell’Unrwa, fornendo circa un decimo dei finanziamenti dell’agenzia delle Nazioni Unite secondo i dati del 2022.

Cnn: palestinesi Gaza costretti a mangiare erba e bere acqua inquinata

Sono costretti a mangiare erba e a bere acqua inquinata i palestinesi sfollati da Gaza a causa della rappresaglia israeliana per l’attacco di Hamas subito lo scorso 7 ottobre. Lo scrive la Cnn raccogliendo le testimonianze di civili sfollati dalle loro case e di operatori sanitari, sottolineando che l’enclave palestinese sta sempre più andando verso una carestia totale.

Con gli adulti che si privano del cibo per darlo ai propri figli e ai bambini. Anche prima della guerra, due persone su tre nella Striscia di Gaza facevano affidamento sul sostegno alimentare, come ha detto alla Cnn Arif Husain, capo economista del Programma alimentare mondiale (Wfp).

Oms: «Caso Unrwa distoglie attenzione da crisi Gaza»

Il caso del presunto coinvolgimento di alcuni dipendenti dell’Unrwa “distoglie l’attenzione dalla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza”. Lo ha detto un portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), citato da al- Jazeera.

“L’attuale dibattito serve solo a distogliere l’attenzione da ciò che realmente accade ogni giorno, ogni ora e ogni minuto a Gaza – ha affermato – Non dimentichiamo i veri problemi sul terreno”. L’Oms si rammarica che il caso “distolga l’attenzione dai circa 27mila morti, il 70% dei quali erano donne e bambini” e dal fatto “che un intero popolo è sottoposto a continui bombardamenti, anche in zone da tempo identificate come sicure”.

Oxfam insieme ad altre 19 organizzazioni umanitarie: fermare i fondi all’Unrwa toglie l’ancora di salvezza a milioni di persone

La sospensione dei finanziamenti all’Unrwa da parte dei maggiori donatori è molto preoccupante e rischia di avere conseguenze umanitarie disastrose. È l’allarme lanciato ieri da Oxfam insieme a 19 organizzazioni di fronte ai tagli degli stanziamenti all’agenzia delle Nazioni Unite, che rappresenta il principale fornitore di aiuti per milioni di palestinesi a Gaza e nella regione.

La sospensione dei finanziamenti da parte dei Paesi donatori avrà un forte impatto sulla capacità di portare aiuti essenziali a oltre 2 milioni di civili a Gaza, di cui oltre la metà sono bambini.  La popolazione in questo momento – si legge in una nota – è sull’orlo della carestia, esposta al rischio di epidemie, a causa dei bombardamenti indiscriminati da parte di Israele e della scelta deliberata di impedire l’ingresso degli aiuti nella Striscia.

Accogliamo con favore la rapida indagine avviata dall’Unrwa sul presunto coinvolgimento di un esiguo numero di membri del personale delle Nazioni Unite negli attacchi del 7 ottobre – sottolineano ancora le organizzazioni firmatarie dell’appello – tuttavia siamo scioccati dalla sconsiderata decisione di privare un intero popolo di un’ancora di salvezza.

Netanyahu: «Non lasceremo Gaza né libereremo terroristi»

«Le nostre forze non lasceranno Gaza e migliaia di terroristi non saranno rilasciati»: così il premier israeliano Benjamin Netanyahu dopo la minaccia del Itamar Ben-Gvir di far cadere il governo in caso di un «accordo sconsiderato» con Hamas.

«Sento dichiarazioni su tutti i tipi di accordi, quindi voglio essere chiaro: non porremo fine a questa guerra con niente di meno che il raggiungimento di tutti i suoi obiettivi. Ciò significa eliminare Hamas, riportare a casa tutti i nostri rapiti e garantire che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele. Non rimuoveremo l’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza e non rilasceremo migliaia di terroristi. Niente di tutto questo accadrà. Cosa accadrà? Vittoria totale!». È quanto si legge su Yedioth Ahronoth.

Haniyeh: “Priorità è fermare l’aggressione”

Hamas ha ricevuto la proposta dei mediatori a Parigi e ha confermato che la studierà fornendo la sua riposta “sulla base che la priorità è fermare l’aggressione, del brutale attacco a Gaza e il completo ritiro delle forze di occupazione dalla Striscia”. Questo il commento del capo di Hamas Ismail Haniyeh diffuso su Telegram che tuttavia si è detto disponibile a “discutere qualsiasi iniziativa o idea seria e pratica, a condizione che porti ad una cessazione completa dell’aggressione”.

Il portavoce dell’ospedale di Jenin: “L’uccisione dei tre miliziani nella struttura è un omicidio mirato. Questo crea un precedente”

Il portavoce dell’ospedale di Jenin, Tawfiq al-Shobaki, ha dichiarato che non c’è stato alcuno scambio di fuoco tra le forze israeliane e i tre miliziani di Hamas all’interno della struttura. I tre sono stati uccisi in un omicidio mirato, ha aggiunto, sottolineando che i soldati sotto copertura hanno attaccato anche medici, infermieri e la sicurezza dell’ospedale durante il raid.

“Quello che è successo crea un precedente”, ha detto, “non c’è mai stato un assassinio all’interno di un ospedale. Ci sono stati arresti e aggressioni, ma mai un assassinio”. Basil Ayman Al-Ghazawi, uno dei 3 miliziani uccisi, era un paziente dell’ospedale da ottobre ed era ricoverato per paralisi parziale.

Il video della sicurezza interna mostra i soldati, con barbe lunghe o con i volti coperti dal velo tradizionale delle donne musulmane, nei panni di pazienti (uno addirittura in sedia a rotelle), medici e inservienti, che nel giro di appena 10 minuti individuano ed eliminano i tre miliziani. “Stile Fauda”. Quando la fiction si fa realtà. Di sangue.

31 Gennaio 2024

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