Il caso

Chi è Umberto Paolillo: perché disposte nuove indagini sull’agente suicida della penitenziaria

Il Gip del Tribunale di Bari ha dato altri 90 giorni di tempo agli investigatori. Nuovi elementi sono emersi su questa vicenda: Paolillo si è tolto la vita con la propria pistola a febbraio del 2021. Prestava servizio nel carcere pugliese di Turi. La testimonianza resa da un detenuto, nell'ottobre del 2022, ha parlato di soprusi e angherie, una vera e propria persecuzione che l'agente avrebbe subito da alcuni colleghi (ne sono stati indicati 8, più un ispettore). Fatti che avrebbero causato l'estremo gesto

Cronaca - di Redazione Web - 4 Gennaio 2024

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Chi è Umberto Paolillo: perché disposte nuove indagini sull’agente suicida della penitenziaria

Acquisizione di “ulteriori dichiarazioni da parte del detenuto al fine di meglio precisare le condotte poste in essere in sua presenza da soggetti da lui identificati in sede di riconoscimento fotografico, indicandone le circostanze di tempo e luogo, nonché la loro frequenza, al fine di accertare se Umberto Paolillo abbia mai condiviso confidenze e se altro personale di polizia penitenziaria o altri detenuti presso la casa di reclusione in cui Paolillo prestava servizio al momento del suicidio abbiano assistito ad analoghi episodi“. Lo ha scritto il gip del tribunale di Bari, Francesco Vittorio Rinaldi, che ha ordinato ulteriori indagini sul suicidio dell’agente della polizia penitenziaria Umberto Paolillo, in servizio nel carcere di Turi (Bari), avvenuto il 18 febbraio 2021, con la pistola d’ordinanza.

Umberto Paolillo: chi è l’agente suicida della Penitenziaria

Gli accertamenti dovranno essere compiuti “entro 90 giorni“, allo scopo di verificare se ci siano stati comportamenti vessatori posti in essere da alcuni colleghi di Paolillo che abbiano indotto al gesto estremo. Nell’ordinanza – di cui LaPresse ha preso visione – sono riportati alcuni stralci delle dichiarazioni rese da un detenuto del carcere di Turi il quale ha “riferito si aver assistito personalmente ad alcune condotte vessatorie, offensive e denigranti poste in essere da alcuni colleghi di Paolillo“. Secondo il detenuto, “lo prendevano in giro, dicendogli che aveva 60 anni, che non aveva una donna, che abitava ancora con la madre“. Il detenuto, ascoltato il 26 settembre 2022, ha fatto anche il nome di un ispettore capo e ha individuato altri 8 agenti dopo aver visionato diverse fotografie.

Umberto Paolillo: perché l’agente della penitenziaria si è tolto la vita

Lo chiamavano gobbetta, gli davano giornaletti porno. Un giorno mi sono messo in mezzo dicendo di smetterla. Umberto spesso si confidava con noi. Lo vedevamo sempre triste, quando abbiamo saputo del suicidio, tutti abbiamo pensato che fosse arrivato al limite e che il gesto fosse collegato a ciò che subiva. Quel carcere è uno schifo“, si legge nell’ordinanza del gip del tribunale di Bari. “Speriamo che la verità riesca a mostrarsi, abbandonando il suo rifugio fatto di poche lettere e di grandi parole di un detenuto coraggioso. Questo lo si deve a Umberto Paolillo e alla sua mamma, Rosanna, che non ha mai smesso di lottare“. Lo dichiara l’avvocato Antonio Portincasa del foro di Bari, che rappresenta proprio Rosanna Pesce, la mamma – appunto – di Paolillo.

Umberto Paolillo: perché il giudice ha disposto nuove indagini

Quando ogni speranza sembrava ormai persa, una luce in fondo al tunnel ravviva e conforta l’animo di mamma Rosanna che nonostante l’età e l’indifferenza non hai mai smesso di cercare la verità”, sottolinea il penalista.”Aveva pensato, Umberto, prima di sparare il colpo dalla sua pistola d’ordinanza, di conservare accuratamente un foglio che spiegasse il perché di tanta disperazione. Quel biglietto, ben piegato e riposto nella giacca del giubbotto indossato, raccontava dei soprusi, delle ingiustizie, delle angherie sofferte. Tanti colleghi hanno parlato di lui a mamma Rosanna, raccontando delle angherie ricevute, quanto Umberto soffrisse e quanto cattivi fossero taluni a rendergli la vita insostenibile, pesante amara“, prosegue il legale ricordando che “quelli stessi colleghi, sentiti dall’autorità giudiziaria, si sottraevano alla verità. Riportavano di storie, a loro dire solo raccontate da un pazzo rancoroso con manie di persecuzione.

Umberto Paolillo: le testimonianze

I colleghi e gli amici che al contrario avevano assistito alle vicende che riportavano a mamma Rosanna, per insana ed insensata paura cercavano di coprire la verità, di soffocarla. La testimonianza, la finta testimonianza di chi sosteneva di avergli voluto bene, lo uccideva ancora una volta“, va avanti.”Ma la verità è dura a morire e alle volte strisciando silente tra le pieghe della vita si ferma e cova nei posti più improbabili. Questa volta, quasi a farsi beffa della giustizia e del perbenismo di coloro che si fingono amici, prendeva forza e vigore nelle parole di un detenuto testimone oculare dell’odio e del male“, aggiunge l’avvocato Portincasa che ricorda anche come “l’avvocato Antonio La Scala, che conosceva bene Paolillo, più volte aveva riferito del dolore raccontato dall’amico per tutte le volte che gli dicevano che era gay, che era malato e che prima o poi avrebbe perso il posto di lavoro a cui lui teneva tanto“.

Umberto Paolillo: la battaglia della madre Rosanna

La Scala, ascoltato come teste, ha consegnato anche lettere scritte da Paolillo, alcune sin dal 2005. L’agente fu trovato senza vita all’interno della sua automobile. La vettura aveva il motore acceso e il finestrino della portiera anteriore lato conducente infranto da un foro. Il poliziotto aveva una pistola nella mano destra, con l’indice sul grilletto. L’arma era quella di ordinanza. Nella tasca della giacca c’era una lettera manoscritta in cui spiegava le ragioni del gesto estremo. “Paolillo ha fatto riferimento ad alcune situazioni verificatesi nell’ambiente lavorativo che lo hanno indotto a vivere in uno stato di profonda frustrazione“, si legge nell’ordinanza del gip. “Nella parte finale ha scritto espressamente di essere stato isolato dal mondo e che tutti quelli che lo conoscevano, sapevano cosa aveva subito all’interno del contesto lavorativo e all’esterno“.

4 Gennaio 2024

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