I luoghi comuni sulla città

Caro Petrella, di Napoli “città stracciona” non ci hai capito niente

Per renderla una metropoli internazionale, dovremmo stracciare la cultura lazzarona e cominciare dalla manutenzione dei tesori che ci sono già da secoli come piazze, monumenti, musei, palazzi

Editoriali - di Angelo Petrella - 15 Luglio 2023 alle 19:10

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Caro Petrella, di Napoli “città stracciona” non ci hai capito niente

Abbiamo tutti tirato un paradossale sospiro di sollievo nell’apprendere che, con ogni probabilità, l’autore del rogo della (brutta) installazione di Michelangelo Pistoletto sia un uomo senza fissa dimora e non una banda di ragazzini scapestrati. Tante parole nei giorni scorsi si sono levate a difesa della Napoli civile contro quella deturpata da teppisti, camorristi, violenti e distruttori di ogni genere.

Le stesse che si levarono all’epoca del rogo di Città della Scienza o che si levano giustamente a ogni Capodanno, all’indomani del tradizionale furto dell’albero di Natale dalla galleria Umberto. Ma la realtà e la città divergono sempre in maniera inaspettata dalla narrazione che ne si fa, come avrebbe ricordato Domenico Rea. E Napoli sa stupire con un colpo di scena ancora una volta, come non ha saputo fare l’opera dell’artista italiano acclamato in tutto il mondo, che da quasi sessant’anni si offre in una versione sempre nuova e sempre identica in ogni piazza d’Italia.

Stavolta però Pistoletto ha scelto la piazza sbagliata: perché ostentare una statua neoclassica con una montagna di stracci a una città stracciona – come Napoli viene denominata nel resto d’Italia – sembra voler deridere quella stessa città, e non provocarla o indurla a ragionare sui propri limiti e le proprie errate narrazioni. In una qualunque altra città la Venere degli Stracci apparirebbe un’opera dall’alto contenuto etico e allegorico; a Napoli invece risulta naturalistica, oltre che datata.

Il consumismo che induce ad accumulare abiti a poco prezzo non è più quello dell’arte povera degli anni Sessanta: è quello che ti impone di avere tutto e subito, di dominare sugli altri, di ambire sempre al massimo. È quello che, in maniera diretta o meno, ti spinge ad accoltellare un bagnino per un lettino sulla spiaggia. È quello che, da minorenne, ti fa rapinare i turisti in pieno centro storico. È quello in cui un uomo schiaffeggia e sottomette una donna in uno dei quartieri più esclusivi della città. È quello in cui tutto può accadere nell’indifferenza degli altri cittadini o nell’impotenza delle istituzioni. E non è una mano di vernice a poterla trasformarla come per magia in una metropoli normale o internazionale.

La manutenzione e il presidio dovrebbero cominciare dai tesori che già ci sono da secoli – piazze, monumenti, musei, fontane, palazzi – e che vengono quotidianamente imbrattati, saccheggiati, vilipesi dalla generazione del compra-subito e della spettacolarizzazione. Che è presente, diciamolo con forza, in tutta Italia, come dimostrano le cronache di violenze e aggressioni provenienti con insistenza dal centro e dal nord negli ultimi mesi. Ma che a Napoli si salda a una cultura purtroppo lazzarona di secolare resistenza. E proprio su questa avrà furbamente puntato Michelangelo Pistoletto come completamento della sua opera che, di per sé, appare appunto datata. Come dimostra la dichiarazione restituita immediatamente dopo il rogo, a proposito della parte stracciata del mondo che dà fuoco a sé stessa. Non è stato così.

Le baby gang e i vandali non c’entrano: c’entra un uomo che, stando alle prime indagini, sembra essere un girovago “contro” tutto e tutti, con un conto in banca e un profilo social di tutto punto. Probabilmente anche lui fa parte di quell’universo stracciato, sebbene in maniera diversa rispetto a quanto teorizzato dall’artista. E con il suo gesto distruttivo e pur deprecabile – come ogni gesto dei teppisti che hanno vandalizzato a suo tempo le opere di Rebecca Horn, di Mimmo Paladino o di Richard Serra – ha riattualizzato un’opera che non aveva più senso, rendendo comunque un gran servigio all’arte, che vive di dialettica e di reazioni da parte della gente, per quanto controverse.

Il problema che Pistoletto non aveva considerato è che Napoli non è semplicemente esposta alle «coste dell’Africa, dove ci sono montagne di stracci e la gente vive sugli stracci». Napoli vive di quella povertà. È essa stessa quella povertà generata dal consumismo. E dandole della “stracciona” non ci si può non aspettare che la sua gente “stracciona” non risponda come ci si aspetti.

15 Luglio 2023

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