La ripartenza

Come sarà l’Unità, un giornale vecchio e nuovo non ossessionato dal potere

Sarà un giornale vecchio e nuovo. Aperto alla ricerca e al contributo di tutti. Con l’ossessione di creare pensiero, discussione, programmi, strategie.

Editoriali - di Piero Sansonetti

2 Giugno 2023 alle 10:00 - Ultimo agg. 4 Marzo 2024 alle 10:07

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Come sarà l’Unità, un giornale vecchio e nuovo non ossessionato dal potere

In questi giorni ho ricevuto alcuni messaggi che contestano l’uso dell’immagine di Enrico Berlinguer negli annunci che informano del ritorno in edicola, dopo 7 anni, dell’Unità. Mi si dice: ma questa non è più l’Unità del Pci, perché usate il volto e l’immagine di Berlinguer?
Rispondo volentieri a questa domanda.

L’Unità che abbiamo riportato in edicola con Alfredo Romeo vuole essere esattamente questo: il ritorno della vecchia Unità, che fu il giornale del Pci e del Pds e che seppe anche rendersi autonoma dal Pci e dal Pds e svolgere la sua funzione con impegno e con spirito aggressivo. Quale funzione? Quella di criticare costantemente il potere, metterlo in discussione, ostacolarlo. E di condizionare e terremotare il mondo dell’informazione.

Ho lavorato in quella Unità per molti anni (decenni). Ho combattuto insieme ai miei compagni per l’autonomia del giornale dal partito per molto tempo e con ottimi risultati. Per aprirlo all’esterno, alle collaborazioni di giornalisti e intellettuali non comunisti. Negli anni Novanta, soprattutto, con le direzioni di Chiaromonte, di D’Alema e di Foa, l’Unità era diventato un quotidiano indipendente, dove i giornalisti mettevano la verità – o quello che si riusciva a capire della verità – davanti alla linea del partito.

Mettemmo in discussione Togliatti, avanzammo dubbi sull’abbandono di Gramsci da parte del Pci, fummo il primo giornale al mondo a intervistare Alexander Dubcek, il leader della primavera di Praga, in clandestinità, quando in Cecoslovacchia ancora imperava il regime comunista. Ricordo anche quando fummo ferocemente critici (“strage di Stato”) nei confronti del governo Prodi, perché la marina italiana aveva speronato a colato a picco una nave di profughi. E ricordo quando scrivemmo in prima pagina un articolo per difendere i diritti di Raffaele Cutolo in prigione.

Il giornale era indipendente, ma era l’Unità. Poi al passaggio del secolo le cose cambiarono un po’, il giornale fu prima acquistato dagli Angelucci che chiamarono direttori che con il passato del giornale avevano poco a che fare. E tolta addirittura la fascia rossa in prima pagina e sostituita con una azzurra, fu stravolta la linea. Certo, quel giornale c’entrava poco col vecchio Pci e con la sua anima. Poi ci fu una svolta ulteriore, con Furio Colombo, personaggio straordinario, giornalista di primissimo piano, ma anche lui molto lontano dalla tradizione e dallo spirito del vecchio Partito comunista. Infine iniziò il declino, che portò a varie chiusure del giornale e poi al fallimento.

Certo, il Pci oggi non c’è più, e non possiamo tornare ad essere il giornale del Pci. Però l’idea per la quale siamo nati è quella di riprendere quello spirito. Quello sforzo di analisi, di elaborazione, di pensiero. Quella filosofia. Quei punti di riferimento ideali. Perché il Pci non c’è più, e il Pci fu un partito criticabilissimo per molti aspetti (la libertà, il garantismo…) ma fu un luogo eccezionale di creazione politica, di cultura, di lotta, di intelligenza, di passione e di altruismo. Noi vogliamo ridare vita e anima a quello spirito. E all’immagine di Berlinguer che sfilava perché voleva opporsi al taglio della scala mobile. E partendo da lì, lavorare per aiutare la nascita di una sinistra nuova, spavalda, che sappia tenere insieme i valori essenziali della modernità, e cioè la libertà e l’uguaglianza.

Oggi la sinistra è immobile, quasi pietrificata dal terrore di sbagliare. Non riesce a prendere posizione su temi essenziali: la guerra, le tasse, l’immigrazione, il garantismo, le riforme istituzionali. Perché? Perché ha sostituito la democrazia di massa e lo sforzo per elaborare la politica – crearla, sperimentarla – con una vera e propria ossessione per il potere.

La grande domanda che sottende l’attività dei partiti di sinistra sembra ormai solo questa: cosa possiamo fare per tornare nella stanza dei bottoni? L’Unità non sarà il giornale ossessionato dal potere. Sarà un giornale vecchio e nuovo. Aperto alla ricerca e al contributo di tutti. Con l’ossessione di creare pensiero, discussione, programmi, strategie. E di spingere la sinistra alla ricerca di una sua nuova identità. Garantista, socialista, cristiana e liberale.

2 Giugno 2023

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