La telefonata riparatrice non è bastata
Caso Rutte, un nuovo guaio per l’Italia: Teheran accusa il governo Meloni “complice degli Usa”
Dopo le rivelazioni del segretario della Nato Rutte, Teheran chiede “una smentita chiara e ufficiale da parte del governo italiano”. Intanto Israele smentisce che le sue forze armate si siano ritirate dalla zona cuscinetto nel Libano meridionale
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Messaggio da Teheran. Destinarlo: il governo italiano. «Italia e Romania sono state esplicitamente citate dal segretario generale della Nato come Paesi che hanno partecipato all’aggressione contro l’Iran. Insieme a ogni altro Paese europeo che ha sostenuto l’aggressione americano-israeliana contro l’Iran, devono spiegare ai propri cittadini e al mondo perché hanno scelto di essere complici di questo palese atto di aggressione e della commissione di atrocità di massa contro il popolo iraniano a Minab, Lamerd, Teheran, Isfahan, Sanandaj, Hamadan, Tabriz, Shiraz, Bandar Abbas, ecc…». Lo scrive su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, rilanciando l’intervista di Mark Rutte a Fox News, in cui il segretario generale della Nato ha dichiarato che «un Paese dopo l’altro, un alleato dopo l’altro, hanno messo a disposizione le proprie basi per l’operazione Epic Fury».
«Si tratta di un’ammissione chiara e schiacciante della complicità attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato sovrano membro dell’Onu, una violazione flagrante delle norme imperative del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite», ha scritto il portavoce della diplomazia iraniana Baghaei, che ha allegato al suo post il video dell’intervista di Rutte, per poi concludere: «L’Organizzazione e i singoli Stati membri che hanno partecipato a tale processo decisionale devono essere ritenuti responsabili di tutte le conseguenze». «Ho parlato con il ministro degli esteri iraniano @araghchi. L’Italia non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l’utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l’Iran, nel rispetto più rigoroso dei trattati con gli Stati Uniti. Ho chiesto che si torni ad una piena apertura dello Stretto di Hormuz, favorendo il passaggio di tutte le navi cargo italiane ancora bloccate. La riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran è un forte segnale di dialogo anche in vista della ripresa dei rapporti economici e culturali», lo ha scritto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Pronta la replica iraniana. Araghchi ha ringraziato per la telefonata e per la chiarezza fornita dal suo omologo italiano ma ha sottolineato «la necessità di una smentita chiara e ufficiale di tali dichiarazioni da parte del governo italiano».
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È quanto si legge in una nota del ministero degli Esteri iraniano a proposito della telefonata di ieri tra Araghchi e Tajani. La telefonata riparatrice del titolare della Farnesina non è bastata. L’Iran si attende molto di più. Quello che Giorgia Meloni non può concedere: una smentita “chiara e ufficiale” che non riguarderebbe solo Rutte ma anche e soprattutto, sia pure indirettamente, il mentore americano del segretario generale della Nato. Tanto più dopo che Trump ha ribadito che i Paesi della Nato hanno «deluso» gli Stati Uniti durante la guerra contro l’Iran. Alla presenza del Segretario generale dell’alleanza Mark Rutte, che riceveva alla Casa Bianca, Trump ha affermato: «Se ci fosse qualcun altro in questa posizione (di Segretario generale della Nato, ndr), non avremmo nemmeno una riunione oggi, per essere onesti, perché ci hanno deluso», ha detto il Presidente americano, che poi si è rivolto in particolare alla Spagna, mentre criticava anche l’Italia, il Regno Unito, la Germania e la Francia. Il tycoon ha ribadito la sua posizione con gli alleati Nato: «Voglio solo la loro lealtà. Non abbiamo bisogno dei loro soldi, non abbiamo bisogno di nulla», ha aggiunto, per poi dire: «Dateci una piccola mano, dateci un bacetto». Ha, invece, elogiato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, per il suo atteggiamento nei confronti del conflitto e si è detto soddisfatto anche del comportamento del presidente russo Vladimir Putin e del leader cinese Xi Jinping.
Dal capo della Casa Bianca al suo vice. «La nostra relazione con l’Italia continua senza impedimenti a ogni livello, a livello militare e ad altri livelli» ma «ovviamente il presidente» Donald Trump «è molto arrabbiato. Sente che non solo l’Italia, ma anche altri Paesi, in un momento in cui stavamo affrontando una minaccia, non solo noi ma più in particolare l’Europa, molti Paesi europei non si sono fatti avanti per fare abbastanza, l’Italia purtroppo è fra questi». Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, parlando con i giornalisti in Bahrain. Un “purtroppo” che pesa come un macigno nei rapporti, politici e personali, tra Trump e la fu “pontiera” Giorgia Meloni. L’irato tycoon ha anche un’altra e ben più ostica grana da risolvere. Israele ha smentito categoricamente che le sue forze armate si siano ritirate dalla zona cuscinetto di sicurezza nel Libano meridionale, e così hanno fatto alti funzionari libanesi. Lo riporta il sito di Haaretz, che in precedenza aveva rilanciato le parole di un funzionario statunitense alla Reuters, secondo il quale Israele aveva ritirato parte delle sue truppe in un gesto di “buona fede” nei confronti del governo libanese. Un alto funzionario israeliano ha respinto la notizia. E non poteva essere altrimenti, viste le dichiarazioni di Benjamin Netanyauh: “Fino a quando sarò primo ministro controlleremo la fascia di sicurezza nel Libano meridionale”. Per poi proclamare: “Ormai occupiamo il 70 per cento della Striscia di Gaza”, dove si continua a morire: i palestinesi uccisi hanno superato i 73mila.