La premier ad Antibes

Meloni tra le braccia di Macron per dimenticare Trump: ricucire con Parigi per strappare flessibilità in Europa

Meloni prova a ricucire con Parigi in vista del vertice Nato, ma anche per strappare flessibilità all’Ue. Ma il tycoon assedia la sua mente: “Vuol farmi perdere le elezioni”

Esteri - di David Romoli

26 Giugno 2026 alle 09:00

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Manon Cruz/Pool Photo via AP
Manon Cruz/Pool Photo via AP

L’incontro di ieri a Antibes tra folte delegazioni dei governi francese e italiano, guidate dal presidente Macron e dalla premier Meloni, era organizzato da tempo e aveva comunque l’obiettivo di siglare un riavvicinamento esplicito tra i due Paesi spesso litiganti. Il “mal comune” Donald Trump, perché di questo si tratta anche se nessuno potrebbe mai ammetterlo apertamente, costringe ad accelerare il riavvicinamento. I due leader firmeranno probabilmente, subito o a breve, una serie di accordi ma soprattutto cercheranno di mettere a punto una posizione comune sia in vista del prossimo vertice Nato, in sintonia con la Germania, sia sul piano della flessibilità per l’energia, qui invece in dissonanza con Berlino.

La premier è arrivata ad Antibes inseguita dalle polemiche nazionali e soprattutto internazionali innescate dalla dichiarazione esplosiva di Mark Rutte. Al governo tutti, pur furibondi, si dicono certi che la disastrosa sortita del segretario della Nato Rutte è dovuta solo alla incontrollabile piaggeria dell’uomo, al suo bisogno di farsi bello con il presidente americano che chiama “papà” (e lo fa davvero). È lecito immaginare che in realtà soprattutto la premier e il ministro della Difesa sospettino intenzioni più fredde e calcoli più maligni. Di fatto Rutte ha colpito con troppa precisione per sospettarlo solo di superficialità e servilismo. Il danno che notificando quei 500 voli di aerei Usa dalle basi italiane, Rutte ha fatto a Giorgia è un doppio danno. Sul piano internazionale avendo citato esplicitamente due soli Paesi, Italia e Romania, condanna quei due Paesi a rapporti tutt’altro che facili e distesi con l’Iran, che infatti è già andato all’attacco. Essendo stati sino alla guerra quei rapporti ottimi è il problema maggiore. Crosetto lo dice apertamente: “Le parole a ‘caso’ del Segretario Generale della Nato, inopportune e superflue, stanno generando una tempesta in un bicchiere d’acqua sul piano interno, ma rischiano di produrre conseguenze ben più serie sul piano internazionale”. In realtà neppure quella interna è proprio pioggerella. Rutte costringe il governo a imbarazzate spiegazioni, quasi certamente in Parlamento. L’opposizione infatti non molla l’osso e Conte affonda più di tutti le zanne: “Non esistono trattati o protocolli con Paesi alleati che consentano al governo di violare i principi costituzionali. Questo governo ha partecipato quantomeno in modo indiretto a una guerra illegale. Deve riferire in Parlamento sulla politica estera”.

In realtà è improbabile che il governo abbia formalmente oltrepassato i limiti imposti dai trattati e soprattutto dalla Carta. La rivelazione di Rutte costringe però Meloni e Crosetto ad ammettere di aver offerto un aiuto massiccio e sostanziale alla guerra americana, pur rifiutandosi di cedere quando Trump ha chiesto di andare oltre quei confini. Crosetto in aula lo aveva in realtà fatto già capire ma a mezza bocca e in modo che non si notasse troppo. Ora invece la realtà è sotto i riflettori e anche senza violazioni della Costituzione il danno politico potrebbe essere per la premier rilevante. Di qui il sospetto che Trump, imbeccando Rutte, abbia voluto punire il governo italiano impedendogli di tenersi nascosto e al riparo e mettendo in rilievo il ruolo che ha comunque avuto nella guerra. Quale tra le sole due spiegazioni possibili della topica di Mark Rutte sia quella giusta è impossibile dirlo. Di fatto il presidente americano continua a bastonare quotidianamente non solo l’Italia ma tutti i 4 Paesi che considera più o meno “traditori”. Lo ha fatto anche mercoledì sera, assicurando che andrà ad Ankara per il vertice Nato del 7 luglio solo perché rispetta Erdogan e tornando poi a sparare a zero contro i “felloni” che lo avrebbero “lasciato solo”. Ma se il presidente è tutto bastone e niente carota non altrettanto può dirsi se si considera l’amministrazione nel suo complesso. Rubio conferma che Trump “è molto contrariato con l’Italia”. Però assicura che “le nostre relazioni continueranno senza ostacoli a tutti i livelli incluso quello militare”, esalta il suo buon rapporto con Tajani e annuncia che gli accordi che si sarebbero dovuti firmare a Miami, nella trasferta fatta saltare dal ministro italiano dopo l’affondo di Trump, saranno comunque conclusi al più presto. Non che basti a rassicurare una Giorgia Meloni ormai convinta che Trump intenda consumare la sua vendetta facendole perdere le elezioni.

26 Giugno 2026

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