L'affondo del tycoon
Trump manganella Meloni, è una figuraccia internazionale: che lo abbia implorato o no, con Donald la premier ha sbagliato tutto
Giorgia replica: “Io e l’Italia non imploriamo nessuno”. Ma aveva parlato di “rapporto immutato”. La figuraccia è servita. Nonostante la solidarietà del Colle
Politica - di David Romoli
Botte da orbi e la pace fra Trump e Meloni, che sembrava fatta, rovina travolta dalla proverbiale volgarità del primo e la reazione portata all’estremo della seconda. La telefonata incriminata fra il giornalista Daniele Compatangelo, uno dei non pochi che con gran scorno dei servizi segreti Usa dispongono del numero privato del presidente, diffusa su La 7 da L’aria che tira, è un fulmine a ciel sereno. “Non ero tenuto a parlare con Meloni. Mi ha implorato di fare un foto con lei. Mi ha fatto pena”. Il colloquio viene diffuso già tradotto e doppiato e sarebbe utile disporre dell’originale per capire come siano andate davvero le cose. Ma le frasi al vetriolo restano comunque e la premier reagisce in tempi strettissimi: “Dichiarazioni totalmente inventate. Sono allibita. Non so perché si comporti così con gli alleati. Dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con cui si dimostra molto più accondiscendente. Ma si deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai”.
Giorgia non è la prima leader strapazzata di brutto dall’incontinente della Casa Bianca: ci sono passati Merz, Starmer, Sanchez, la stessa Meloni. Le repliche erano sempre state pacate, miranti ad abbassare la tensione. Meloni ha deciso invece di rilanciare sfidando apertamente il presidente americano, accusato di andare a braccetto con i nemici dell’Occidente prendendosela con gli amici anziché i nemici. Frasi pesanti. La reazione della premier non è fatta solo di parole. Tajani cancella il previsto viaggio negli Usa. I ministri, da Crosetto in giù, offrono solidarietà piena e bersagliano il villano. Il capo dello Stato telefona alla premier e al termine del breve colloquio dirama un comunicato in cui esprime piena solidarietà. In parte è un atto dovuto ma trasforma la reazione del governo in presa di posizione offesa e adirata dello Stato e della Nazione. Su come e perché le cose siano potute trascendere così a poche ore di distanza dal vertice della pace si possono solo avanzare ipotesi. C’è chi immagina una manovra trumpiana per avvantaggiare Vannacci nella competizione a destra e fa notare che la telefonata della rottura è stata diffusa su La7, rete che più di ogni altra tiene il generale sotto i riflettori e di fatto lo spinge non certo per simpatia ma per far danno a Meloni. Tutto è possibile ma a dir poco molto macchinoso.
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Più probabilmente hanno inciso i meme del colloquio tra la premier e il presidente a Evian con cui i siti e i gruppi anti Trump hanno inondato i social negli Usa. Sono presi da un’angolazione che fa apparire la scena molto diversa da quella che si è vista in Italia, con Giorgia che punta l’indice contro un Trump che pare rimproverato e imbarazzato. Quanto il pel di carota dia importanza all’immagine e quanto sia permaloso lo sanno tutti. Che si sia adontato e abbia reagito con il suo noto e poco urbano stile è certamente plausibile. Probabilmente però se Trump ha scelto di essere così offensivo è perché non tollera che quelli che considera suoi sottoposti si ribellino e ha voluto chiarire che il rapporto non è affatto “immutato” come aveva sostenuto la premier italiana nonostante la controparte avesse le avesse pubblicamente rinfacciato l’averlo “lasciato solo”. Nessun dubbio invece sulla logica che ha ispirato la reazione dell’italiana. Una reazione era inevitabile e su questo lo stesso Mattarella non aveva avuto dubbi: non si poteva permettere che l’Italia fosse derisa e umiliata. Ma come dosare la risposta è stata una scelta tutta e solo della diretta interessata, che ha scelto di alzare il livello dello scontro con l’ex amico Trump come nessuno aveva fatto prima probabilmente per due motivi, entrambi di natura “pre-elettorale”. La premier deve scrollarsi di dosso l’aura di zelante gregaria di Trump, la cui popolarità in Italia è sotto zero. Ma deve anche dimostrare ai suoi elettori tentati da Vannacci che quanto a grinta lei ne ha da vendere a tutti, generali inclusi.
È probabile che sul piano della popolarità interna l’azzardo paghi, con una premier che è apparsa agguerrita e impavida. Sul piano dei rapporti internazionali le cose stanno diversamente. La diplomazia italiana aveva in effetti lavorato moltissimo per ricucire i rapporti con la Casa Bianca, quel che nel suo gergo Trump definisce “implorare una foto insieme”. La ricostituzione di una relazione positiva con Trump era importante per le diverse partite che Meloni sta giocando in Europa, prima fra tutte quella molto concreta sul bilancio europeo. La nuova rottura dovrebbe renderla più debole in quella trattativa. Sempre che i leader, i quali detestano Trump senza osare ammetterlo, non finiscano per apprezzare il muso duro ostentato ieri.