Dopo le dimissioni di Starmer
“Starmer sarà dimenticato in fretta, Labour in attesa di un messia”, parla Donald Sassoon
“Starmer sarà dimenticato in fretta. Burnham? Ha trasformato la sua poca esperienza in un vantaggio: è visto come uno dalle mani non troppo sporche. Non farà miracoli, ma neppure peggio del suo predecessore...”
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
L’uscita di scena di Keir Starmer. Il precario futuro del Labour Party. L’Unità ne discute con uno dei più autorevoli storici inglesi e della sinistra europea: il professor Donald Sassoon, allievo di Eric J. Hobsbawm, professore emerito di Storia europea comparata presso il Queen Mary College di Londra, autore di numerosi libri di successo.
Professor Sassoon, cosa raccontano le dimissioni da premier di Keir Starmer?
Raccontano tante cose. Un fallimento personale, l’esplicitazione di una crisi di identità oltreché di leadership del Labour, e raccontano anche di una progressiva, inesorabile instabilità del sistema politico inglese. Mi passi la battuta, che poi tanto battuta non è: questa volta noi inglesi battiamo voi italiani per numero di primi ministri, 7 negli ultimi dieci anni.
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Il prossimo primo ministro sarà Andrew Burnham (ex sindaco della Grande Manchester dal 2017 al 2026 e attualmente parlamentare alla Camera dei comuni per il Collegio di Makerfield in seguito alle elezioni suppletive del 18 giugno 2026, ndr).
Con Andy Burnham c’è quello che io chiamo il “complesso del Messia”…
Vale a dire?
Questo complesso non è il suo, ma dei seguaci del Labour Party che si aspettano che qualcuno risolva miracolosamente tutti i guai che investono il partito. Una volta era Tony Blair, poi c’è stato Gordon Brown, che però perse le elezioni, poi c’è stato Jeremy Corbyn che suscitò l’entusiasmo della sinistra del partito ma l’odio forsennato dele centro e della destra del Labour. Infine, abbiamo avuto Keir Starmer, che ha vinto con una maggioranza enorme dal punto di vista dei seggi ottenuti, ma in realtà ha avuto tanti voti quanto Corbyn nel 2019; il successo di Starmer, in termini di seggi, era dovuto essenzialmente dal fatto che i voti contro il Labour si divisero tra il partito di destra Reform Uk di Farage e il Partito conservatore. La maggioranza di Starmer è dovuta all’assurdità del sistema elettorale britannico. In due anni, malgrado questa maggioranza assoluta, Starmer e il suo governo non hanno fatto quasi nulla. Per di più, ha perso in maniera strafolgorante le elezioni locali, amministrative di due mesi fa. Ed è questo tracollo che ha scatenato lo scontro all’interno del terremotato Labour. E qui entra in gioco il nuovo “Messia”. Al di là delle sue capacità politiche e di una indubbia empatia personale, Burnham è stato scelto perché non impelagato nei giochi di potere interni al ceto politico-ministeriale laburista. Essendo stato fuori dalla mischia, in quanto sindaco della Grande Manchester negli ultimi nove anni, Andy Burnham ha trasformato un limite personale in un vantaggio, cioè ha trasformato la sua scarsissima esperienza politica in un credito da incassare, perché viene visto dagli iscritti ed elettori del Labour come qualcuno che non ha le mani troppo sporche, tant’è che ha stravinto le elezioni supplettive per la Camera dei comuni della settimana scorsa. E questo ha fatto sì che i 411 parlamentari laburisti che oggi sono terrorizzati dalla possibilità, tutt’altro che remota, di perdere il posto, si siano decisi a puntare su Burnham sperando che risolva tutti i loro problemi e anche quelli della Gran Bretagna. Dubito fortemente che possa compiere questo miracolo. Certo, a suo conforto sta il fatto che sarà difficile che possa fare peggio del suo predecessore al 10 di Downing Street.
Da storico e da scienziato della politica, le chiedo: cosa resterà di Keir Starmer come primo ministro del Regno Unito e del leader del vecchio e glorioso Labour Party?
Sarà qualcuno che verrà dimenticato molto in fretta, il più presto possibile. Cosa che non è successa a Tony Blair, che è stato il primo ministro del Labour che è durato di più, e non avrà la gloria di Clement Attlee, che fu primo ministro del Regno Unito dal 1945 al 1951, che ancora oggi venerato per avere fondato il Welfare state.