La lotta interna al Labour
Regno Unito, netta vittoria di Burnham nelle suppletive: il sindaco di Manchester ora può “sfrattare” Starmer
Esteri - di Carmine Di Niro
Una vittoria laburista che, potrà sembrare paradossale, mette ancora più a rischio la già fragilissima poltrona da primo ministro inglese di Keir Starmer. Quello che è attualmente il leader del Labour avrà accolto con evidente malessere la vittoria netta alle elezioni suppletive che si sono tenute giovedì a Makerfield, un collegio elettorale vicino a Manchester, di Andy Burnham.
Sindaco dell’area metropolitana di Manchester dal 2017, Burnham è infatti da tempo indicato come il possibile successore a Downing Street dello stesso Starmer: quest’ultimo è alle prese da mesi con un consenso in picchiata e travolto da una serie di scandali, in particolare quello legato alla nomina ad ambasciatore negli Stati Uniti di Peter Mandelson, influente politico dell’ala del Labour che fa riferimento ai centristi di Tony Blair che Starmer indicò personalmente nonostante le indicazioni contrarie dei servizi di sicurezza per i noti rapporti di Mandelson col finanziere pedofilo Jeffrey Epstein.
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A Makerfield Burnham ha vinto con una grande maggioranza: ha preso il 54 per cento dei voti, contro il 35 per cento di Reform UK, il partito di destra populista di Nigel Farage, e il 7% di Restore Britain, partito populista ancora più a destra fondato da Rupert Lowe, ex membro di Reform. La scelta di candidarsi a queste suppletive, col seggio lasciato libero dalle dimissioni avvenute a maggio di Josh Simons, stretto alleato di Burnham che aveva fatto un passo indietro proprio per consentire il ritorno al voto a Makerfield, è legata alle particolari regole della politica inglese: per candidarsi a leader di un partito il requisito è quello di sedere in Parlamento. A febbraio Burnham aveva individuato un seggio a cui ricandidarsi in parlamento, ma il comitato direttivo del partito glielo aveva impedito su pressione dello stesso Starmer, consapevole della popolarità di Burnham e dell’alto rischio di venire sfidato per la leadership del partito.
La situazione è stata dunque sbloccata dalle dimissioni di Simons e dalla vittoria giovedì di Burnham, che ora potrà ufficialmente sfidare Starmer per la leadership del Labour e tentare di dare una sterzata al partito, abbandonato dal suo elettorato più progressista perché scontento dalle politiche del governo che da tempo ormai inseguono l’opposizione di destra, in particolare sull’immigrazione e sui tagli al welfare.
Burnham, 56 anni, fa parte della corrente chiamata “soft left”, a metà tra quella più a sinistra del Labour e la fazione centrista di cui fa parte Starmer. È già stato ministro della Sanità nel biennio 2009-10, nell’ultimo governo dei Laburisti prima di quello attuale in carica dal 2024. Per due volte Burnham si è già candidato alle primarie del Labour, nel 2010 e 2015, ma entrambe le volte aveva perso e per questo nel 2017 si era candidato a sindaco della Greater Manchester venendo poi rieletto nel 2021. Questa volta però la sua sfida a Starmer parte coi favori dei pronostici, con larga parte dei parlamentari che hanno atteso la sua elezione per poter presentare una mozione di sfiducia nei confronti dell’attuale leader Starmer: quest’ultimo da mesi rifiuta ogni ipotesi di dimissioni e ha rilanciato sottolineando che non si tirerà indietro in un eventuale confronto con Burnham.