Addio Downing Street

Starmer si dimette, il primo ministro britannico lascia travolto da scandali e impopolarità: per la successione favorito Burnham

Esteri - di Carmine Di Niro

22 Giugno 2026 alle 11:28

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Starmer si dimette, il primo ministro britannico lascia travolto da scandali e impopolarità: per la successione favorito Burnham

Ha resistito un weekend ma, trovatosi di fronte un coro di richieste unanimi, ovvero fare un passo indietro, ha scelto di dimettersi. A due anni scarsi dalla vittoria alle elezioni politiche del luglio 2024, il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato questa mattina con un breve discorso pronunciato davanti la residenza di Downing Street le sue dimissioni da leader del Labour e da primo ministro. “Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal voler mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista”, ha dichiarato Starmer intervenendo davanti a Dowing Street. “Ho parlato con Sua Maestà il Re questa mattina per informarlo della mia decisione. La domanda che il mio partito si pone ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali. Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e la accetto con serenità”, ha aggiunto il premier uscente.

Nel suo discorso il finale toccante è rivolto alla moglie Victoria, che ha definito la sua “roccia”. Starmer, visibilmente emozionato, ha detto che “quando lascerò l’incarico più importante del Paese, dedicherò più tempo al lavoro più importante: essere il miglior marito possibile per la mia fantastica moglie Vic, che è stata una roccia al mio fianco nei momenti belli e in quelli brutti, ed essere il miglior padre possibile per i miei splendidi figli, che sono il mio orgoglio e la mia gioia”.

Una crisi politica lunghissima quella che ha affrontato il 63enne Starmer in questi due anni di governo a Londra. Un governo travolto praticamente da subito dalle critiche per un andamento insoddisfacente e che ha avuto riflesso su una impopolarità da record per Starmer. Labour che col passare dei mesi è stato abbandonato dal suo stesso elettorato, critico per la gestione di questioni chiave come l’economia, il welfare o l’immigrazione, tutti temi su cui Starmer ha inseguito la destra in ascesa di Nigel Farage e del suo Reform UK in testa nei sondaggi. Ma a dare il colpo del KO ad un già fragile Starmer è stato certamente il caso legato alla nomina ad ambasciatore negli Stati Uniti di Peter Mandelson, influente politico dell’ala del Labour che fa riferimento ai centristi di Tony Blair che Starmer indicò personalmente a Washington nonostante le indicazioni contrarie dei servizi di sicurezza per i noti rapporti di Mandelson col finanziere pedofilo Jeffrey Epstein.

Larga parte del Labour da mesi minacciava di togliere il sostegno a Starmer con una mozione di sfiducia, sempre rinviata in attesa di potersi schierare attorno ad un candidato forte. Il nome è arrivato la settimana scorsa dalle elezioni suppletive nel collegio di Makerfield, dove ha trionfato il popolare sindaco della Greater Manchester Andy Burnham. Il “King of the North, come viene soprannominato il 56enne Burnham, per sfidare Starmer nella leadership del Labour aveva bisogno come requisito di sedere in Parlamento. A febbraio Burnham aveva individuato un seggio a cui ricandidarsi in Parlamento, ma il comitato direttivo del partito glielo aveva impedito su pressione dello stesso Starmer, consapevole della popolarità di Burnham e dell’alto rischio di venire sfidato per la leadership del partito. La situazione era stata sbloccata dalle dimissioni avvenute a maggio di Josh Simons, stretto alleato di Burnham che aveva fatto un passo indietro proprio per consentire il ritorno al voto nel collegio di Makerfield, vinto facilmente dal sindaco di Manchester.

Di fronte ad un “accerchiamento” da parte dei suoi rivali interni e ad una sfiducia di enormi proporzioni numeriche da parte dei deputati eletti, Starmer venerdì aveva provato a resistere sostenendo la volontà di partecipare a qualsiasi elezione interna per la leadership del partito o in alternativa di voler offrire un posto da ministro a Burnham: infine la decisione maturata nel weekend di fare un passo indietro e dimettersi. Ora si apre dunque la partita della successione, con Burnham che parte come ovvio favorito: le candidature, come riferito da Starmer, potranno essere presentate dal 9 al 16 luglio. Il premier uscente ha spiegato di aver chiesto al Comitato Esecutivo Nazionale del partito di definire un calendario per la corsa alla leadership, agenda che permetterà la presenza del successore di Starmer alla guida del Labour entro la ripresa dei lavori parlamentari a settembre. Lo sfidante più accreditato di Burnham è Wes Streeting, l’ex ministro della Salute che si era dimesso a maggio proprio con l’intenzione di candidarsi a sostituire Starmer, ma che potrebbe desistere se Burnham gli offrisse un ruolo importante nel suo governo.

22 Giugno 2026

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