"Rischio guerra totale in Medioriente"

Guerra in Iran senza fine: pace annunciata 38 volte, ma Trump annuncia altre bombe

Il tycoon che aveva ripetutamente data per fatta l’intesa con l’Iran cambia tono e minaccia: “Teheran ci ha messo troppo tempo a negoziare, ne pagherà le conseguenze”. Parole che arrivano dopo una notte di fuoco. Attacchi alle basi in Giordania e Bahrein

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

11 Giugno 2026 alle 17:30

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AP Photo/Julia Demaree Nikhinson

Associate Press/ LaPresse
AP Photo/Julia Demaree Nikhinson Associate Press/ LaPresse

Dopo aver dichiarato per 38 volte (conteggio Cnn) che l’accordo con l’Iran era cosa fatta, Donald Trump ricambia tono e proclama: “Il bullo del Medio Oriente è morto. Ci hanno messo troppo tempo per negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora ne pagheranno le conseguenze”. Così il tycoon in un post su Truth Social dopo i nuovi attacchi reciproci con l’Iran che hanno fatto seguito all’abbattimento di un elicottero Apache sullo Stretto di Hormuz.

«L’esercito iraniano è un disastro totale e completo. Gran parte di esso, come la Marina e l’Aeronautica, non esiste nemmeno più: sono stati completamente sconfitti. L’Iran è tutto chiacchiere e niente fatti», ha aggiunto Trump. Il blocco americano in Iran è «efficace, è il blocco di maggior successo nella storia navale. Nulla passa se non lo vogliamo. È un muro di acciaio. I media però rifiutano di dirlo», proclama il tycoon, sempre sul suo social, sottolineando che grazie al blocco «l’Iran non sta facendo alcun affare, non paga i militari né le bollette e si sta rapidamente trasformando in uno stato fallito! Sia lodato Allah». Le dichiarazioni arrivano dopo una notte di fuoco. La missione del Pentagono è durata circa 4 ore. Intorno alla mezzanotte, ora italiana, il Centcom, il Comando centrale americano, ha annunciato di avere dato il via alle 23 (ora italiana) ad «attacchi di autodifesa contro l’Iran» su richiesta di Trump, come «risposta proporzionata all’ingiustificata aggressione iraniana». E alle 3:00 (sempre ora italiana) è arrivata la comunicazione che l’operazione era finita. Almeno tre le ondate di bombardamenti concentrati su una ventina di obiettivi nella zona di Hormuz. Colpite a più riprese basi navali a Sirik e Jask, difese aeree a Bandar Abbas e batterie missilistiche a Qeshm, nel sud dell’Iran. Le forze del Centcom «hanno colpito le difese aeree iraniane, le stazioni di controllo a terra e i siti radar di sorveglianza vicino allo Stretto di Hormuz con munizioni di precisione lanciate dai caccia dell’Aeronautica militare e della Marina degli Stati Uniti», ha spiegato il Pentagono.

Secondo Teheran però sono stati centrati anche obiettivi civili, come due grandi serbatoi che fornivano acqua potabile al distretto di Bamani e alla città di Kuhestak. Ma visto che si è fatto 38 vai col 39 e perché no a 40 dichiarazioni di accordi imminenti. «A seguito di consultazioni con gli Stati Uniti, i negoziatori del Qatar si sono recati a Teheran questa mattina per incontrare gli iraniani nel tentativo di colmare le divergenze rimanenti» e finalizzare un accordo fra Usa e Iran. Lo riferisce la Cnn, citando una fonte diplomatica. Le trattative fra Stati Uniti e Iran continuano, Trump continuerà a esercitare la massima pressione per concludere l’accordo con Teheran. Lo riferisce Fox citando un funzionario della Casa Bianca. La “guerra” degli annunci, minacce, proclami, accompagna e a volte anticipa quella combattuta. «Le nostre potenti Forze Armate non lasceranno senza risposta alcun attacco o minaccia», aveva avvertito su X nella notte il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, rivolgendosi agli Usa: «lasciate la nostra regione se volete essere al sicuro. La storia del Golfo Persico ha molti capitoli sulle tristi sorti degli intrusi stranieri». Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno annunciato che le loro Forze aerospaziali di Teheran hanno lanciato missili a lungo raggio a propellente solido contro una base aerea in Giordania, che ospita personale militare degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato nel comunicato ripreso da «Al Jazeera», i missili dei pasdaran hanno colpito e distrutto quattro obiettivi nella base, tra cui gli hangar dei caccia Usa F-35 e un centro di comando e controllo.

Attacco e contrattacco

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver condotto un attacco con droni contro il quartier generale della Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti in Bahrein, in risposta a quelle che hanno definito “recenti azioni ostili” da parte degli Stati Uniti. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa Tasnim, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha affermato: “In risposta all’azione ostile del nemico, i combattenti della Marina delle Guardie Rivoluzionarie hanno attaccato la Quinta Flotta in Bahrein con dei droni alle 2:30 del mattino”. La Repubblica Islamica prende di mira deliberatamente i civili con missili e droni. A denunciarlo è il comando generale delle Forze di difesa del Bahrein (Bdf) affermando che il governo iraniano ha continuato il suo “approccio ostile” e ha preso di mira “deliberatamente” i civili del Paese con missili e droni. Nei giorni precedenti a denunciarlo erano stati il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti. La debacle in Iran sta trasformando Donald Trump in Jimmy Carter. Teheran è infatti l’unica cosa che due presidenti così distanti fra di loro hanno in comune. Lo riporta il Financial Times, ricordando come la crisi degli ostaggi ha definito la presidenza Carter così come i teocrati iraniani stanno definendo quella di Trump. Il presidente potrebbe ancora scappare alla trappola Iran in tre mosse: Trump potrebbe infatti dimostrare di avere il veto su Israele minacciandolo di fermare gli aiuti militari, potrebbe schierare nelle trattative un livello di competenza pari a quello iraniano per discutere i dettagli finché necessario, e potrebbe comunicare in modo coerente. “Ma gli manca la pazienza”, osserva il Financial Times.  Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha messo in guardia contro il ritorno ad una “guerra totale” in Medio Oriente.Non dobbiamo sottovalutare il rischio che un incendio di minore entità si trasformi in un incendio generalizzato, o, in altre parole, in una guerra totale”, ha detto Guterres durante una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Guerra totale che Israele sta praticando, contro l’Iran, in Libano, a Gaza. Almeno sei persone sono rimaste uccise negli attacchi israeliani contro la città di Tayr Debba, nel distretto di Tiro, nel su del Libano. Lo riporta l’agenzia di protezione civile libanese, ripresa da Al Jazeera. I media libanesi hanno riferito di due morti in un attacco israeliano su Sidone, nel sud del Libano. Un «drone nemico» ha preso di mira un’auto, «causando la morte di due persone che si trovavano al suo interno e provocando un vasto incendio che si è propagato a diverse auto parcheggiate nella zona», ha riferito l’agenzia di stampa nazionale Nna. Sidone si trova a circa 50 chilometri dal confine con Israele e gli attacchi dell’Idf nella zona sono stati relativamente rari negli ultimi mesi. Il bilancio delle vittime dal 2 marzo, giorno dell’entrata in vigore del mai rispettato cessate il fuoco nel Paese dei Cedri, è salito ad oltre 1700. Gli sfollati dal sud del Libano hanno superato il milione, 450mila hanno cercato riparo in Siria.

Dal Paese dei Cedri a Gaza

Nelle ultime 24 ore, nella Striscia si sono registrati tre morti e cinque feriti, secondo quanto comunicato dal Ministero della Salute di Gaza. Secondo il ministero, un corpo è stato recuperato dalle macerie e due persone sono morte a causa di ferite riportate in precedenza. Lo riporta Haaretz. Secondo i dati del ministero, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco l’11 ottobre, si contano 981 morti, 3.104 feriti e 783 corpi recuperati. Dall’inizio della guerra, il ministero ha riportato un bilancio di 72.991 morti e 173.212 feriti. Morti, feriti, distruzione, sfollamenti di massa e occupazione di territori. La “pax israeliana”.

11 Giugno 2026

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