Israele-Libano-Iran
Trump ferma Netanyahu, telefonata di fuoco per fermare i raid in Libano: la Casa Bianca vuole riprendere i negoziati con l’Iran
Telefonata furiosa del tycoon. Il quale (ed è la prima volta per un presidente americano) ammette di avere trattato anche con Hezbollah
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Alla fine, il tycoon ha “sbroccato”. Della serie quando è troppo è troppo. La furia verso il “sabotatore di Tel Aviv” è incontenibile. Sintetizzabile in quel poco diplomatico: “Ma che cazzo stai facendo?”. Definire di fuoco la telefonata intercorsa tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu, è un eufemismo. L’antefatto: lunedì mattina l’Iran ha annunciato l’abbandono dei negoziati con gli Stati Uniti perché Israele stava allargando a dismisura l’invasione del Libano. A quel punto è esplosa la furia di Trump sull’amico Bibi. A rivelare lo scontro è Barak Ravid, giornalista israeliano che lavora per il sito americano Axios: in questi mesi si è imposto come numero 1 al mondo sulle guerre mediorientali. Cita due funzionari Usa e una terza fonte, secondo cui Donald ha accusato Bibi di ingratitudine e di avere condotto Israele all’isolamento.
«Senza di me saresti in galera» Le frasi attribuite a Trump sono queste, e per comprendere appieno la rabbia di The Donald non va edulcorato il linguaggio usato: «Sei completamente fuori di testa. Se non fosse per me, saresti in galera. Ti sto salvando il culo. Adesso tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per colpa di questa storia». Un’altra fonte aggiunge che Trump era «furioso» e che a un certo punto ha urlato a Netanyahu: «Ma che cazzo stai facendo?». Sempre secondo una delle fonti di Axios, «Trump era preoccupato dal fatto che Israele avesse ucciso così tanti civili in Libano e si è opposto alla decisione degli israeliani di abbattere edifici per eliminare un solo comandante di Hezbollah». Secondo Axios, il premier israeliano è uscito «schiacciato» dalla telefonata con Trump. «Bibi ha detto: “Ok, ok, assicurati solo che tutto sia sistemato”». «Ora tutto ok» . Sul suo social Truth, naturalmente, Trump non ha raccontato lo scambio con Netanyahu in questi termini, definendo quella col premier israeliano «una telefonata molto produttiva» e aggiungendo che «non ci saranno truppe che vanno a Beirut, e quelle che stavano andando sono già tornate indietro». Per non esporsi alle critiche di aver fatto pressione solo sul miglior alleato degli Usa, ha aggiunto: «Allo stesso modo, ho avuto una buona chiamata con Hezbollah e hanno concordato che tutti i bombardamenti si fermeranno – Israele non li attaccherà, e loro non attaccheranno». Nessun presidente americano aveva mai riconosciuto pubblicamente di aver avuto contatti con il Partito di Dio.
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Il tycoon si ridice ottimista sul raggiungimento di una intesa con l’Iran. L’accordo per l’estensione della tregua e la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe avvenire nel corso della “prossima settimana”, pronostica Trump in un’intervista ad Abc sottolineando che un accordo di pace potrebbe essere migliore di una vittoria militare. “Sembra mettersi bene”, ha aggiunto. Ma i segnali che giungono da Teheran non confermano l’ottimismo del tycoon. Scambio di messaggi tra l’Iran e gli Stati Uniti è interrotto da “diversi giorni”, secondo una fonte informata sulla questione citata da Fars, agenzia iraniana ritenuta vicina alle guardie della rivoluzione. “Una fonte informata afferma che lo scambio di messaggi tra Iran e Stati Uniti, finalizzato al raggiungimento di un primo memorandum d’intesa tra Teheran e Washington, è stato interrotto da almeno diversi giorni”, riferisce Fars, aggiungendo che “questa fonte informata ha chiarito che l’ultimo messaggio inviato dalla Repubblica Islamica dell’Iran a Washington riguardava esplicitamente il Libano”. Un messaggio che sembra aver sortito un qualche effetto. L’Iran ha indotto Trump a «salvare Hezbollah. Minacciando le trattative, il regime ha spinto gli Stati Uniti a legare le mani a Israele». Lo afferma il board editoriale del Wall Street Journal, sottolineando che intervenendo con Israele e Hezbollah il presidente «ha scelto di evitare l’escalation e continuare il dialogo». Se Trump «non invierà un messaggio diverso, sarà difficile indurre il regime a rispettare un accordo a prescindere dalle promesse di Teheran».
Quanto a Netanyahu, strigliato, insultato dal suo (ex) sodale della Casa Bianca, incassa il colpo ma non disarma. E in Libano si continua a morire. Sono almeno otto le persone morte a seguito degli attacchi israeliani nel Libano meridionale. Lo riporta l’agenzia di stampa statale Nna, aggiungendo che nella città di Jebchit, due siriani sono stati uccisi in un attacco al vivaio dove lavoravano. Droni hanno inoltre colpito una motocicletta a Toul e un’auto ad Ansar, uccidendo due persone. L’agenzia ha riferito che il bilancio delle vittime dell’attacco di ieri all’ospedale Jabal Amel di Tiro è salito a quattro morti e 50 feriti. L’ospedale ha subito danni ingenti ai reparti, al parcheggio e agli edifici circostanti. La Nna ha definito il bilancio «preliminare». Aerei da guerra israeliani hanno colpito anche il centro di protezione civile libanese sulla strada per Masil, nella città di Kfarsir, e il quartiere di Kassar al-Zaatar, nella città di Nabatieh, è stato oggetto di un raid aereo. Nel raid aereo su Marwaniyé, nel distretto di Saida, nel Libano meridionale, dove hanno perso la vita sei membri della stessa famiglia, tra le vittime ci sarebbero anche tre bambini.