Le grane di Trump

La Camera Usa vota la risoluzione per il ritiro dalla guerra contro l’Iran: dissensi tra i Repubblicani, Trump pronto al veto

Esteri - di Redazione

4 Giugno 2026 alle 11:39

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La Camera Usa vota la risoluzione per il ritiro dalla guerra contro l’Iran: dissensi tra i Repubblicani, Trump pronto al veto

La maggioranza Repubblicana alla Camera degli Stati Uniti scricchiola a pochi mesi dalle elezioni di midterm previste a novembre e manda un segnale a Donald Trump. Mercoledì l’Aula ha votato una risoluzione per imporre al presidente di ritirare i militari statunitensi dalla guerra con l’Iran o di ottenere l’approvazione del Congresso per continuare il conflitto giunto ormai al quarto mese, anche se da tempo a “bassa intensità” e in una fase di stallo con negoziati che ad oggi non hanno portato a risultati concreti per terminare la guerra.

La risoluzione è passata grazie al voto compatto di tutti i deputati del Partito Democratico e di quattro esponenti Repubblicani, che hanno votato in dissenso dal partito: il voto finale ha visto 215 favorevoli alla risoluzione e 208 contrari. Si tratta di un chiaro segnale che la contrarietà al conflitto nel Golfo Persico sta montando anche nel partito, dove Trump imprime una presa fortissima: anche il Senato aveva già approvato una risoluzione simile il mese scorso con un voto procedurale.

La risoluzione approvata alla Camera passerò ora al Senato ma, anche se dovesse essere approvata da entrambi i rami del Congresso, non costringerebbe automaticamente Trump a ritirare le truppe: il presidente ha più volte manifestato l’intenzione di contrastare qualsiasi tentativo “incostituzionale” del Congresso di limitare i suoi poteri di guerra grazie al suo potere di veto su simili provvedimenti.

La legge statunitense, va ricordato, prevede che un presidente possa fare una guerra senza coinvolgere il Congresso al massimo per 60 giorni. Quella scatenata in Irana col coinvolgimento nei raid dell’alleato israeliano è iniziata ufficialmente il 2 marzo e dunque avrebbe dovuto ottenere l’autorizzazione entro il primo maggio. Autorizzazione mai ottenuta perché lo stesso Trump ha sostanzialmente aggirato la legge con una lettera al Congresso in cui ha sostenuto che il cessate il fuoco con Teheran, entrato in vigore ad aprile, ha sostanzialmente congelato il decorrere dei giorni e che quindi il voto del Congresso non è necessario.

Un voto che arriva mentre sul fronte diplomatico sull’asse Washington-Teheran non si fanno registrare particolari passi in avanti nelle trattative. I due punti chiave di ogni ipotesi di accordo restano la liberazione dello stretto di Hormuz al traffico marittimo e la fine del programma nucleare iraniano.

di: Redazione - 4 Giugno 2026

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